Donne in vista

Quando donna vuol dire coraggio: la straordinaria giornalista Tina Merlin

Alcune volte mi sono chiesta se questo nostro lavoro “Le donne visibili” avesse una sua ragion di esistere. Tante volte mi sono detta che ci sono tanti blog, molto simili e che questo, tra i tanti, forse, non interessera’ molto.
Questa sera ho tovato la risposta che mi ha fatto prendere coscienza del perche’ alcune sere stanca e con poca voglia mi sieda a scrivere intorno a argomenti a cui credo molto.
06_49_are_f1_1078_aIn questi giorni ricorre il cinquantesimo anniversario dell’immenso disastro del Vajont, la diga mostruosa costruita ai piedi del monte Toc che a sua volta ai suoi piedi, inginocchiato verrebbe da dire, aveva il paese di Longarone, che verra’ completamente spazzato via insieme a 1910 persone, la sera del 9 ottobre 1963.
E’ una donna straordinaria in tutti i sensi, con un coraggio leonino, quella che per molto tempo denuncia inascolatata la pericolosita’ della diga. Si chiama Tina Merlin e purtoppo paga molte volte il fatto di essere una donna.
Guardo le sue foto e riconosco nelle sue fattezze le mie due nonne. Lei e’ trentina, nata a Trichiana, le mie nonne sono una friulana e l’altra istriana. Riconosco nelle sue foto, i loro visi, donne forti, che vengono da terre dure, che hanno richiesto tantissimo lavoro per poter sopravvivere in quei luoghi. Riconosco i tratti marcati, quel sorriso aperto, con grandi denti che non tradiscono personalita’ languide ma decisione, condapevolezza e una dignita’ infinita. Queste terre che fanno parte dell’Italia del Nord hanno molte similitudini e per anni non hanno regalato nulla a chi le abitava.
Nelle sue interviste riconosco l’essere di poche parole delle mie nonne, nelle cose essenziali. Quella necessita’ di andare subito al punto, di non girare intorno al problema, perche’ plasmate da una vita che era stata alcune volte quasi crudele, nella loro infanzia.
Tina Merlin sara’ partigiana e poi una giornalista che scriveva per l’Unita’, il giornale ai tempi comunista.
Denuncia con una chiarezza incredibile che la diga e’ un pericolo e tutti i suoi dati si basano su ricerche fatte ma sopratutto dall’ascolto paziente di tutti i contadini del luogo, che sapevano che quel terreno era franoso, checche’ ne dicesse uno dei geologi della ditta che costruisce la diga. Viene denunciata con l’accusa di turbare la quiete e l’ordine pubblico, promulgando notizie false.

Lei continua imperterrita a fare il suo lavoro, nel frattempo verra’ assolta dall’accusa.
Dopo la strage, viene intervistata dalla televisione francese. In modo vergognoso la sua intervista semplice, efficace, cristallina sulle responsabilita’ del disastro, viene occultata perche’ getterebbe discredito sul governo italiano.
Senza amici potenti e mi verrebbe da dire senza Internet, l’intervista sparita viene ripescata dalla “Storia siamo noi” di Minoli. Anche loro riescono ad averla ma non senza difficolta’. Questa storia e’ un vero disonore italiano, con una protagonista eccezionale che con coraggio tenta di difendere la sua gente e il suo territorio.
Nella sua intervista per la televisione francese c’e’ solo dolore e lucidita’, non c’e’ nessuna traccia di protagonismo ma solo la capacita’ di una grande giornalista che spiega fatti.
Viene non dimenticata ma sicuramente non messa in luce come merita; io l’ho ritrovata perche’ la sensibilita’ che “Le donne visibili” hanno contribuito a creare, hanno fatto si che la mia attenzione subito andasse a quel nome, citato velocemente tra i servizi dei nostri telegiornali.
Pensate che scrivera’ un libro, che cerchero’ sicuramente, intitolato “Sulla pelle viva”, su questa tragedia. Nel 1963 tenta di pubbblicarlo ma tutti lo rifiutano, la verita’ e’ troppo scottante. Il libro vedra’ la luce solo nel 1983.
Ecco, io rendo onore a questa grande donna, tramite questo sito e se anche fosse servito a farla scoprire solo ad un’altra persona, tutto questo avra’ una sua utilita’ e per me un suo senso.

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