Esperienze

La guastafeste

Scrivo a voi colleghe e lettrici per chiedervi un parere: cosa avreste fatto al mio posto?

Ieri sera a lezione di tedesco, alle scuole civiche di Lipsia, livello intermedio-avanzato, l’insegnante ci divide in due gruppi: uomini da una parte e donne dall’altra. Siccome siamo in tanti, ogni gruppo si divide in due gruppetti più piccoli. Ad ogni gruppetto l’insegnante consegna un cartellone. Ci dice: “oggi parliamo di uomini e donne! Le donne devono scrivere quali idee sono associate all’uomo e gli uomini le parole sono associate alle donne. Ad esempio: colori, professioni, azioni, hobby, dopo ne discuteremo insieme”.

Mi sono sentita subito in imbarazzo, spontaneamente. Ho subito capito che io quell’esercizio non lo avrei potuto fare. No, meglio, che quell’esercizio non l’avrei dovuto fare perché era sbagliato, inappropriato, in due parole: sessista e discriminatorio.

L’insegnante ci stava chiedendo di scrivere che blu, potere, automobili, presidente, politica sono idee associate agli uomini, e gioielli, bellezza, figli, capelli lunghi sono associati alle donne (riporto cose che altri studenti hanno scritto sui loro cartelloni).

“Prendila come un gioco,” dice qualcuno, “Scrivi quelli che sono i cliché,” dice l’insegnante. Le ripeto gentilmente che ho capito l’esercizio, anzi, ho anche letto il capitolo del libro prima di venire in classe e già lo avevo trovato offensivo. Perché anche se la prendessi come uno scherzo, se partecipassi contribuirei a perpetuare questi stereotipi e tacitamente accetterei che queste discussioni sono accettabili. E non lo sono mai.

Non vedete il problema? Pensate che ci avesse detto di dividerci fra bianchi e neri, cristiani e musulmani, e ci avesse detto, “bene, ora voi scrivete le idee associate ai neri/musulmani!”
Sarebbe stato considerato da molti un esercizio razzista che non ha assolutamente posto in una scuola pubblica finanziata dalla città. Ma quando si parla di ridurre uomini e donne a stereotipi, il discorso cambia, allora la discriminazione è solo uno scherzo.

Non sono stata l’unica a sentirmi in imbarazzo. Alla fine in nostro gruppo non ha consegnato nessun foglio, ed il gruppo di uomini di fronte a noi ha scritto “ruoli socialmente imposti alle donne” sul proprio per distanziarsi.

Ovviamente però, per tutta la lezione (3 ore!) gli occhi erano puntati su di me. Ho pensato di andarmene, perché ero veramente a disagio, continuavo a dire: “Non voglio rovinare la sua lezione, ma non posso partecipare, è sbagliato”. Intanto mi si chiudeva lo stomaco. Sentivo quella specie di calore in petto e sulle guance, di quando sai che gli altri pensano: “ma perché questa guastafeste è toccata a noi?” Ma anche di quando sai che non hai scelta, che hai una responsabilità, anche nei confronti di chi ti guarda storto.

“E cosa faresti”, mi dice l’insegnante un po’ scocciata, “se ti capitasse questo argomento all’esame?”. Protesterò e chiederò che venga cambiato. Ed eliminato dalla prova d’esame in generale.
Non si preoccupi, ci sono cose nella vita più importanti dei diplomi di tedesco. 

G., un mio compagno di corso a fine lezione mi si è avvicinato e mi ha detto: “Adesso ho capito, non avrei dovuto partecipare neanche io, ma se tu non l’avessi detto non me ne sarei reso conto”.

Talvolta sentirsi a disagio serve, no?

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5 thoughts on “La guastafeste

  1. Direi proprio di sì! Ma il ruolo della “guastafeste” è necessario e purtroppo, se vogliamo, quasi un “piccolo martirio obbligato” per iniziare a cambiare un poco la realtà che viviamo! Brava Gaia!

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  2. Non posso che condividere….essere una guastafeste spesso, per non dire sempre, è spiacevole ma necessario per iniziare a cambiare le cose…e dare coraggio anche a ad altri…

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    • Sì infatti! Non si può sempre lasciar correre, lasciar perdere! E’ ora di puntualizzare – e chiaramente questo non è piacevole né per la donna che si fa sentire, né per chi la deve stare a sentire 🙂

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