Esperienze

Quante altre sfide per le donne?

Avrei voluto scrivere di molti altri argomenti, che stanno nella mia testa e ogni giorno trovano ispirazione da una realtà non sempre positiva ma indubbiamente interessante e piena di sfide. Da Natale ad ora almeno ogni settimana un articolo da postare sul blog si faceva spazio nei miei pensieri salvo poi soffrire la mancanza cronica di tempo per poterlo scrivere. Così ogni tanto mi invio un email per non dimenticare le mille idee, buttando giù tre righe per ricordare un argomento. L’argomento di questo pezzo dovevo riguardare le donne e la loro capacita’ di “prendersi cura degli altri” ma poi oggi e’ successo qualcosa che ha bisogno di essere detto e di essere discusso, anche con il vostro aiuto perché mi ha lasciato piena di dubbi, ansie e timore.
Abitiamo in una zona di Lipsia molto bella, forse una delle più eleganti. Quando siamo arrivati dopo tanto cercare abbiamo avuto la fortuna di trovare questo appartamento che ho amato subito, a un prezzo molto ragionevole. Tra tre mesi ci trasferiremo in una nuova casa e così ora il “nostro nido” e’ stato rimesso sul mercato.
Questa sera abbiamo avuto la prima visita per cercare un nuovo inquilino. L’agenzia ci dice che arriverà un medico a visitare la casa con la moglie. Non ci stupisce, in questo condominio vivono abbastanza medici da mettere in piedi una piccola clinica.
Arriva un giovane dottore, bella presenza con la moglie e due bambini piccoli. La moglie indossa il velo, cosa che ormai e’ normale. Quando mio marito si avvicina per porgere la mano alla signora il giovane medico le dice di non farlo, lui e’ musulmano tradizionalista, quindi non si può parlare con la moglie, tantomeno darle la mano e la signora può parlare solo se il marito lo consente.
La moglie non parla per tutta la durata della visita.
Io sono esterrefatta e con il mio carattere impetuoso decido di rivolgermi solo a lei quando do spiegazioni sulla casa.
Porta il velo, un lungo abito e un lungo cappotto (fino ai piedi).
Rimango così stupita, non mi era mai capitato. Altri nostri vicini di casa sono una famiglia che proviene dal Marocco ma sono “più moderni” di me e mio marito.
Sono anni che viaggio per l’Europa e mi sono sempre imposta la necessita’ di adattarmi ai costumi del paese dove mi sono trovata, chiedendo si rispetto per me ma sopratutto rispettando la loro cultura, sono io che arrivo ospite e devo capire e adattarmi!
Quando a Copenaghen era obbligatorio essere nudi nella doccia comune perché ci si deve lavare prima di entrare in acqua con il sapone e non dopo, mi sono adattata, ho cercato di capire il perché e ho fatto quello che mi veniva richiesto.
Ora mi trovo di fronte a questo e fatico molto ad accettare il tutto.
Proprio poco tempo fa tra amiche nasce una discussione circa la necessita’ di una moschea a Gohlis (il mio attuale quartiere) e mi scopro molto dubbiosa circa la necessita’ di farlo ora; avanzo perplessità circa il fatto che sia questo il vero bisogno di una realtà come Lipsia, che e’ bellissima e in piena espansione ma ha ancora quartieri con grosse sofferenze sociali.
Mi chiedo se prima di prima di creare questa nuova realtà con tutte le sfide che comporta non ci si debba occupare di risolvere altre problematiche.
Dopo questa serata i miei dubbi sono ancora maggiori. Si dice che l’integrazione e’ necessaria e la diversità porta ricchezza.
Sì, può essere in certe situazioni, ma per far nascere  un fiore ci vuole terra e acqua, cioè per creare energie nuova ci deve essere altra energia che scorre da ambo le parti. E non sono sicura che in certe situazioni sia così. La mia amica favoleggia di donne arabe matematiche e architette con cui avere scambi culturali nella moschea. Vi assicuro che questa sera il clima non era certo questo, fatto di scambi culturali aperti e arricchenti.
Credo che l’Europa debba interrogarsi sulla sua storia e sulle sue radici, cosciente di se stessa e a quel punto lo scambio culturale puo’ avvenire, sulla base di un rispetto e di un riconoscimento reciproco. Il problema e’ a mio parere una grossa sfida proprio per le donne. Questa sera ero a casa con le mie tre figlie e la mia ansia e’ per loro. Stiamo cercando un nostro posto al sole come donne con grande fatica, si discute di quote rosa, di potere femminile e della necessita’ di trovare nuove strade per conciliare vita lavorativa di successo e vita familiare, del dato di fatto acquisito di poter avere una vita sessuale soddisfacente e libera da condizionamenti. Trovarsi questa sera di fronte a questa realtà così vicino alla mia famiglia fa nascer molti dubbi.
Penso alle mi figlie, Rebecca vive in costume da bagno, e’ una tuffatrice, Selina e’ una ballerina classica, vive con un piccolo body bianco e calze lunghe, la piccola Aurora e sulla stessa lunghezza d’onda, passione e gioia di vivere sono le sue parole d’ordine, sono libere di esprimere se stesse e di godere del proprio corpo con grande libertà. Studiano tanto e le spingiamo a vivere i propri sogni, perseguendoli in modo responsabile unito alla necessita’ di studiare duramente. Fatico  molto a trovare una integrazione tra queste due realtà e mi spaventa molto il rischio che si possa tornare “indietro” sotto l’influenza di una cultura che non ci appartiene ma che in parte comincia a circondarci.
Pensate che le mie paure siano infondate? Qual e’ il vostro punto di vista di questo fatto?
Ritenete che due culture così diverse, direi opposte come quella integralista musulmana e il nostro nuovo modo di vivere l’ essere donne possano trovare un punto di incontro?
Vi chiedo solo una cortesia, non discutiamo solo in modo filosofico ma partiamo dalla possibilità di trovare l’incontro nei fatti concreti! Lancio la mia sfida e vi chiedo un aiuto, ho bisogno del vostro punto di vista. I miei timori vi sembrano fuori luogo?

Annunci

4 thoughts on “Quante altre sfide per le donne?

  1. Dunque cerchero’ di essere concisa e breve.
    Non ci sono problemi nell’aderire al principio di libertà di culto, quando questa adesione rispetta la sfera privata dell’individuo, ovvero non prende il sopravvento nella vita pubblica.
    Questo è il principio della laicità detta “alla francese”(sono italiana residente a Parigi da piu’ di 16 anni), che tra l’altro prevede che i simboli religiosi quali burka, velo musulmano, crocefisso, o altro simbolo apertamente religioso sia presente o portato in classe dagli studenti, perchè cio’ è ritenuto anti-pedagogico.
    Prevede anche per esempio che la donna alla guida non possa nascondere tratti riconoscibili per legge, secondo i principi della carta di identità e della patente.
    Il problema non è “essere musulmano” e se i musulmani sono centinaia di migliaia hanno pur diritto a raccogliersi in preghiera in istituzioni religiose che ne soddisfino i loro bisogni, né piu’ né meno della presenza delle chiese cattoliche o delle sinagoghe…
    Il problema ben riconosciuto e regolato in Francia è la deriva comunitarista : la tensione sociale che crea un comportamento contro regole volute da una democrazia eletta attivamente dai suoi cittadini per una civile convivenza.
    Nel tuo specifico caso, l’episodio come lo racconti mi indigna : avrei gentilmente spiegato all’avventore che non condivido affatto il suo atteggiamento religioso, e che non era il caso mi obbligasse ad assistere o a giudicarlo. A lui di immaginare come : ma alla prima battuta se mi fossi rivolta alla moglie e lei non mi avesse risposto, avrei concluso li’ l’appuntamento.O la donna mi tratta laicamente da sua pari : o se crede di “obbligarmi” a rispettare la sua religione in una ricerca di affitto, si sbaglia di grosso a volermene imporre i suoi parametri privati e religiosi.
    Si se fossi madre di tre bambine sarei preoccupata dalla mancanza di regole a cui assisto in Germania, paese che come sai ha una Kirche che puo’ emettere tasse e ha la gestione degli asili.Il paradosso tedesco è ben questo che impedisce il divieto del burka sul territorio : non si vuole limitare il potere della chiesa protestante.
    Sono stata recentemente a Colonia e anch’io sono rimasta veramente colpita da queste mummie ambulanti di cui si intravedono solo gli occhi, e che in Francia non vediamo piu’.
    Poi c’è il discorso della visibilità del corpo della donna.
    Noi italiani abbiamo creato un altro burka alla donna : dei parametri di bellezza ed apparenza che non sono proprio simbolo di libertà, accettazione e stima di se’ stesse, ma su questo ha scritto benissimo la Zanardo nell’ormai famosissimo Il Coprpo delle Donne.http://www.ilcorpodelledonne.net/

    Mi piace

  2. (ehm…nella frase” i simboli religiosi quali burka, velo musulmano, crocefisso, o altro simbolo apertamente religioso NON sia presente o portato in classe dagli studenti” mancava un grosso NON :-))

    Mi piace

  3. Cara Fabrizia,

    innanzitutto un semplice consiglio…parla con loro! Con le donne stesse, con il velo intero, mezzo..o senza il velo.La rivoluzione araba é una rivoluzione nata dalle donne e il problema di base del mondo arabo é la donna musulmana “emancipata” grazie sopratutto ad uno strumento rivoluzionario che é Internet …….mi immagino il movimento dei “pietisti in Germania(v.Das weisse Band), i Testimoni di Geova in Italia e nel mondo …gli Hamisch negli USA….non erano e non sono molto diversi.
    Nel mondo arabo-musulano ci sono tante realtà, basta andare a Lipsia nella Eisenbahnstraße dove recentemente si é trasferita la figlia del mio medico…da sola con due figli piccoli, dopo aver vissuto in Israele e poi in India é tornata nella sua città natale.
    Vive in un palazzo di proprietá di un turco che vive lí con due mogli( una turca e l´altra tedesca) ed é felicissima.
    I bambini giocano tutto il tempo insieme o in cortile o negli appartamenti vari..un palazzo-villaggio, dove i bambini trovano il modo migliore per crescere.

    Mi piace

  4. hai posto una domada davvero interessante e importante. Rifletto sul fatto che laicità e religioni abbiamo entrambe il diritto ad essere rispettate, e partendo da questa punto che mi sono domandata quale linea sottile alla fin fine le unisce: le donne. Sono loro che da sempre hanno operato e reso possibile il “dialogo” con altre culture. Un territorio che accoglie la diversità e la integra nel propro tessuto sociale ha necessità di favorire il dialogo e il confronto; per questo credo che privatamente ognuno di noi ha ragione di praticare usi, costumi e religione, al contrario pubblicamente ci si attiene ad un comportamento formale ed etico, privo di condizionamenti e quindi concordo con il tuo pensiero di rivolgere l’attenzione direttamente a chi scegliemo in quel momento come interlocutore
    Buon febbraio
    Sally

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...