Esperienze/Notizie

Amicizia e condivisione: una risposta

Sabato sera abbiamo festeggiato la nostra nascita. “Le donne visibili” ci sono, dopo un anno di lavoro, di scontri e di condivisione.
Le donne hanno tante nascite da ricordare, la propria data di nascita appunto, ma tanto altre. Si diventa donne, si decide cosa si vorrà fare “da grandi”, si nasce compagna (si spera per la vita quando funziona) quando si decide che quella persona e proprio quella sarà quella con cui condividerai la tua vita, si nasce mamma, giornalista il giorno in cui vedi per la prima volta il tuo pezzo in prima pagina. Si rinasce da una malattia: la depressione, il cancro, un ictus.
L’altra sera, con intorno amiche magnifiche in un clima di gioia e di calore incredibile, siamo nate ufficialmente,dopo tanto lavoro nascosto perché dietro ogni nascita c’e’ un periodo in cui ci si prepara a questo.

Mentre noi nascevamo, una mamma quella stessa notte moriva dentro.
Una mamma, che attraversava un periodo difficile, di depressione profonda, dovuta forse a una serie di eventi troppo gravosi, ha ucciso le sue tre bambine. Lo so che unire queste due cose può sembrare fuori luogo ma io credo che solo noi donne dobbiamo e vogliamo capire affinché nel futuro, quando si dovesse presentare una cosa simile vicino a noi, non accada più una cosa così terribile.
Ascolto i servizi discutibili dei vari tg italiani. Si rimarca che la donna e’ stata arrestata, come se ci volesse l’arresto per farle pagare quello che ha fatto. Qualsiasi madre sa che la sua più grande condanna sarà quella di non essere riuscita a togliersi la vita, dopo aver ucciso le sue tre figlie.
Guardo le foto delle bambine e poi abbasso lo sguardo, c’e’ sempre del pudore, il desiderio di dar loro ancora dignità senza soffermarsi troppo a guardare i loro volti, come ultima forma di rispetto, anche di fronte a un telegiornale.

Sono curate, sorridenti, segno che questa mamma se ne occupava, le amava. Raccontano i vicini che le accompagnava a scuola tutti i giorni. Le maestre ricordano che era molto attenta al loro profitto scolastico. Era stata lasciata dal marito e lei faticava tantissimo a mantenerle con i pochi soldi dell’assegno familiare e lavori precari e saltuari.
Al di la’ di questi problemi la cosa che pare certa è che questa donna era tanto, tanto sola e depressa, molto depressa. Chi ci è passato per questa terribile malattia dell’anima e del cervello capisce tutto, chi non ci è passato mai potrà comprendere. Se sei gravemente depressa la mente vede il nero, il buio e mai lasceresti i tuoi figli in quel buio, puoi arrivare a un gesto così estremo perché la tua mente la via d’uscita non la vede. Sembra che avesse una famiglia intorno, ma alcune volte la famiglia è più smarrita di te nei tuoi problemi, invece di aiutare ci si giudica, ci si arrovella sugli errori.
Quello che ci vuole per le donne spesso sono le amiche, sincere, che non giudicano, ma aiutano e stanno vicino. Osservano e intervengono se chiamate e alcune volte arrivano anche se non le hai chiamate perche’ “hanno sentito” che non stai prorio bene, che hai bisogno di loro. Con amiche così intorno, forse anche le figlie avrebbero saputo chi chiamare nella maledetta sera in cui la mamma si perdeva nella disperazione. Un’amica non avrebbe avuto paura a dire a questa donna che era necessario chiedere aiuto a una psichiatra.
E’ essenziale questa forma di aiuto, di comprensione reciproca, che non significa farsi carico dei problemi delle altre ma che può voler dire ” aspetta ora il carico che porti pesa troppo, facciamo un po’ di strada insieme”.

Mia madre ha sempre detto che anche le altre donne hanno i loro problemi e non hanno tempo. Mi auguro che la nostra sia una generazione molto diversa e spero sempre più in questo. La rete di donne che ti aiuta ed è presente dovrebbe fare parte della nostra vita, come un momento di crescita interiore a cui non si può rinunciare. Qualcosa che si costruisce giorno per giorno, un’amicizia e la capacità di stare con gli altri non sono cose che si improvvisano.
Dovrebbe fare parte dell’educazione affettiva delle nostre figlie, fare loro capire che cercare di trovare nella vita compagne con cui condividere gioie e ahinoi! le sofferenze, è fondamentale.
Penso con dolore struggente a questa mamma e alle sue bambine. Spero, mai come ora, che ci sia uno spazio, fuori dal tempo, dove loro in una vita che va oltre questa dimensione, sappiano capire e perdonare.
Lo spero, voglio crederci, ma mentre spero voglio inviare questo messaggio concreto: aiutiamoci, siamo compagne in questa vita, corriamo dall’altra se sentiamo che c’e’ bisogno, sentiamoci per raccontarci la nostra vita e fare sapere all’amica che ci e’ vicino che ci saremo quanto più possibile nel momento del bisogno.
Anche questo significa essere “visibili” , visibili per chi ha bisogno di noi in quel momento.
Gaia ha lavorato qualche anno fa intorno al tema della depressione. Era più giovane e in questo servizio trovate tanto su questa malattia, con la freschezza che solo la sua giovane eta’ quando l’ha scritto, ci poteva regalare:  http://depressionineurope.wordpress.com/

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