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Quote rosa? No, quote di rappresentanza!

Di seguito il testo che ci ha inviato Patrizia Attanasi sul tema delle “quote rosa”

Secondo me le infinite discussioni sulle quote rosa, che vedono purtroppo troppe donne lottare contro le donne sono dovute all’ errata definizione e quindi impostazione del problema.

Proviamo a fare quello che gli inglesi chiamerebbero un “paradigm shift”, cioè un cambiamento del paradigma, un rivoluzionario spostamento del nostro punto di vista.

Nella nostra società esiste di fatto una disparità di genere e i problemi delle donne sono diversi da quelli degli uomini. Sfido chiunque ad affermare il contrario. invece di quote rosa o quote donna per raggiungere la “parità di genere”, c’è assoluta e profonda necessità di parità nella rappresentanza del genere e quindi di quote di rappresentanza. 

Che la disparità di genere sia dovuta a retaggi culturali, religione, differenze biologiche e chi più ne ha più ne metta può essere oggetto di tutte le disquisizioni che vogliamo, ma il tema centrale resta: come posso io, in quanto donna illudermi che un uomo possa mai condividere e quindi capire in toto i miei problemi e di conseguenza rappresentare le mie necessità??? per capire appieno la portata di ciò bisogna uscire dalla dimensione della famiglia e vedersi come individuo nel contesto della collettività intera.

Chi meglio ci può rappresentare se non noi stesse? Che cosa pensereste se un operaio decidesse di farsi rappresentare dal consiglio di amministrazione piuttosto che dal sindacato o viceversa? come minimo che ha le idee confuse o fa il doppio gioco!

Qui non si tratta di promuovere una guerra tra sessi, anche se da secoli gli uomini e una parte delle donne fanno la guerra alle donne. Qui si tratta di equità di rappresentanza. Come potrà mai esserci una democrazia legislativa che tenga conto dei problemi e situazione delle donne se non esiste una rappresentanza del 50% (e le donne sono più del 50%)? E andiamo a vedere e smontare qualcuno degli argomenti contrari a queste quote di rappresentanza:

  • “Beh ma allora dovremmo preoccuparci che anche i disabili, gli stranieri e che so io siano rappresentati!” Ebbene sì, in un mondo equo e solidale ogni categoria dovrebbe poter rappresentare se stessa e poiché le donne non sono certo una minoranza, ma l’altra metà del cielo se non di più (che poi alla fine è anche quella che principalmente si occupa dei più deboli nella società) io comincio con il preoccuparmi di questa categoria.

 

  • “La rappresentanza politica deve essere scelta in base al merito!” Oramai è dato noto che nelle università si laureano più donne che uomini. Dove mancano il    merito e la competenza quindi? Non mancano. Il problema è che non vengono sfruttati appieno. Infatti, a meno che le donne non accettino a parità di merito di fare il doppio del lavoro con la metà dello stipendio o di venire a compromessi o di trovarsi a scegliere tra famiglia e carriera o a preferire un lavoro meno gratificante o part time per poter contemporaneamente seguire la famiglia o di dedicarsi alla famiglia senza avere nessun tipo di legittimizzazione per il lavoro svolto, manca tutta quella struttura sociale e culturale che renda possibile usufruire appieno di meriti e competenze delle donne con gravi svantaggi per la società intera.

 

  • “Le quote rosa rappresentano un’auto ghettizzazione delle donne.” Se proprio vogliamo parlare di quote rosa, cominciamo a chiederci: le quote azzurre hanno mai rappresentato un’auto ghettizzazione per gli uomini??? no! Che cosa sono le quote azzurre? Beh in un passato non tanto remoto (e in certi paesi ancora oggi) gli uomini si sono presi tutte le quote per l’istruzione, per il voto e ancora oggi per tante altre cose. Per il potere in generale. Forse con il puro merito? No spesso grazie a dogmi, religioni e forza bruta. E allora perché mai delle quote di rappresentanza, chiamiamole con il giusto nome, del 50%, dovrebbero auto ghettizzarci? Bisogna davvero aver introiettato una massiccia dose di doppia morale per non vedere che è lo status quo a essere umiliante ad auto ghettizzante.

Ci potranno essere tantissimi altri argomenti contrari a un’ingiustificata presa di potere da parte delle donne, ma sinceramente non riesco a vederne nessuno contro una legittima rappresentanza e credo anche di avere il diritto di scegliere tra un uguale numero di uomini e donne, da chi voglio farmi rappresentare. Scommettiamo che se queste fossero le premesse, il numero di donne contro le donne precipiterebbe drasticamente e che ci sarebbero più leggi e strutture necessarie affinchè la possibilità di partecitare al mondo del lavoro fosse paritaria?

Patrizia Attanasi

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One thought on “Quote rosa? No, quote di rappresentanza!

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