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Proprio tu favorevole alle quote?

Quote 50-50

Facciamo insieme un salto indietro nel tempo. È il 2005, ho 22 anni e mi sono appena appena laureata. Frequento il corso di formazione “Donne in politica”, il primo della provincia di Milano. Ha trovato la pubblicità mia mamma sul giornale (mia mamma, come si vede sia da qui che dal mio blog personale, è un po’ all’origine di tutto, sempre).

Sono la più giovane del gruppo, che comprende donne che già lavorano in politica, ma anche nelle associazioni, imprenditrici, casalinghe, impiegate.

Inevitabilmente il giorno in cui discutiamo di elezioni si finisce a parlare di quote. Avevo 22 anni, e sapevo già tutto: non ho bisogno di nessuna quota. Ho cominciato e appena finito gli studi come probabilmente una dei migliori studenti del corso. Io un posto, e uno stipendio uguale, me lo merito e me lo prenderò. Me lo daranno pure, perché me lo merito.

Aspetta, mi dice una compagna di corso che da anni lavora come amministratrice locale. Aspetta, dice un’altra. Aspetta.

Amiche, forse non avete capito, io sono brava.

Non ho forse aspettato, ma col tempo ho capito. Talvolta in ritardo, ma ho capito. Che avevano ragione loro. Laddove le donne non sono rappresentate si crea un circolo vizioso per cui le loro istanze non vengono considerate, loro stesse non sentono di poter aspirare a certe posizioni e di fatto rinunciano prima di cominciare, e non hanno modelli a cui ispirarsi tranne quelli maschili al punto che molte considerano il potere una “sfemminilizzazione”. E a furia di vedere direttori e amministratori ti dimentichi dell’ambizione con cui sei partita.
A furia di continuare lo stesso e vedere le donne rarefarsi accanto a te, ti senti un ogni giorno un po’ più sola nella tue ambizioni.

Per questo la quota non punisce il merito, anzi, gli dà la possibilità di emergere, perché permette a uomini e donne di partecipare in parti uguali. È la correzione di uno squilibrio esistente.

Che gli uomini siano contrari alle quote lo capisco. Mai un gruppo di potere ha detto: per cortesia, toglimene un po’, prendilo tu. Ma vi pare?

In una situazione ideale, in cui le persone vengono elette e scelte per i loro meriti, non ci sarebbe bisogno di quote. Ma è tempo di smettere di raccontarsi storie pensando di vivere in una situazione ideale. In Europa le donne guadagnano il 16.4% in meno in media, in parte per differenze di stipendio ma anche perché spesso scelgono (o sono condizionate a scegliere) lavori meno retribuiti o part-time. (*)
Dire che l’assenza di quote premia il merito è come dire che se non c’è mai stata nessuna presidentessa del consiglio è perché nessuna è mai abbastanza brava da diventarlo. Mi state prendendo in giro?

Le donne stesse sono condizionate a tirarsi indietro dai ruoli di dirigenza, anche prima di avere figli. Gli uomini vengono incoraggiati ad essere ambiziosi, le donne al loro posto ricevono una forte pressione affinché abbandonino le ambizioni senza tuttavia ricevere riconoscimento per il lavoro casalingo.
La principessa non è un lavoro, l’amministrazione della casa e della famiglia sì. (Se fare la casalinga è un lavoro tanto bello, perché gli uomini non corrono a farlo?)

Se siete contrari alle quote per me i casi sono due: o siete uomini, e questo è comprensibilissimo (come diceva Warren Buffet, per lui fare carriera è stato facile, ha dovuto dare i conti solo con la metà dei contendenti). Oppure credete di vivere in un mondo ideale, dove secoli di cultura, esercizio del potere, religione, ecc. non contano niente. Dove ogni individuo conta solo per le proprie possibilità. Fatemi sapere dov’è questo posto, sono abituata ai traslochi, arriverei subito.

Ci sono altre categorie svantaggiate, diranno alcuni. Certo. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare, e nessun altro è rappresentato in maniera così sproporzionata al numero. E poi, vinciamo una battaglia alla volta.
La quota risolve solo un problema di poche donne, che vogliono arrivare al vertice, mi hanno detto. Ma senza donne al vertice tua figlia penserà sempre di dover fare un lavoro un po’ meno importante di quello del suo compagno. Le ambizioni si costruiscono attraverso i modelli. Poche donne al vertice della politica significa leggi che non sanno tenere conto di metà della popolazione.

Il perché, se siano la società, la cultura, la religione le cause di questo squilibrio in questa sede non ci importa. Il fatto è che partiamo da una situazione di ineguaglianza tale che se vogliamo vedere che qualcosa cambi dobbiamo forzare la mano. Per un periodo di tempo, finché non si raggiunge un maggiore equilibrio.
(Io sogno delle quote che non permettano la rappresentanza di uomini o donne di più del 60%, figuratevi!)

Quindi adesso che di anni ne ho 31, prenderei da parte la 22enne me e le spiegherei che la quota non la avvantaggia, non la sminuisce, semplicemente le permette di partecipare ad armi pari, perché la società, le abitudini, le consuetudini, la cultura, l’hanno messa in minoranza. La quota le permette di contribuire davvero con tutte le capacità che crede di avere. La quota le spetta.
La quota mi spetta.
La quota ci spetta.

Le città, le aziende e i Paesi sarebbero amministrati meglio, non perché le donne siano più brave, ma perché sarebbe veramente data la possibilità di sfruttare le capacità di tutti, e non solo di chi siamo abituati a vedere come il presidente, il direttore, il capo, il ministro. Se un giorno io dirigerò un giornale (no, direi una pubblicazione multimediale) sarà perché me lo merito, ma le quote avranno permesso di vedermi ed essere vista come la direttrice. Forse non lo farò mai, ma voglio che sia solo perché avrò scelto di non farlo o non me lo sarò meritato.

 

(*)Correzione:
L’articolo originale conteneva la frase: “A parità di lavoro le donne in Europa, le donne guadagnano il % in meno.”  Un lettore, Matteo, mi ha fatto notare che non solo non c’era nessun numero accanto alla percentuale ma anche che avrei dovuto verificare se non si trattasse di differenze di salario in generale (come potete vedere nei commenti)
La frase era un’idea di una precedente versione dell’articolo che per una svista non ho cancellato.

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9 thoughts on “Proprio tu favorevole alle quote?

  1. Sono un uomo, spero che il mio contributo sia comunque benvenuto. Sono d’accordo con tutto quello scritto. Ho solo qualche dubbio sulla questione: “A parità di lavoro le donne in Europa, le donne guadagnano il % in meno”.
    Senza avere il numero non posso verificare sia vero o meno. Attenzione pero’ che le statistiche che vengono di solito date fanno riferimento a “salari medi” (non a partita’ di lavoro). In media le donne occupate guadagnano meno degli uomini occupati per tutti i motivi che sono spiegati nel post (intraprendono carriere meno remunerative, sono limitiate nella loro carriera e lavorano meno perche’ la societa’ attribuisce loro altre responsabilita’), ma a parita’ di impiego credo che la differenza sia trascurabile.

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    • Matteo, scusami, l’articolo è uscito con un paragrafo che non era stato verificato (per questo avevo lasciato fuori il numero) e che avrei dovuto cancellare. Non sarebbe dovuto finire lì, in parte per le ragioni che hai sottolineato. Grazie per aver letto con attenzione (sei l’unico che me l’ha fatto notare!)
      Controllo i dati e correggo. Ed il tuo contributo, così come quello di tutti gli uomini che vogliono partecipare alla discussione costruttivamente, è sempre il benvenuto.

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  2. Come principio non mi piacciono le quote per decreto, ma per essere concreti la penso esattamente come te, Gaia. Nella mia esperienza professionale incontro sempre moltissimi “capi” e pochissime “cape”. E non ho francamente mai visto una differenza di meriti da giustificare questa sproporzione.

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  3. Complimenti a Gaia che con parole vere e chiarissime ha descritto come si forma la coscienza di cosa vuol dire essere donna nella società di oggi. E cosi’ giovane, già ha capito e provato con lucida presenza cosa vuol dire discriminazione.
    Alla sua età io stessa, era il 1991, ero in piena negazione : troppo dura aprire gli occhi e svegliarsi in una società che discrimina la donna. E non illudiamoci del rifugio nella “casalinghitudine” : anche qui la discriminazione colpisce ed affonda!
    Certo, è veicolata anche da noi donne, da madri che venerano i propri “maschi”, come la cultura meridionale della quale sono oriunda, e diventa difficile eraderla se non con azioni collettive , pedagogiche e dunque istituzionali.
    La mia esperienza in Francia è da questo punto esemplare : nel paese che ha come devise la “Liberté, Egalité, Fraternité”…eh si, “niente di nuovo” : anche qui la tendenza è quella discriminatoria nei confronti delle donne.
    Ma il pragmatismo, ed una cultura tradizionalmente laica ed illuminista, meno soggetta al peso che noi abbiamo dovuto sopportare per secoli di un Papato e di una Controriforma, lascia spazio all’iniziativa popolare. Qui ho l’impressione che l’associazionismo punzecchia regolarmente il dibattito politico su temi che altrimenti sarebbero tralasciati e trascurati dalle istituzioni.
    Per esempio proprio sullo “spread” salariale una associazione ormai accreditata da giornali ed istituzioni nazionali, pubblica regolarmente i dati, i differenziali e non solo del campo salariale, ma di pensione, educazione, di condizione di vita, di classi sociali e altro. Insomma prende molto, molto sul serio il problema della discriminazione femminile.
    E i dati pubblicati sono da brivido.Questi che ricordo, furono pubblicati 4 anni fa : ma sono sicura che con la crisi sono peggiorati : laddove aumenta la precarietà, si sa anche questo, sono le donne le prime a pagarne le conseguenze…
    Non so se si vede la tabella qui sul blog, ma danno la differenza media europea di salario netta al 29,2%, con punte del 51% in Austria.
    (Non troverete l’Italia : all’estero non sempre l’Italia è presente come nazione europea di riferimento.E non è per discriminazione, ma per come appariamo immaturi nella nostra democrazia.)

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  4. Scusate : brevemente il logico mio commento “finale”, dopo la lettura di simili dati (e altri regolarmente pubblicati e leggibili da tutte e da tutti) è che sono convinta della necessità di introdurre le quote rosa : perchè solo a partire da un egale rappresentazione di uomini e donne, le società potranno andare nella direzione giusta, ed evolvere le proprie democrazie.

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