Donne in vista/Esperienze/Strumenti

Giulia Bongiorno: avvocato o avvocatessa ?

di Lilly Bozzo-Costa

 

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un vecchio articolo della giornalista Cinzia Sasso per  di  Repubblica:  “Generale Giulia“, un’intervista fatta a Giulia Bongiorno circa un anno fa.

Negli ultimi tempi si è tornato a parlare molto di lei a causa del processo Kirchner, in cui difende uno degli imputati, Raffaele Sollecito.

Cinzia Sasso la definisce “magnetica“, tenace e forte come l’acciaio; oggi siede nelle stanze che furono di un altro suo cliente, Giulio Andreotti, il politico più ambiguo e misterioso d’Italia.

Giulia Bongiorno è qualche anno più giovane di me, posso dire che sia una della mia generazione. L’ intervista con Cinzia Sasso e la sua biografia su Wikipedia mi confondono e in parte mi irritano.

Riporto alcuni pezzi dell’intervista:

“…Mi scuso con chi ha una sensibilità diversa, io sull’argomento sono dubbiosa, se scrivo “avvocato“, “deputato“, “presidente“.”

È che Giulia Bongiorno su questo è rigidissima : femminilizzare le qualifiche, sostiene, significa sminuire le donne.

E racconta di quando, ragazza fresca di laurea, appellata da un pentito nell’aula di Palermo come “signorina“, decise che per difendere la sua dignità avrebbe fatto di tutto.

“Quel “signorina“ è come un chiodo conficcato nella memoria: era un modo per disprezzarmi, e lì ho deciso che sarei stata sempre la più preparata, l’ultima a mollare, che non avrei mai avuto un minuto di cedimento, che sarei stata una signorina con le palle“ Oppure “(..)Berlusconi mi chiama avvocatessa come quel pentito mi chiamava signorina…per questo io voglio essere chiamata avvocato (..) Bisogna lottare su tutto: in commissione giustizia facevo cambiare tutte le lettere. Scrivevano: la presidente. Io voglio che si pensi che sono autorevole, preparata, tosta, brava. Sono come un uomo, sono un presidente“

“(..)E le quote rosa? Abominevoli ma necessarie.“

Non so che dire, probabilmente i miei anni vissuti finora in Germania mi hanno condizionato e cambiato profondamente.

La mia Germania non ha nulla a che fare con quella dell’Ovest, è la Germania dell’Est: qui le donne hanno conosciuto sì una dittatura, ma anche asili aperti tutto l’anno e un’emancipazione, che ormai è data per scontata.

Senza parlare poi che nella lingua tedesca usare, per esempio, “Architekt” (architetto) indicando una donna sarebbe un errore di grammatica, quando la forma corretta sarebbe “Architektin”.

Grazie a questo condizionamento culturale, oggi uso volentieri la parola “architetta” invece di architetto, “avvocatessa” invece di avvocato: anche se so che è un errore in italiano usare il femminile, per me è quasi un obbligo.

Soprattutto oggi è necessario mettere in moto un processo “educativo“.

Anche se ciò costerà umiliazione, imbarazzo, incomprensione, con il tempo e con l’uso si riuscirà a capirne il perché e l’importanza.

Femminilizzare le qualifiche femminili non è sminuire le donne, è potenziarle!

E se non siamo noi ad iniziare, senza fermarci alle prime difficoltà, chi dovrebbe farlo?

 

 

Giulia Bongiorno Giulia Bongiorno

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3 thoughts on “Giulia Bongiorno: avvocato o avvocatessa ?

  1. Giulia Bongiorno è un un personaggio anche per me molto ambiguo. Da una parte la ammiro per la sua determinazione e la sua coerenza. Da anni fra l’altro si batte per la difesa delle donne maltrattate. Dall’altra non capisco come una donna intelligente come lei pensi che l’autorevolezza sia una prerogativa maschile, che per essere rispettate si debba essere uomini. Angela Merkel è die Kanzlerin, la Cancelliera, e penso che tutti siano d’accordo nel dire che è la persona più autorevole d’Europa! E’ un peccato perché proprio donne con la sua forza d’animo potrebbero aprire la strada alle altre. Che siano avvocatesse, architette o ingegnere.

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  2. “…sarei stata una signorina con le palle”. Odio sentir dire donna con le palle e ancor di più se lo dice una donna. È un retaggio medioevale di presunta superiorità maschile e di subordinazione della donna all’uomo. Che tristezza…

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    • Sono perfettamente d’accordo, l’ho abolito da tempo dal mio vocabolario.Purtroppo è spesso usato per affermare la propria superiorità: comparandosi agli uomini si pensa di far vedere il proprio valore – per inciso, superiore alle altre donne, quindi è pure espressione misogina. Se smettessimo di compararci e ci apprezzassimo tra uomini e donne per le nostre rispettive diversità, faremmo un passo avanti.

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