Esperienze

La Nonna di Valentina – Finale

Ecco la seconda parte della Nonna di Valentina, la prima parte la trovate qui

Un dramma familiare è in corso: Valentina distrutta, il padre di Valentina arrabbiatissimo. E la nonna di Valentina?

La vecchietta arzilla e furba e anche un po’ strega vive nello stesso paese di Viktor.
Arriva il giorno delle nozze fra Viktor e la ragazza che ha messo incinta.
Come è tradizione, il corteo nuziale sfila per tutto il paese.
La nonna di Valentina con un occhio degno di un falco li vede da lontano avvicinarsi, si precipita in casa, raccoglie due secchi e li piazza in mezzo alla strada, a mo’ di ostacolo. E poi aspetta che il corteo arrivi.

Lo sposo e la sposa con dietro i familiari e gli invitati sono costretti a fermarsi davanti a questi due grandi secchi. Guardano perplessi la strega del paese che fissa Viktor e gli dice: “Nota molto bene: Non vedrai mai la vita buona su questa terra”.
La nonna si gira e se ne va via tranquilla come una barca su un lago.
I convitati non sanno cosa pensare: sono solo parole di una donna arrabbiata? È una maledizione? Un  matrimonio che nasce con la rabbia di una mezza strega è un matrimonio marcato da un’inquietudine pericolosa.

Valentina è distrutta, ha subito un colpo troppo forte per poter rimanere nel suo paese come se nulla fosse successo.
Così finisce di studiare all’università e parte,  lascia per sempre il suo paese, se ne va a quattromila chilometri di distanza, all’estero.

Viktor e la moglie hanno una bambina qualche mese dopo il matrimonio, Nadja; rimangono a Ilek, ma Viktor lascia spesso la moglie sola. Non è un buon marito, e neppure un buon padre.
Beve, non c’è mai a casa, per lui moglie e figlia sono delle estranee. Non ha proprio una vita buona Viktor. Ecco l’ombra della nonna strega: un’irrequietudine che lo porta in breve a diventare alcolista e ad abbandonare la moglie e la figlia appena nata.

Ma ogni cosa segue un corso inaspettato. Valentina, che già quando era in Russia amava dipingere e disegnare, si dedica ancora di più alla pittura e comincia a fare mostre e a farsi conoscere. Chi piangeva, adesso scopre una vita nuova, fatta di gioie familiari, di gratificazioni artistiche e personali. Chi avrebbe dovuto gioire, invece piange. Il padre fuggito – non era quella la vita che si aspettava -, la moglie e madre abbandonata, la figlia bambina che non ha quasi mai visto in faccia suo padre e che cresce conoscendo la povertà.

Si torna sempre a casa, un giorno. Quando si è fatta tanta strada da lasciarsi i macigni della vita alle spalle, al momento del ritorno non li si nota più, tanto piccoli sono diventati nel ricordo. C’è solo il fiume che passa, fra i salici e la riva ghiaiosa ad agosto. L’unico posto dove si può respirare in estate tra Samara e Ilek, dove tutti si ritrovano per fuggire alla calura insopportabile. Così può succedere che si ritrovino i figli, i nipoti di famiglie che non si parlano più, trincerate da un astio e una rabbia antichi. Ci vanno anche le nipoti, le figlie dei cugini di Valentina.

Tutti sanno che Valentina se ne è andata, e tutti sanno anche che Valentina sta bene, sta proprio bene, i giornali parlano delle sue mostre, e si è pure fatta una bella famiglia. Ci va anche la piccola Nadja, che è cresciuta senza padre, senza quel Viktor che aveva fatto litigare le due famiglie; diventa amica della nipote di Valentina, hanno quasi la stessa età, giocano assieme. Parlano anche tanto di Valentina, e Nadja si incanta a sentire che, nonostante i dolori, i pianti, lei adesso è felice, e fa quello che le è sempre piaciuto fare, cioè dipingere.

Si torna sempre un giorno, dicevo –  e Valentina torna.
Tutti si ritrovano al fiume, fa caldo e è tempo di rinfrescarsi. Anche la piccola Nadja è lì, e vuole conoscerla. Valentina è imbarazzata, non sa come comportarsi con una bambina che, in fondo, è stata il motivo per cui il suo ex fidanzato l’aveva lasciata; ma Nadja le chiede con candore di fare una passeggiata assieme, di raccontarle della pittura, di come è la vita a quattromila chilometri di distanza. Valentina prende la mano di Nadja e camminano entrambe lungo la riva del fiume e parlano a lungo.
Ogni astio, se c’era, ogni imbarazzo è vinto, ci sono solo due donne, una piccola e una adulta, ferite in maniera diversa, che cercano di dimenticare e trovare una nuova strada.

Solidali l’una con l’altra, nonostante la differenza d’età, nonostante le vicissitudini familiari, che dovrebbero tenerle separate – e chissà che la nonna, da là dove si trova ora, non dia stavolta con il suo sguardo astuto una vera benedizione.

La Nonna di Valentina

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