Donne in vista

Vandana Shiva: “Noi dobbiamo contare!”

Di recente ho avuto l’occasione di ascoltare un discorso di Vandana Shiva.
In accordo con il precedente articolo di Patrizia, decido di soffermarmi su quello che possiamo imparare invece di pensare a quello che ci divide (e mi divide) da lei.

Vandana Shiva, scienziata e filosofa di formazione e attivista politica, è una donna visibilissima.
“La crisi che stiamo affrontando, afferma Shiva, ci obbliga ad unirci. Abbiamo bisogno di innovazione ad ogni livello. E noi -donne- dobbiamo diventare le leader dell’innovazione che vogliamo ottenere”.
È stata definita da Forbes una delle femministe più influenti al mondo, ma la partecipazione delle donne alla vita politica ed economica è solo una delle sue battaglie.

Shiva si occupa principalmente di questioni agricole e di come preservare e recuperare semi, piante e saperi dall’attacco di sistemi economici che non si stanno dimostrando produttivi ma distruttivi per l’ambiente e per l’uomo.

Nel settore agricolo, in Paesi come l’India dalla quale lei proviene, “le donne sono le prime produttrici di cibo, ma sono anche le prime a morire di fame quando non c’è abbastanza da mangiare, quindi le donne devono essere contate. Il lavoro delle donne deve contare anche se non è quantificabile in termini di Prodotto Interno Lordo. Dobbiamo riprenderci la terra, dobbiamo riprenderci il cibo.”

Più che il suo discorso in sé, non essendo io esperta di questioni agricole e biodiversità, mi ha ispirata il suo modo di porsi.
Il suo discorso ha attratto violenti commenti negativi. La sua presenza ha quel di “souveräne” nel senso tedesco del termine, una calma autorevolezza. Shiva ha risposto ad ogni obiezione senza perdere la calma né il filo del discorso. Con una disponibilità inattaccabile, ma anche con forza e autorevolezza. Senza mai fare un passo indietro.
Così ho alzato la mano e le ho fatto la mia domanda. Come possiamo noi donne visibili sostenere le altre? La risposta è quella che vi ho riportato qui sopra. Noi dobbiamo contare, contarci e essere contate. Dobbiamo unirci e guidare il cambiamento. Non gli altri, non il sistema, non la politica. Noi.

Nel corso del dibattito è stata vilmente associata al terrorismo. Castratrice, poco femminile, terrorista. Le avranno detto di tutto nella sua carriera.
A me invece è sembrata una persona che esprime le sue opinioni e che si impegna a testa alta. Ma come dice lei: “What you see depends on what you look for”
Quello che vedi, dipende da quello che cerchi.

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Ho seguito l’intervento di Vandana Shiva alla Governance Innovation Week, all’Università di Pretoria, Sudafrica, giugno 2014 Foto: GManco

Ps: Adesso anche lei conosce le donne visibili… Bisogna preparare presto una versione in inglese!

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6 thoughts on “Vandana Shiva: “Noi dobbiamo contare!”

  1. A proposito di Vandana Shiva e il „contarsi“
    Dipende solo da noi se vogliamo „contarci, riprenderci la terra e riprenderci il cibo“.
    Probabilmente è solo una questione di tempo e di soldi: ciò non avverrà perché ci sarà dato un giorno il permesso, ma perché non ci saranno alternative.
    Ciò che Vandana Shiva afferma oggi non è accettabile da una multinazionale, come tempo fa non era accettata la parola „decrescita e „shrinking“, parole oggi pienamente condivise. È difficile negare la realtà.
    La necessità porta giudizio e porterà anche ragione a Vandana Shiva.

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    • Sono d’accordo Lilly, a guardare la storia da qui, dal Sudafrica, con la sua lenta, ma comunque incoraggiante strada che si è fatta per uscire dall’apartheid, ad un certo punto non ci saranno più alternative.

      Liked by 1 persona

  2. La fascinazione del guru è dura a morire.
    Il guru, quando va bene : quando come in questo caso si incita a contare le donne “senza politica e fuori dal sistema” si : prende una connotazione rebel-terroristica…
    Il guru si distingue ed eleva con la calma e il distacco dell’asceta dal “basso lavoratore” della politica, quello che ahilui che deve avere a che fare con esseri umani appartenenti a società prevalentemente urbane, ai quali tenta di organizzare migliori regole, migliori istituzioni, e infine una migliore democrazia.
    Tutto inutile, si,si : non abbiamo capito nulla, le nostre democrazie sono delle dittature, le donne le schiave, e gli OGM ne sono gli amari frutti…
    Qui l’articolo fa dire al guru di turno “la crisi che stiamo affrontando, ci obbliga ad unirci”, inteso come donne innanzitutto, secondo il reported-speach.

    Ed ecco il classico paradosso : “uniamoci noi donne, e dunque escludiamo il resto(sottointeso)”.

    L’incongruenza di un simile messaggio è la base della sconfitta decennale del femminismo di questo tipo, settario ed elitario.
    Ma c’è di piu’ : l’elezione del guru.
    Un tempo con un profilo decisamente piu’ filosofico, santone alternativo : oggi riaggiustato ed aggiornato al nostro tempo moderno e piu’ disincantato e dunque con le necessarie prerogative “scientifiche”.
    Ma sono le sue facili quotations a vincere come ieri, e restare impresse nelle fragili menti assetate di sentenze salvifiche : “What you see depends on what you look for”. WOW : adesso si che ci ha illuminato!!
    Legare la Terra alla Donna, e gli elementi sacri restano gli stessi : Terra, Aria, Fuoco eccetera.

    Noi, immondi occidentali prevalentemente bianchi,pingui e indifferenti alla biodiversità, “dobbiamo” contare le donne per salvarle dall’inesorabile schiavitu’ in Africa, dall’olocausto in India(le donne vengono abortite spesso dopo la nascita)bene : è colpa nostra che non sappiamo “contarci”….e da noi, che si fa? Si affronta il problema di petto? No : si cerca l’autostima, la coscienza della vista , e altre belle immagini che nulla hanno a che vedere con proposte concrete a problemi concreti. OK : puo’ fare del bene meditarci : perchè no? Anche la preghiera giornaliera sembra rinforzi il sistema immunitario…!Intanto basta accendere la TV e ritrovarci le “Veline” : carne giovane da macello, un prodotto tipico italiano…ma questa signore : è bassa politica….Elevatevi nelle vostre critiche ed i vostri interessi, suvvia.

    Il guru, l’uomo salvifico, no, non lo sostituisco con la “donna salvifica”. Quella che miracolo della sua superiorità riesce ad unire ecologia, femminismo, e vorrebbe ennesimamente ipnotizzarci, negando la globalizzazione, la mondializzazione…

    Il guru è davvero duro a morire, fin tanto che non lo “uccidiamo”.

    In libreria in Italia ricordo che cercavo di venderne l’antidoto nel bellissimo libro di Astrolabio : “Se incontri il Buddha, uccidilo”…Erano i primi anni ’90, la new age era di moda e i guru di varia natura promettevano nuovi mondi, percezioni e nuove visioni alternative della realtà con l’aiuto di droghe, perchè no…
    E affascinavano clienti abbastanza simili tra loro, che cercavano testi da leggere come delle droghe e che spedivo immediatamente nel settore “manualistica-sviluppo personale”…furono gli anni d’oro di Castaneda, Osho, Coehlo, e altri guru che si sono applicati in diversi settori, compreso quelli “insospettabili”come l’ecologia, ma che attiravano una clientela che aveva tra loro delle similitudini.
    Io li chiamavo i “pusillanimi” : persone fragili e sempre alla ricerca di un sostegno ora morale, ora psicologico, ora etico rappresentato dalla personalità onnipotente, ora santone, ora filosofo, ora ecologista…per colmare il vuoto che fatalmente coltivavano a loro insaputa nel loro essere. Non volendo scegliere la vita, ovvero l’uso responsabile di vista, udito, Logica e Ragione, il loro essere cosi’ diverso ed individuale, avevano perso il loro centro, la loro anima, ed approdavano in libreria come assetati di testi “pedagogici”, manuali che in dieci mosse spiegavano loro come diventare affermativi, positivi, ed altre miserie divenute poi una letteratura tipica di quel periodo… Jacopo Fo, figlio di tanta madre e padre, vi ha dedicato con lo stile che lo contraddistingue da tempo il suo interesse, rivelandone inesorabilmente i limiti :
    “http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/14/se-incontri-buddha-uccidilo/325675/

    (PS.Prendere esempio dal Sud Africa? Che esempio è il Sud Africa? La polveriera di etnie che basterà solo una miccia a far nuovamente esplodere in massacri?)

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    • Cara Flavia, innanzitutto grazie per i tuoi commenti, sempre pieni di spunti e contenuti interessanti. Io non vedo Vandana Shiva come una guru. Profondamente atea, non ho né dèi né guru.
      Ho voglia di fare un lavoro diverso, di costruzione, di sostegno, e non di distruzione. Come dico nel primo paragrafo, non voglio soffermarmi su quello che mi divide da lei, che nel mio caso è moltissimo, almeno dal punto di vista dell’ecologia e dei dati scientifici. Sono d’accordo con le tue critiche al suo operato, ma semplicemente non erano il punto del mio articolo.
      A distruggere sono brave in tante, io voglio esserci ancora quando si tratta di costruire, cercando di imparare da tutte, tutto qui. Mi interessa cambiare idea (come ho raccontato nel mio articolo sulle quote, ad esempio: https://ledonnevisibili.wordpress.com/2014/04/02/proprio-tu-favorevole-alle-quote/ ) e vedere dove altre donne sono riuscite ad arrivare.

      Vivo il Sudafrica quotidianamente ormai, e il mio lavoro ed il mio carattere mi hanno già permesso di entrare in contatto con mondi e persone diverse, che raramente si incontrano in questa società ancora molto segregata. Ascoltando le loro storie, studiando la storia del Paese e informandomi il più possibile, mi impressionano di più i grandi passi avanti fatti piuttosto che la strada che c’è ancora da fare, che è comunque tantissima. Non è una polveriera, te lo dico anche avendo esperienze di vita in altri Paesi africani. La violenza sarebbe potuta esplodere in maniera mille volte maggiore di quello che è successo e che ancora succede. Lungi dall’essere il migliore dei mondi possibili, la parziale pacificazione della società mi sembra un risultato enorme, rispetto alla guerra civile che secondo me, sarebbe potuta scoppiare e annientare il Paese. Te lo dico pur avendo anche fatto esperienza diretta, purtroppo, di questa violenza.
      Che ne sarà ora, senza l’esempio vivente di Mandela, con un presidente dalla reputazione che farebbe impallidire Berlusconi?
      Non lo so, ma sono contenta di sapere che sarò qui a vederlo ed a partecipare: http://www.gaiamanco.net/wp/?p=250
      Mandela non è un guru, secondo me, ma è sempre stato un uomo. Un uomo straordinario con le sue ombre. E’ vero, qui “giù” si dice spesso che è un’icona, ma l’ANC è un partito di potere come tanti altri al mondo. La famiglia di Mandela è una famiglia complicatissima come tante, non la squadra di un eroe.

      Come dico qui sopra: io voglio costruire, voglio imparare, voglio esserci. Voglio essere la voce, non solo la critica.

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  3. (Mandela poco dopo la sua liberazione, dovette prendere le distanze dalla ex-moglie e dall’ANC. Da allora sopravvisse la sua immagine il simbolo, la sua quasi trasformazione in guru e fatalmente il tradimento del suo messaggio…)

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