Esperienze

Che cos’è una “Frauenmahl” e perché ho deciso di parteciparvi

Già da diversi anni mi chiedo perché spesso proprio nei paesi protestanti come la Danimarca, la Svezia o la Finlandia le donne siano da sempre presenze importanti nella politica del loro paese, mentre nei paesi cattolici, specialmente in Italia, le donne hanno sempre faticato enormemente ad esistere come protagoniste delle vicende politiche del loro paese. Che ci sia una relazione tra il ruolo della donna in politica e il suo ruolo nella chiesa cattolica?

Lipsia è sempre stata la roccaforte del luteranesimo. Oggi nonostante gli anni della DDR e a 24 dalla sua fine, il 25 % della popolazione è protestante e il 5% è cattolica.
Angela Merkel, l’attuale cancelliere, è figlia di un pastore protestante.
Nel 1979 nella Germania dell’Ovest è stata data per la prima volta  alle donne la possibilità  di ricoprire in pieno l’incarico di vescovo. Vedere ogni domenica una donna che parla dal pulpito permea tutta una vita. Si inizia a pensare: se lei è lì, un giorno potrei esserci anch’io. Il salto dal pulpito di una chiesa al pulpito della camera dei Deputati non è poi così lungo e difficile. L’arte oratoria è spesso molto simile, specie quella che usa con successo Angela Merkel.Per capire meglio la cultura protestante ho partecipato alla “Frauenmahl”, organizzata dal comune di Lipsia e dalla chiesa Evangelica.

Nella Sala del Municipio, più di duecento donne si sono incontrate per cenare e discutere insieme. Il titolo, motto dell’evento, è stato :

“Wir sind Reformerinnen. Frauen geben Impulse in die Zukunft”
“Noi siamo riformatrici. Le donne danno impulso al futuro”

 

L’idea non è nuova, Martin Lutero iniziò  la tradizione organizzando i pranzi-incontro che si rivelarono molto efficaci e produttivi. Tra una portata e l’altra si sono tenute conferenze, si è cantato e si è discusso insieme. Tra le persone presenti: la prima donna rettrice dell’ Università di Lipsia,  Prof. Beate Schücking, il pastore della chiesa luterana di Hannover Margot Käßemann e la teologa Gisa Bauer.

Si è parlato di protestantesimo e fondamentalismo, il compito delle donne nella chiesa. Ad ogni tavolo si è scritto il proprio motto: saper parlare insieme e ad alta voce,  quote-donna nel mondo dell’economia, quote-uomo negli asili e nelle scuole elementari, costruire”reti” che accolgano e raccolgano altre donne, ad esempio.
L’iniziativa delle Frauenmahl sta diventando un fenomeno virale. Centri grandi e piccoli organizzano questi incontri. Per tante donne sono le occasioni migliori per fare rete e incontrare personaggi che non avrebbero mai la possibilità di incontrare in altre occasioni e in modo così  rilassato e “informale”.

Forse non è solo una questione di protestantesimo e cattolicesimo. In Italia mancano gli aggettivi al femminile e al maschile di quasi tutti i mestieri.
Iniziamo a dire pastoressa, vescovessa, presidentessa, avvocatessa: anche se “suonano male”, è solo una questione di esercizio. Il resto, un giorno, forse verrà da sè.


Frauenmahl Leipzig 2014

 

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8 thoughts on “Che cos’è una “Frauenmahl” e perché ho deciso di parteciparvi

  1. Si, si : è per questo che a scapito dell’Accademia della Crusca uso Medica, Ministra…
    E che dire dell’assurdo che girava qualche anno fa sui giornali che non esiste la traduzione al femminile di Cancelliere, sapendo che la declinazione al femminile di questa parola in tedesco esiste eccome?
    Studiando , ed approfondendo una lingua comunque e la sua etimologia in ogni caso si scoprono la discriminazione nei confronti della donna, e la lingua tedesca non è da meno.
    Vecchie considerazioni mai passate in riforma grammaticale, in Italia.
    Quindi nel mio piccolo me le prendo.
    (PS.Anche a 16 anni decisi che nessuno mi dovesse piu’ chiamare signorina : “perchè tutte le donne sono delle signore” era la mia risposta agli stupiti “perchè”?!?!?
    🙂 )

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    • Mi piacciono due cose di questa Frauenmahl: la prima è l’idea che siamo delle riformatrici. Forse è normale, a chi le cose stanno bene come stanno non vien voglia di cambiare e le grandi riforme sono state promosse così. Wilde ha detto: lo scontento è il primo passo verso il progresso di una nazione. E noi donne possiamo far progredire molte cose se lo vogliamo, basta usare la nostra forza comune. La seconda è quella che dice Lilly nel post, dobbiamo esigere che ci si chiami con un sostantivo di professione femminile. Anche io ho pubblicato un post sul mio blog proprio qualche giorno fa su questa problematica. Bisogna che riportiamo il femminile in un mondo al maschile. PS: ho sempre odiato il signorina, non è che un diminuitivo del nostro essere donna. L’ho abolito appena entrata nel mondo del lavoro.

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      • Ciao Manuela, proprio qualche settimana fa in vacanza a Matera durante una visita ai Sassi mi sono presentata al gruppo di turisti italiani che con me volevano visitare le cave, come architetta e non come architetto.Dopo aver spiegato il perché, le donne del gruppo hanno capito e sorriso, un uomo del gruppo ha reagito dicendo é cacofonico! Suona malissimo! In realtà dipende da chi lo sente, da cosa si vuole sentire e in gran parte da cosa si é abituati a sentire

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      • Complimenti per il coraggio! Per una professione come architetta è ancor più “difficile” ma è giusto non lasciarsi intimorire da certe sciocchezze: per me sono un ulteriore modo per metterci a disagio e scoraggiarci dal reclamare la nostra identità.

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  2. E’ molto interessante vedere come si cominci a introdurre il concetto di quote-uomo: mi sembra più che giusto! L’Europa potrebbe sfruttare un periodo di crisi come questo proprio per incoraggiare più uomini a intraprendere professioni poco considerate dagli uomini, come il maestro d’asilo.
    Non conoscevo queste “Cene delle donne” è un’iniziativa molto interessante.

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  3. Grazie per i commenti, a questo punto non ci rimane che iniziare!
    Se io dico “all´incontro sarà anche il pastore protestante” e dico solo il cognome, il messaggio può rimane frainteso, ovvero si penserà ad un uomo e non ad una donna.
    Usare il maschile e il femminile sarà utile per essere più precisi.

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