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Se una donna visibile dice no alle donne invisibili

In questi anni, in giro per l’Europa ho avuto molte esperienze quando si parla di integrazione, moltissime sono state positive e poche decisamente negative. Alcune fra quelle negative hanno riguardato la cultura musulmana, che ho scoperto essere alcune volte integralista anche quando non sembrerebbe. Ci sono episodi che lasciano una traccia cosi’ profonda che è difficile dimenticarli anche se sono accaduti tanti anni fa.
Ne racconto alcuni.

A Bruxelles, nel 2000, l’operaio che si occupa delle connessioni telefoniche, arriva a casa. Vedo che mi guarda con un certo disprezzo e quando io gli chiedo se desidera un caffè apriti cielo, se ne andra’ trattandomi come una prostituta. Mi spiegano poi che per una piccola parte della cultura musulmana io non sarei dovuta essere a casa sola con un estraneo ma sopratutto mai avrei dovuto offrirgli un caffè, cosa che è stata letta come disponibilita’ sessuale da parte mia. Ero giovane ed inesperta, ma ero in Europa, a Bruxelles: quella italiana è la cultura di uno dei paesi europei, credo che fosse quell’uomo ad avere la necessita’ di capire ed adattarsi, non io.
Sempre a Bruxelles, nella zona centrale vicino al parco del Cinquantenario, sorge una grande moschea, e davanti si trova un grande parco giochi. Un’amica mi dice che quando i bambini escono dalla funzione nella moschea non c’è piu’ posto per i nostri sui giochi, il loro atteggiamento è piu’ diretto e i non musulmani scompaiono. Io mi dissi ai tempi “ma senti questa che razzista!”. Io faccio amicizia con tutti, come sempre è cosi’ facile per me. Un giorno una mia piccola amica della moschea mi fredda e mi dice, tu che non sei musulmana andrai sicuramente all’inferno. Rimango di sasso ma negli anni questa cosa mi fa sempre più riflettere.
A Copenhagen le mie bambine vanno in un grosso centro sportivo per la ginnastica artistica. Per un lungo periodo arrivava quella che presumo fosse una donna, perché non si vedeva e non parlava, completamente velata. Era il periodo in cui la Danimarca aveva avuto il problema con le vignette su Maometto. Quella donna mi provocava una profonda inquietudine e insicurezza. Percepivo quasi come drammatico avere qualcuno vicino e non poterlo guardare in viso, in un luogo che era pieno di bambine e bambini.Ho scritto proprio un pezzo su quello che è successo qui a Lipsia (“Quante altre sfide per le donne?” del 22 gennaio 2014) e anche qui ora iniziano a vedersi donne completamente velate in giro per la citta’.

È di pochi giorni fa una notizia che io reputo una delle peggiori degli ultimi anni ma che ha avuto pochissima risonanza, credo, per via dell’ obbligo di essere politicamente corretti (ma che vergogna!). Un gruppo di pakistani ha violentato per anni delle ragazzine seguite dai servizi sociali, quindi già cresciute con svantaggi enormi, in Inghilterra. Hanno subito sevizie di tutti i tipi e in totale erano circa 1.400. Si avete capito bene l’enormità della cosa. Le ragazzine hanno più volte raccontato ai servizi sociali cosa succedeva ma tutto veniva fatto passare sotto silenzio, per paura di essere tacciati di razzismo! Questa storia allucinante di cui tralascio tutti i particolari per rispetto delle vittime è accaduta in Europa! ( “Nella mia Inghilterra gli immigrati sono liberi di stuprare” da Il Giornale del 28 agosto, se avete voglia di cercare su un qualsiasi motore di ricerca troverete tutto quello che volete).
Ma io mi chiedo dove sono le donne che avrebbero il dovere di commentare questa realtà? Perché nessuna delle nostre saggiste, scrittrici, femministe si è sentita in dovere di scrivere qualcosa in difesa di quelle povere bambine? La mia risposta è che siamo soggiogate da una cultura del “politically correct” a tutti i costi che ci impedisce di leggere la realtà che stiamo vivendo.
Siamo Europei e io mi chiedo per quale motivo le donne europee non si facciano avanti per prime dicendo che alcuni atteggiamento della cultura musulmana integralista non devono e non possono trovare spazio nel nostro continente. Abbiamo lottato per liberarci dalla nostra cultura maschilista e ancora lo stiamo facendo, ci arrabbiamo se un politico o un giornalista scrivono contro il mondo femminile seguendo stupidi stereotipi eppure accettiamo che nelle nostre citta’ compaiano donne che girano per le strade completamente velate. Girano incappucciati i prigionieri, quelli sequestrati dai terroristi dell’Isis e quelli della prigione di Guantanamo, e giustamente gridiamo all’orrore. Girano incappucciati i sequestrati e le persone private della libertà personale.
La nostra cultura legislativa vive sul riconoscimento e sulla responsabilità e identità personale. In molti paesi europei è illegale girare senza un documento di riconoscimento valido, su cui c’è una foto. Non posso dire ad altri paesi cosa fare ma alla “mia” Europa si! È un mio diritto e un mio dovere. La nostra libertà di donne e uomini viene da molto lontano. L’idea di Europa nasce già con Giulio Cesare, che la conquistò e trasferì conoscenze, acquedotti e strade, non solo guerre di conquista. Arriva dalla lingua latina comune per molti secoli che ha permesso a scienziati e studiosi di parlarsi in un periodo che altrimenti sarebbe stato solo segnato dall’ignoranza e dalla cecità. Siamo sopravvissute all’Inquisizione; è nata in Francia la rivoluzione francese con i suoi principi e l’Enciclopedia perché il sapere fosse aperto il più possibile. La nostra cultura nasce dall’essere ripartiti da due orribile guerre mondiali. Possiamo ben dire che le nostre libertà, che ormai diamo stupidamente, a mio parere, per scontate, si basano sul sangue versato da chi ci preceduto.
La nostra cultura sono Leonardo e le sinfonie di Beethoven e la lista sarebbe quasi infinita. Se si vuole dialogare con un’altra cultura bisogna aver chiaro da dove si viene e soprattutto bisogna avere chiaro che il dialogo presuppone l’incontro tra due realtàche vogliono questo dialogo, non una che parla e l’altra che non ascolta.
E allora cosa aspettiamo a dire che in Europa proprio per tutta la nostra storia il velo integrale non è accettabile?
Cosa aspettiamo a farlo noi per prime, donne che hanno lottato per avere riconosciuta la propria libertà e autodeterminazione?
Diciamo il nostro no, fermo e indiscutibile, a una piccola ma arrogante parte di cultura che vede ancora la donna come strumento nelle mani maschili. Solo in questo modo, probabilmente riusciremo a dialogare con la parte meno integralista, che è sicuramente la maggioranza.

Ed è solo in questo modo che riusciremo a far volare anche le altre donne verso un mondo migliore che ha bisogno di tutta la nostra forza e il nostro sapere e la nostra libertà per poter diventare più’ giusto.
Aspetto impaziente le vostre opinioni al riguardo.

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12 thoughts on “Se una donna visibile dice no alle donne invisibili

  1. La paura è uno dei piu’ brutti sentimenti che possa provare l’essere umano.
    Andrebbe davvero compresa, affrontata, analizzata.
    Va tenuta a bada o in poco tempo è la paura che tiene a bada noi.E non molla.

    La paura non produce ragione ma panico, rifiuto, incomprensione, chiusura.

    Peccato che qui trovo riunite le stigmate con le quali si vuole spaccare la società, e non quelle che , sono pur la maggioranza , che la uniscono.
    Si da cosi’ piu’ importanza ad un solo burqa, senza sapere che in percentuale è forse lo 0,00001%…Ovvero acquisisce ancora piu’ visibilità di tante altre donne musulmane che invece non lo hanno scelto…
    Vorrei aiutarti Fabrizia : questo articolo descrive le tue paure, e la tua rigidità nei confronti di diritti acquisiti da noi donne occidentali, che tu denunci in pericolo.
    Tranquillizzati : non lo sono, fin tanto che NOI donne ci crederemo e li rispetteremo.
    Perchè è questa la vera paura del burqa : che riesca a convincere l’opinione occidentale. Ma come puoi facilmente comprendere questo dipende solo ed unicamente dalle nostre società : siamo ancora liberi e in democrazia.Siamo noi a scegliere chi ci governa e che vota le leggi che regolano le nostre società.
    Il burqa fa dunque paura a chi non è sicura della propria identità, occidentale, che crede rimessa in gioco da una persona che pubblicamente vi rinuncia.
    Una persona, ripeto su centinaia di migliaia di altre non dovrebbe essere cosi’ rilevante.
    Eppure lo diventa, almeno a Lipsia?
    In Francia la legge del 10 ottobre 2010 rende definitivamente il burqa interdetto su territorio nazionale francese, proprio per i principi costituzionali di cittadinanza e riconoscibilità. Ma non è stato che l’ultimo passo di una riflessione sulla Religione che è nata piu’ di tre secoli fa con la Revolution, che è stata inquadrata nella cosiddetta Laicità alla Francese, che separa Stato e Chiesa.Li separa veramente, in Francia.
    Le conseguenze sono lungi dal poter essere applicate in Italia o peggio in Germania, dove la Chiesa protestante addirittura puo’ riscuotere imposte.
    Come conciliare il fatto che la Germania è diventata la prima terra d’immigrazione, e nel contempo negare ai “nuovi cittadini” il diritto di culto, come è acquisito da tutti gli altri cittadini?
    Come hanno fatto i francesi, ormai a 1 immigrato su 5 presente su territorio nazionale?
    (Ti do il link ragionato della legge che vieta il burqa in Francia, di tutt’altro che facile esecuzione.C’è la traduzione in tedesco, cosi’ per meglio comprendere.
    http://www.juspoliticum.com/La-citoyennete-fondement.html)

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  2. Buonasera Flavia, grazie per il tuo commento, sempre il benvenuto su questo blog.
    Non concordo: la paura non il panico o il terrore fanno parte della natura dell’umanità e spesso sono salvifici. Ho fatto una ricerca tempo fa sulla paura dei grandi atleti e grandi scalatori. Pensavo non ci fosse e predominasse l’incoscienza. Quanto mi sbagliavo! Messner ha raccontato di aver passato la notte in lacrime prima di una scalata importante e questa paura sana ci mette in guardia da situazioni che potrebbero metterci in una situazione di pericolo, dando per scontato che quello che abbiamo raggiungo sara’ per sempre.
    Ti ringrazio ma non ho bisogno di essere tranquillizzata, non sono nel panico per nulla anzi credo che l’ essere vicino ai cinquant’anni abbiano portato una grande serenità che non avevo quando ero più giovane. Hanno portato anche la consapevolezza che intellettualizzare ogni problema non serve a nulla, non risolve niente. Abbiamo bisogno si di analisi ma poi di azioni concrete. Questo si mi fa paura: un’ Europa di discussioni infinite che non prende decisioni importanti per il suo futuro. Analizzare troppo una situazione fa perdere la visione d’insieme e questo e’ un grande danno.
    Alla fine di tutto io dico che e’ una questione prettamente legislativa. La nostra legge e’ chiara circa il riconoscimento del viso e questo e più che sufficiente a impedire che si vada in giro con il volto coperto.
    Lispia e’ un città meravigliosa che ha ancora parecchie cicatrici dal suo passato e forse non ha in questo momento bisogno di altre sfide. La Francia, paese che stimo infinitamente per mille ragioni forse farebbe bene a rivedere le sue politiche di integrazione poiché integrazione non significa avere interi quartieri di Parigi dove non ci si mette piede e dove non andremmo mai a vivere, io perlomeno …ma se qualcuno mi dice che e’ pronto a farlo, mi piacerebbe avere il suo punto di vista.

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  3. Questo post solleva numerose tematiche e ha il merito di lanciare una interessante discussione. Mi limito alle ragazze abusate e alla controversia sulla tenuta islamica.

    Sono d’accordo con Fabrizia quando si indigna dell’omertà rispetto a certi abusi, anche se non penso si debba andare così lontano a cercare esempi: certe culture sono meno avanzate in termini di diritti umani, ma le aberrazioni ci sono anche da noi. Mi pare che Fabrizia dica: iniziamo a non accettare quelle che non c’entrano niente con noi, ma io non sono d’accordo: non dobbiamo accettarne alcuna! La realtà, ha ragione lei, è che non si osa più chiamare le cose con il loro nome e in generale si cerca di fare una politica che metta d’accordo tutti (ma non giova a nessuno). Anche io dico basta al politically correct, che è un modo per non prendere mai posizione, e dietro ciò c’è la paura. Nel caso esposto è la paura di venir tacciati di razzisti, visto che erano Pakistani (e con il suo post lei si espone: di certo non ha paura di essere considerata razzista pure lei e proprio questo ci vale la discussione in corso). Mi indigno per le ragazze abusate indipendentemente da chi abbia abusato di loro. Il discorso andrebbe ampliato agli uomini in generale, sempre difesi in qualche modo, spesso da altri uomini (anche dai media italiani nei casi di femminicidio – seguite le vicende e vedrete quanti “padri di famiglia esemplari” sono scusati dai tentativi dei media di mantenere lo status quo, e leggete il mio post-denuncia di agosto “Chiamiamo il gatto con il suo nome”). Riconosco però che in certe culture lo statuto sociale della donna è drammatico.

    Sul fatto che le tenute vestimentarie islamiche radicali vadano abolite in Europa sono in dubbio: se penso al principio sono ovviamente d’accordo: rispecchiano la dominazione maschile, negando alla donna un’identità propria, e non andrebbero perciò tollerate. Dunque, di principio se fossi certa di non peggiorare la loro situazione personale mi schiererei per l’abolizione, cosciente però che questa dell’abito è solo la parte scoperta dell’iceberg! Se però penso a queste donne come esseri umani, il dubbio mi assale: tanti anni fa avevo visto un film che mi aveva colpito moltissimo e che ancora oggi influenza quel che penso di burka, velo e altri. Si intitolava “40 m2 di Germania” e testimoniava la condizione delle emigrate turche costrette in casa. Mi resta oggi la certezza che, private della loro “protezione”, a queste donne verrebbe proibito uscire di casa. E a quel punto, addio integrazione, addio tentativi di cambiamento di mentalità. Il potere dell’uomo sulla donna sarebbe ancor più grande perché resterebbero isolate. Non solo negazione dell’identità, ma negazione della libertà! Figure pur inquietanti, mi inquieta dunque di più pensare queste donne private della possibilità di confrontarsi e aprirsi alla nostra cultura, fattore di crescita da entrambe le parti. Mi dico che accogliendole così come sono possiamo pian piano erodere certezze millenarie e innescare un cambiamento. Temo che obbligarle a vestirsi come noi accentuerebbe la loro segregazione e per me la cosa più importante è il miglioramento delle loro condizioni di vita, che non sarebbero decenti senza la possibilità di far parte di una comunità che vede le cose diversamente e che le possa aiutare (senza l’illusione che ciò sia possibile in tempi brevi e che esse lo vogliano). Capisco la paura che sotto un niqab (o anche un burka) si possa in realtà celare un uomo malintenzionato ma di solito si è contro per principio. Ogni caso andrebbe valutato singolarmente ma, in assenza di certezze che l’abolizione delle tenute estreme sia cosa buona per loro, non interverrei. Un cambiamento di abito presuppone molto di più di una qualsiasi legge per imporlo: se noi donne liberate andassimo a vivere in una tribù della Papuasia la cui cultura prevede di girare nude, siamo sicure che riusciremmo a farlo? Naturalmente tutte queste riflessioni vengono a scontrarsi con la realtà: se io dovessi andare in un paese islamico radicale dovrei adattarmi, di certo non potrei aspettarmi comprensione solo perché la mia cultura è diversa. E allora tutto viene rimesso nuovamente in discussione, in una girandola di idee che non riesce a fermarsi su una risposta sempre valida e della quale io possa dirmi certa.

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  4. Paura, elenco di fatti che costituiscono la classica amalgama di chi non comprende, non conosce, non ha vissuto…
    L’amalgama confesso dopo vent’anni di vita in Francia mi stanca.
    Peccato 🙂
    Come vorrei rispondere, ma se devo litigare, no, non mi va.
    Non si cambia l’opinione di gente che sa già tutto. Che continui a crederlo, e faccia le sue proprie esperienze.
    Noi in Francia, terra in cui 1 persona su 5 è di origini straniere, l’abbiamo fatta.
    PS.E i piedi a Parigi , almeno i miei, Fabrizia, tranquillizzati : arrivano dappertutto.
    Buona continuazione.

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  5. Buonasera a tutte, ringraziando ancora per il tempo che dedicate a questa discussione, che era sinceramente quello che desideravo, poter discutere e confrontarsi. Carissima Manuela quello che tu esponi e’ anche uno dei mie dubbi, devo dire quasi l’unico riguardo al velo integrale. Se lo si vieta a queste donne verra’ tolta la possibilità di uscire del tutto. Anche io mi sono posta questo problema. Non ho la verità in tasca ma mi sono risposta cercando di osservare la realtà: le donne completamente velate non si mischiano per nulla con “noi”, mai. Stanno tra di loro. Credo che oltretutto il velo impedisca loro quel gioco di sguardi che abbiamo tra amiche o tra mamma e figlio/a quando si esce da casa. Spero che quelle che stanno in casa, avendo accesso ai media (TV e Radio) possano rendersi conto di un’altra realtà e lo stesso vale per quelle che avendo figli li devono (anche qui lo impone l’ordinamento Europeo) mandare a scuola e quindi si rendano conto di una cultura diversa. Non pretendo che si vestano “come noi”, ci mancherebbe, il mio problema rimane il velo integrale, poi che ognuno si vesta come meglio le pare, non ho problemi al riguardo. Ma certo e’ una situazione dolorosa comunque, su questo sono d’accordo. Ma per questo mi riallaccio a Flavia. Io non so tutto anche se mi piacerebbe, so solo qualcosa, ma questo qualcosa e’ essenziale nella mia vita. Quando ci si prende la responsabilità’ di portare in giro per l’Europa quattro figli si devono continuamente fare scelte importanti, in culture diverse, in momenti diversi e quel qualcosa che conosco e’ essenziale per dare ai mie figli un’identità culturale e consapevolezza delle proprie radici. Giuste o sbagliate che siano ma non si possono fare scelte continue senza sapere chi si e’, senza naturalmente conoscere tutto ma anche senza mettere sempre e tutto in discussione.
    Mi dispiace se ho dato l’impressione di essere arrogante perché non era questa la mia intenzione.
    Su una cosa siamo d’accordo vivere così, nel continuo confronto e’ eccitante e bellissimo ma molto, molto faticoso sopratutto se da genitore quando sbagli troppo, tutto questo ricade non solo su di te ma sui tuoi figli.
    Comunque grazie per i vostri interventi così pacati e educati, nonostante non sempre la si pensi allo stesso modo. Quando ho deciso che avrei scritto questo pezzo avevo mille dubbi, la molla che ha fatto scattare il si, e’ stato dimostrare ai miei figli che dobbiamo avere il coraggio di scrivere e dire cio’ che pensiamo, in modo onesto e coerente per quanto possibile, disposte a pagare il prezzo del dissenso da parte di altri, sopratutto gli amici e quelli che pensiamo simili a noi. Questo dibattuto nel nostro piccolo e’ un grande esempio di civiltà grazie a voi. Oggi Sasha e Selina (due dei miei figli) si sono litigati il computer per leggere i vostri interventi. Che dire, bellissimo!

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  6. Allora provo a rispondere ad alcune delle questioni fondamentali alle quali ti appelli, Fabrizia( devo dire con una onestà che ti fa onore, sia chiaro):
    – dare un’identità ai tuoi figli : tu pensi davvero che siamo noi e solo noi “genitori” a dare l’identità ai nostri figli? Possiamo sicuramente fare molto, ma l’identità alla fine sarà una scelta loro, personalissima, frutto di interessi, frequentazioni ed amicizie, che mi auguro avranno scelto fondamentalmente da soli, a partire dalla scuola. Tutt’altra cosa l’identità, confrontata alle regole del vivere comune. La nostra è una società evoluta in quel senso : ovvero multietnica eppure ricca, molteplice. Ovvio che il burqa e soprattutto credo per noi donne è un pugno nello stomaco.Una ferita profonda. Alla quale si reagisce, in mancanza di legislazione europea, con la paura e la difesa : ora, si puo’ facilmente dimostrare che difesa, senso di impotenza e paura sono i primi propellenti verso i populismi, oggi tanto di moda, e in Italia ne sappiamo qualcosa. Il populismo sintetizza, cerca appunto “l’essenziale” in un concetto, in poche parole, e ancor meno approfondimenti. E’ il prodotto appunto della paura e si esprime per amalgame che sembrano suonare come “verità”.
    Ma metti anche sulla bilancia per favore la nostra grande crisi di valori in Occidente : difatti è solo l’indebolimento di questi valori, che ne fanno temere la sopraffazione di “altri” meno degni della nostra Civiltà. Ma nulla puo’ una Civiltà se questa non ha piu’ forza in se’ stessa, se ha perso i veri punti di repere, di coesione : l’individualismo sfrenato, un capitalismo che non sempre rappresenta progresso, ma schiavitu’ al prodotto, al potere di acquisto eccetera, non fanno di noi delle società ancora sicure di se’ stesse. E’ ben questa crisi di valori, che ci fa sentire cosi’ deboli e impotenti nei confronti di pochi barbari? Come mai un elemento marcio su decine di migliaia fa qualcosa di immondo, ed immediatamente diventa rappresentante di quella società? Perchè si prova tanta paura, tanta impotenza e perchè la frustazione della non-azione, porta solo a re-azioni : vegetative, appunto.
    La Paura cara Fabrizia, non è la definizione che ne dai tu relativandola a sportivi che sfidano le proprie paure, intese come propri limiti fisici e psichici, per poterle dominare, per sviluppare quel coraggio, cosi’ benefico e guida delle nostre scelte vitali di spazio, esistenza e visione.
    La stagnazione nella Paura “culturale” porta solo un ripiegamento nelle proprie convinzioni, nel proprio perimetro, e guai al “diverso” che tenta di superarlo…Confini immaginari, contro diversità colpevoli di esistere…ma descritti col ventre, non con la Ragione.
    Ho reagito male alle tue affermazioni sul burqa, perchè se rileggiamo le prime due lettere in poche righe si ritrovano insieme citati con la giustifica che sono “episodi che lasciano tracce cosi’ profonde che è difficile dimenticarli”… e si snocciola come una serie di supplizi:
    – “LO SGUARDO CATTIVO DELL’OPERAIO CHE MI GUARDA COME UNA PROSTITUTA” : proiezioni …e se fosse stato concreto, cultura musulmana o quello che vuole, lo avresti dovuto semplicemente sbattere fuori di casa!;
    – subito dopo la moschea il parco gioco attiguo “ANDRAI ALL’INFERNO!” : Fabrizia cara! Ti sarai dunque accorta solo adesso che la nostra è un epoca “ad alto tasso di religiosità”? Perchè se ti sciocca una simile frase, ti ricordo che noi le abbiamo sempre sentite e fin da bambine in Italia…la Democrazia Cristiana proponeva né piu’ né meno una teocrazia, e a questo titolo la Secolarizzazione in Italia non c’è mai stata, almeno come quella dopo la Riforma di Luthero che c’è stata ad esempio nel Nord…Da noi, si sa come è andata a finire : rogo di Giordano Bruno & Controriforma….Quindi : perchè ti spaventi di fronte a una musulmana che ti minaccia l’inferno, quando da noi basta fare amicizia con altre suore, come piace fare a me, atea convinta, o mettere piede in una chiesa e rischi altrettanto ?
    – poi vai avanti e sinceramente ammetti che una DONNA COMPLETAMENTE VELATA IN UNA PISCINA IN DANIMARCA davanti alle tue bambine e aggiungi ,a didascalia di questa immagine che ammetti ti provoca inquietudine ed insicurezza che era il periodo delle vignette di Maometto…Eppure che nesso si puo’ fare con un burqa integrale e simili violenze? Nessuno : solo una amalgama. Re-azioni vegetative aggiungo io, che purtroppo non si traducono in Azioni ma chiudono e rodono in profonda e difensiva PAURA.
    Se invece si dicesse che in un luogo pubblico si dovrebbe pretendere, soprattutto per i minori, che i tratti siano riconoscibili per legge come descritti nella Carta d’Identità, e si aggiungesse che sempre per il principio di Laicità i minori in luoghi dove apprendono a vivere come scuole e corsi di gym non possono essere esposti a simboli religiosi che potrebbero turbarne il normale sviluppo, questo si ha un senso e alla lunga si dovrebbe tradurre in azione anche là dove la laicità non è ancora arrivata…Fabrizia, sappi che da noi in Francia le scuole cattoliche PRIVATE possono mettere tutti i simboli religiosi che vogliono, e magari farsi pure la preghierina in mensa. Privatamente. Perche’ per Legge la scelta religiosa deve restare libera individuale e soprattutto discreta e privata.
    Che la Religione dunque sia innazitutto una scelta individuale e privata : solo cosi’ potrà essere sopportata da tutti. Ecco perchè da noi in Francia ripeto : nessun burqa per strada o peggio alla guida di una macchina per es.,o in tribunale, dal medico; nessun crocefisso in aula, e per le ragazze musulmane nessun velo in testa che ne nasconda i capelli. In Francia la legge lo vieta. La Laicità detta alla Francese è ben diversa dalla parola “laicità” espressa come una banale libertà di culto…non c’entra molto con i discorsi vaghi che sento proferire ad esempio in Italia, perchè la Laicità alla Francese è Legge, e come tale uguale per tutti.
    – continui poi la citazione perchè ti senti “in tema” del gruppo di “pakistani che violentano per anni ragazzine…Cosa c’entra, ancora una volta con una donna che porta il burqa e come rispondere a tutti questi concetti se non pubblicando un’enciclopedia che ritracci la storia del Pakistan, la stroia dell’India, dell’Inghilterra, delle religioni….davvero messi insieme cosi’ come un mazzo di fiori….
    I tuoi commenti alle tue realtà che vedi con lo stomaco e la paura, piuttosto che con la comprensione della Ragione e dell’approfondimento , si trasformano facilmente in un POT-POURRI nel vero senso letterale del termine…:-)
    (continua…mi scuso della lungaggine…)

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  7. Quindi l’elaborazione vincente di immagini raccapriccianti quali burqa, o in questi giorni come violenze gravissime contro la vita umana, è l’organizzazione.
    E per potersi organizzare in azione, bisogna uscire dal circolo vizioso della “re-azione” : che ci detta di rifiutare, condannare, escludere, cancellare…Ma ci lascia tutte queste “belle” pentole, senza coperchi, perchè le esculsioni una volta iniziate se ci fai caso non hanno mai fine…e diventano separazioni, fenditure di una società, scissioni…Una società spaccata è destinata a morire.
    Una società moderna invece, che sa adattare la sua democrazia in funzione dei cambiamenti che si presentano, si rivela piu’ forte per la sua sopravvivenza.
    Uno dei cambiamenti fondamentali delle nostre società è stata incontestabilmente l’immigrazione, e proprio l’esempio tedesco ha dimostrato da tempo come è importante saperla accogliere,e saperla integrare al processo produttivo.
    Questo enorme cambiamento merita dunque una analisi approfondita nei suoi aspetti non solo religiosi, ma culturali ed economici.

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  8. Carissime sono molto contenta di questa discussione a cui vorrei dare un contributo.

    Vorrei fare alcune osservazioni innanzitutto sulla paura in quanto sentimento tra i più umani e naturali che l´essere umano, sia esso donna o uomo, possa avere e perciò comprensibile.

    Cito da :www.benessere.com
    Che cos’è la paura?
    “Con questo termine si identificano stati di diversa intensità emotiva che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l’apprensione, la preoccupazione, l’inquietudine o l’esitazione sino ad una polarità patologica come l’ansia, il terrore, la fobia o il panico”.

    Quella che definisce Fabrizia è per me la prima, ovvero una reazione ad un fastidio, ad un sentimento di malessere latente che provoca apprensione preoccupazione.Quella di cui parla Flavia è per me il secondo tipo di paura che provoca cioè fobia,panico, terrore.
    Regimi despotici come il nazionalsocialismo e il fascismo senza il sentimento della paura non avrebbero avuto sicuramente il successo che hanno avuto. Il bellissimo film girato su Sophie Scholl fa capire come sarebbe stato sufficiente più coraggio per evitare lo sterminio di 70 milioni persone.

    Ora vorrei parlare della mia esperienza personale e cosa penso sull´ integrazione visto che adoro i paesi arabi e vivo all´estero dal 1992. Quando sono stata a Aleppo nelle 1995 l´ho sentita una città persa, sempre più simile al nostro mondo occidentale, altrettanto vale per la bellissima cittá di Petra in Giordania dove società americane costruivano o volevano costruire i loro alberghi seguendo lo stile americano.

    Rimasi sorpresa quando durante una trasmissione televisiva venne fuori che Atta, la “testa” del gruppo terroristico delle torri gemelle ebbe una vera e propria conversione al terrorismo durante la sua tesi di laurea fatta sullo sviluppo urbano di Aleppo. Nel suo lavoro, criticò il modo in cui i grattacieli e i moderni progetti di sviluppo stessero rovinando il tessuto della città siriana, bloccandone le strade ed alterandone la skyline” (Wikipedia)

    L´oriente ha paura dell´invasione dell´occidente, l´occidente ha paura dell´invasione dell´oriente. Un abitante di Lipsia mi disse che quando vide la prima donna con il velo (non integrale) rimase senza parole, perché non aveva mai visto una cosa simile, era il 1991.
    Osservando la storia della Germania credo che specialmente una paese che ha causato i più drammatici conflitti bellici mai avvenuti nella storia, il mescolarsi di più popoli sia stato e sarà sempre la sua salvezza. In Germania sono stati gli italiani, i turchi, i greci a ricostruirla. Anche dal punto di vista culturale la Germania sta’ oggi approfittando della presenza di tanti turchi basta pensare al cinema e al teatro. Sono turchi o sono tedeschi? Probabilmente sono entrambe.

    Riguardo il Burqa, la mia posizione è molto chiara:chi vive in un determinato paese deve automaticamente accettarne le regole altrimenti è pregato di andare altrove. In Europa per strada devi essere riconoscibile, chi commette un danno e non è riconoscibile spiazza me che sono riconoscibile. Perché poi?
    Sarà sempre una scelta democratica di ogni paese democratico cambiare le proprie leggi perché è cambiata la società, le esigenze di ognuno ecc.

    Sul Burqa e su tanti altri argomenti che riguardano le donne musulmane vorrei tanto ascoltare le donne che lo portano. Sono felici e se si perché? Si sentono libere? Hanno paura? Come faccio ad incontrarle a parlare con loro ed evitare di non fraintendere quello che dicono se non le posso guardare negli occhi?

    Senza tolleranza, flessibilità e sana curiosità per l´altro non c´é futuro, senza accettazione e comprensione delle sue paure e delle sue insicurezze neanche.

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  9. Si davvero interessante la discussione, ma va messa sul binario, perchè ancora deraglia 🙂
    Si potrebbe a questo punto stabilitre almeno un punto fermo del dibattito?
    Ovvero : si è capito, o no, che il terrorista, la burqa, sono casi specifici che rappresentano lo 0,0000 1% del mondo musulmano?
    Perchè vedo che si continua con leggerezza a citare attentati, e altri orrori che ovviamente ci hanno colpito(e fatto PAURA, l’unica paura possibile e che genera incomprensione, rifiuto e ripiegamento su se’ stessi, pensando di poterlo fare perchè “titolari” di identità “rispettabili”, perchè storicamente convalidate….)
    CIOE’ : vi chiedo molto pragmaticamente:
    conoscete la percentuale di terroristi, terrori e attentati, o burqa tra la popolazione musulmana?
    Noi in Francia ne abbiamo piu’ di 5 milioni : un cittadino su 9 francese è musulmano.
    E non ha niente, ma niente a che fare con burqa, terrorismo, vignette di Maometto, o stupri in Pakistan….!!
    Puntualmente per fare una comparazione, mi indigno ogni qual volta sento parlare della Germania, per es. della Sassonia, la nostra regione(perchè io pure bazzico in zona a Dresda appena posso :-)) “famosa per i seggi eletti nel parlamento regionale de l’NPD….”come se tutti fossero loro simpatizzanti? Semplicemente è falso!!
    Chi tra i tedeschi si identifica con l’NPD??? Sarebbe estremamente ingiusto “semplificare” banalizzando la presenza del partito neonazi in Sassonia, eppure c’è chi lo fa.Guardando la trave che ha nell’occhio, non certo la realtà!!
    Sarebbe ecologico per la mente e salutare per il corpo, piuttosto che occuparsi del decomplessato benessere sfrenatamente individualista, dottrina e religione indossata come la moda “casual” del nostro tempo, cercare di comprendere che il futuro sta cambiando, che la tecnologia ci avvicina comunque, e che comunque diverse società, diverse religioni, diverse mentalità dovranno e potranno creare qualcosa di buono…
    Ma insieme : non c’è futuro per chi continua a distinguere, separare, emarginare giudicare la diversità.
    E proprio noi, cittadine multilingue e viventi da anni all’estero, ne siamo gli eccellenti portavoce…
    Poi Lilly : andare a visitare i paesi arabi, vuol dire scoprire che in Arabia Saudita esiste la pena di morte : e per scimitarra!!Ovvero decapitando in pubblica piazza il condannato.
    Noi è a questo che dovremmo pensare, se si vuole avere un panorama completo della realtà, ahimé spesso dolorosa nelle teocrazie, e per quello in piena ebollizione.
    (PS.mi scuso, ma mi tengo ben alla larga dai siti che ne propongono “benessere” in tutte le salse, ora buddhiste, ora fisiche e metafisiche…so da sola cosa è bene per me e chi vive con me…e alla fine sono poche ed essenziali : basta conoscersi ed essere prima di tutto presenti a se’ stesse, coscienti di se’.Il vero grande benessere spesso invisibile a coloro che lo cercano disperatamente …)

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  10. Ringrazio tutte voi per la discussione così vivace ed interessante. Oa dobbiamo discutere anche per trovare un modo diverso di avere i commenti. Ne vogliamo tanti e così interessanti noi delle LDV ma dobbiamo trovare una nuova modalità di gestirli per non intimidire altre/i che volessero partecipare. Qualche idea?

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