Donne in vista

Lina Bo Bardi: Together

Tempo fa ho visto a Berlino, presso il DAZ Deutsches Architektur Zentrum, una mostra sull’architetta italiana Lina Bo Bardi curata da Naomi Blager, in collaborazione con l’artista olandese Madelon Vriesendrop e il filmmaker Tapio Snellman.

Lo spazio della mostra a Berlino non era grande ma sufficiente per dare un’idea di chi era questa donna architetta e designer che ha vissuto e saputo vivere la sua professione in toto.

Nasce a Roma nel 1914 da una famiglia di genovesi.

Dopo la laurea in architettura si trasferisce nel 1940  a Milano dove lavora per architetti di fama internazionale, come Giò Ponti. Per un ì anno è direttrice delle rivista di architettura Domus.

Nel 1948 parte per il Brasile lasciando un’ Italia distrutta dalla guerra. Durante un’intervista alla domanda del perché non costruí nulla in Italia, lei rispose: “Non ho costruito nulla, perché allora in Italia si pensava solo a distruggere.”

La Casa de VidroArrivata in Brasile si occupa di Interior Design. La sua nuova patria la affascina, si appassiona per la sua cultura, la tradizione, la storia delle “origini”.

Nel 1951 prende la cittadinanza brasiliana.

La Casa de Vidro è uno dei suoi capolavori. Realizzata nel 1951 in mezzo alla foresta amazzonica è un manifesto di purismo moderno contrastato dai mobili barocchi raccolti in Europa e dalla natura lussurreggiante circostante.

Oggi è mecca per architetti di tutto il mondo e centro culturale per scambi culturali.

“Donna Lina”, come allora veniva chiamata da tutti coloro che la conoscevano, lascia, oltre alla Casa de Vidro, un’altra pietra miliare dell’architettura brasiliana: il centro sociale “Pompeia”, uno dei suoi lavori piú grandi.

Lina Bo Bardi Pompeia, 1977jpegOggi edificio-simbolo di un quartiere fre.quentato da tutti gli abitanti. Lina costruisce con gli abitanti, per gli abitanti e lascia un segno per sempre.

Importante non è solo l’aspetto del costruito, gli spazi, i materiali (non sopportava il decorativismo e il dogmatismo dettato dalle proporzioni) ma la vita all’interno di esso.

Un suo collega la ricorda cosí:”nessuno come lei risvegliò le coscienze dei cittadini, li rese orgogliosi della loro storia, partendo da quella primitiva, delle origini piú volte distrutta e e rimossa dalle popolazioni colonizzatrici”

Oggi come allora, la popolazione del Brasile comprendeva indigeni, africani, europei e asiatici.

L’ ideale di Lina è vivere in una società multi-etnica senza prevaricazioni.

” ..si puó essere nero, bianco, giallo, provenire dal nord o dal sud e rimanere comunque cittadino dello stesso paese. Per questo è necessario acquisire sicurezza di sé e della propria provenienza.

Una vera comunità internazionale si costruisce con l’orgoglio di sé e rispetto verso gli altri.

Lina Bo Bardi at the construction site of the MASP building copyLina lavora in équipe con le maestranze, i tecnici e gli ingegneri.

Trasferisce l’ufficio direttamente in cantiere per essere in loco.

Pompeia è un luogo dedicato ai giovani, ai bambini, agli anziani. è un posto dove tutti possono stare insieme.

Nei film girati da Tapio Snellman è bellissimo vedere i giocatori di scacchi vicino alle signore che chiacchierano, mentre fuori un gruppo di ragazzi giocano a calcio.

Non c’è ghettizzazione ma scambio continuo.

Oggi a tanti anni dalla sua morte, avvenuta il 20 marzo del 1992, le sue riflessioni sulla società  brasiliana sono più che mai attuali: tolleranza, rispetto, curiosità costruttiva verso altre culture.

“Non ci sarà un linguaggio comune che annienterà le differenze, ma tanti linguaggi diversi”

Grazie Lina!

La mostra è itinerante. Si trova fino al 5.10.14 alla Triennale di Milano

 

Per approfondimenti:

www.linabobarditogether.com

 

 

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One thought on “Lina Bo Bardi: Together

  1. Bellissimo, se riusciro’ ad essere a Milano, ci vado, GRAZIE!!
    PS.Ultimamente e forse perchè stimolata dalla voragine di critiche e lagne che stanno ingoiando tutti noi nelle reti a-sociali (:-)) mi soffermo volentieri sui messaggi che uniscono diversità, piuttosto che distinguerle, come ad esempio questa sconosciuta architetta italiana…Devo dire che ormai a Berlino ci vado almeno un paio di volte all’anno : rappresenta il probabile futuro della città europea…

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