Donne in vista/Esperienze

Il decalogo delle donne

Sono giorni che cerco di scrivere un pezzo in risposta a un articolo del Fatto Quotidiano, ci penso ma non riesco a trovare quello spazio giusto per scrivere cose sensate. Questa mattina mi sono alzata prestissimo per trovare il giusto momento, ma poi i bisogni della mia numerosa famiglia hanno, come spesso accade, preso il sopravvento. E questo è indicativo di quello che succede nella vita di molte donne tutti i giorni: lo spazio per la creazione è schiacciato da una quotidianità incombente.

L’articolo è della psicanalista Marina Valcarenghi. Per favore, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ora vi racconto come la penso io. Nel suo articolo, la psicanalista racconta come ad un convegno un collega sostenga che “il costante aumento di donne psicologhe ridurrà inevitabilmente la nostra materia all’accudimento, al sostegno e all’orientamento, a scapito della ricerca e della dimensione scientifica”. Ancora: “ma si constata, non senza amarezza, l’inevitabile degrado delle professioni intellettuali nella misura in cui finiscono in mani femminili”.
Questo è il mio decalogo per promuovere donne che creano nuove teorie e fanno ricerca in modo creativo.

        1. Non facciamo le “vittime”, agiamo in prima persona per cambiare le cose che non funzionano, decidendo quali sono le priorità, senza aspettare che qualcuno lo faccia per noi. Un uomo che lavora in questi ambiti se torna a casa la sera può chiudersi nello studio e continuare a pensare, elaborare. La creatività ha bisogno di tempo fisico. Una donna se ha famiglia deve occuparsi dei figli e della gestione del quotidiano, manca lo spazio temporale per poter avere il tempo necessario alla creazione. Abbiamo bisogno di strumenti per delegare una parte del processo di cura.
        2. Votiamo, quando ce lo permetteranno, per chi ci rappresenta veramente e non per una politica che continua ad usare le donne come “specchietto per le allodole”. La mia carissima amica, Prof. Barbara Pojaghi, in tempi non sospetti sosteneva che se le donne aspirano a una società più giusta devono smetterla di fare l’assessore alle politiche per l’infanzia ma devono prendere in mano i “cordoni della borsa” e essere assessori alle politiche economiche.
        3. Difendiamo a spada tratta il sistema educativo pubblico italiano. Se vogliamo avere spazio per una vita professionale di spessore senza rinunciare alla vita familiare abbiamo bisogno di asili nido, dove poter lasciare i nostri figli, sicuri che verranno presi in carico nel modo migliore. Abbiamo avuto per anni i migliori asili nido al mondo. Dobbiamo opporci e denunciare lo smantellamento di questo sistema a favore del privato che o non offre la stessa qualità o ha costi esorbitanti che solo pochi potranno permettersi.
          L’ emancipazione passa per un sistema sociale che funziona, i cui costi ritornano in termini di benefici.
          Se non lo difenderemo noi non lo farà nessuno al nostro posto.
        4. Siamo lungimiranti, non guardiamo solo ai nostri problemi ma anche a quelli di altre amiche, se il nido non riguarda più me direttamente lo difendo comunque, magari riguarderà mia figlia tra qualche anno.
        5. Rimettiamo in discussione il modo in cui educhiamo i nostri figli “maschi”: se avete amiche, mamme di figli maschi, ci sarebbe molto su cui ancora discutere circa questo argomento.
          Pensiamo ancora oggi in Italia a come si ostenta l’ “aspetto un maschio”, riflettiamo e non ditemi ipocritamente che non succede più: io purtroppo lo sperimento spesso. Questo si accompagna a orribili pregiudizi: “i maschi sono più portati per le materie scientifiche”, oppure “le femmine sono brave in matematica ma perché studiano di più”.
          Rileggiamoci “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti, libro piuttosto datato, ma, purtroppo, ancora tanto attuale.
        6. Non modelliamoci sulle caratteristiche maschili. Credo che siamo diversi e complementari e ci sia bisogno di entrambe le visioni del mondo per esprimere il meglio della razza umana. Piuttosto “copiamo”, modelliamoci su tutti gli esempi positivi che ci vengono dal mondo maschile e femminile in termini di leadership, organizzazione e comunicazione, senza paura. Tutti hanno copiato, anche le grandi/i grandi della storia e poi hanno espresso il loro punto di vista originale.
        7. Non abbiamo paura del potere, le poche volte che ci viene offerto. Qualche tempo fa ho avuto un’offerta che avrei voluto condividere con un’amica in gambissima, lei ha detto di no, la spaventava la visibilità in prima persona – debbo dire che spaventava anche me, ma ho detto di sì. Dobbiamo avere il coraggio di rischiare non solo per le persone a cui vogliamo bene ma anche per noi stesse.
        8. Difendiamo questa Europa, seppure con mille problemi. In questa Europa esprimiamo, tramite alcuni paesi, l’espressione migliore dell’umanità, a mio parere (penso a tutti i paesi del Nord Europa, dove non a caso emancipazione femminile è molto più avanti). Non guardiamo a modelli anglosassoni e americani che si esprimono spesso in un liberismo sfrenato ed egoista, promuoviamo piuttosto modelli di stato sociale che sono inclusivi e non solo competitivi. Noi donne, proprio per le nostre peculiarità, ne abbiamo bisogno: non potremmo sopravvivere nel modello americano senza dover rinunciare a dei pezzi della nostra essenza.
        9. Ribaltiamo in modo creativo il fatto che la cura e l’accudimento non vadano d’accordo con la ricerca e con la dimensione scientifica. Si può curare e accudire in modo creativo e usare nuovi paradigmi per “creare” nuove idee di società, nuovi modelli anche nella ricerca scientifica. Solo noi possiamo rivendicarlo e dare la giusta visibilità a questa possibilità.
        10. Guardiamo al passato e rileggiamo i grandi della storia in varie discipline. Sempre più si accenna al fatto che le donne che stavano accanto a grandi uomini hanno direttamente contribuito alle loro creazioni, pur non avendo nulla di riconosciuto (vedi il nuovo documentario su Anna Magdalena Bach, gli studi sulla vita di Clara Schumann, il fatto che pare che molti degli studi di Einstein fossero frutto anche del lavoro della moglie) ma non guardiamo al passato con senso di rivalsa a tutti i costi. Come dice Anna Costalonga, facciamolo guardando al futuro, non al passato, facciamolo “per aprirci un altro orizzonte”, come dice lei, imparando a non rimanere nell’ombra.

Crediamo in noi stesse, studiamo, aiutiamoci, sosteniamoci non contro qualcuno ma con qualcuno. Uomini e donne devono lavorare insieme per andare incontro e accettare le sfide globali che ci stanno aspettando.

E concludo con un’evviva all’ italiana Fabiola Gianotti,  da poco nominata direttrice del CERN di Ginevra, fisica e ricercatrice e esempio illustre –  non in quanto donna, ma in quanto persona competente e di talento.

 

Fabiola Gianotti

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11 thoughts on “Il decalogo delle donne

  1. Sono shockata dal fatto che a un convegno di quella “serietà” un ricercatore osi affermare cose simili. Sono amareggiata che nessuna l’abbia rimesso al suo posto, tantomeno donne che, per la loro formazione, dovrebbero essere ben in chiaro sui meccanismi di svalutazione del femminile. In questi modi subdoli si manifesta oggi la misoginia e dimostra chiaramente che neppure le donne più emancipate vi sfuggono perché è ancora troppo radicata in entrambi i sessi.

    Mi pare che al tuo decalogo manchi solo un punto: i mariti, i compagni che condividono la vita delle donne! Dove sono? Quale è il loro ruolo? L’accudimento dei bambini deve essere fatto anche da loro, non solo dagli asili nido. L’outsourcing del lavoro famigliare è senz’altro in parte giusto, anche per motivi di socializzazione del bambino, ma non dimentichiamo che verrà fatto ancora e sempre dalle donne (prendendosi ancora una volta il loro tempo, stavolta contro denaro). Dove sono gli uomini, in tutto questo? Come mi diceva mia figlia già a 6 anni: “dei bambini si occuperà anche mio marito perché saranno anche figli suoi”. Quindi integriamo bene questo concetto nel modo in cui educhiamo i figli maschi! Mi pare che nello sviluppo di questa società, se vogliamo che le donne possano creare e agire, sia necessaria una rivoluzione nel modo di gestione della famiglia e nella mentalità maschile. E noi donne, che siamo in prima linea nell’educazione, dobbiamo agire in questo senso.

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  2. Grazie di questa bella riflessione, che condivido appieno. Mi sento solo di aggiungere, al punto “Non abbiamo paura del potere,”, che è importantissimo a mio avviso anche sostenere il potere di altre donne. Noto fin troppo spesso donne che ricadono negli schemi maschili nel giudicare il potere faticosamente conquistato da altre donne, anziché sostenerle ed essere contente per loro. Non dividiamoci non appena arriviamo in alto, ma facciamo rete e teniamoci per mano!

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    • Sono d’accordo, le donne non devono avere paura del potere, anche perché sono certa che lo userebbero a buon fine, contrariamente a tanti uomini. (Mia figlia, pochi giorni fa guardando il telegiornale mi dice: Ma mamma, non ti pare che tutte queste cose brutte le facciano sempre degli uomini?)
      E poi dobbiamo assolutamente sostenerci a vicenda, cosa che spesso non avviene. Con il mio gruppo di discussione Femmes Parlantes ci siamo chieste dov’è la solidarietà femminile, forse vi interesserà leggere le nostre conclusioni sul blog.

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  3. Grazie, Manuela, è vero, la condivisione – divisione degli oneri e dei diritti deve essere ugualmente ripartita fra uomini e donne. Il caso dell’educazione dei figli è il più lampante e non è l’unico. Sembra un paradosso (e non lo è), ma l’emancipazione delle donne passa anche per l’ “emancipazione” o meglio, l’affrancamento degli uomini da cliché sociali e comportamentali

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  4. Cara Roberta, grazie del tuo commento e della tua condivisione! Sostenere il potere di altre donne è un’esigenza fondamentale e non ci stancheremo mai di sottolinearlo! Le Donne Visibili cercano di attuare proprio questo in fondo, una rete solidale fra donne!

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  5. Carissime amiche, ringrazio tutte per i commenti, tutti interessanti e con tanta voglia di continuare la discussione da parte mia. Grazie Anna per aver risposto subito alle nostre amiche e certo non posso che essere d’accordo con Roberta: non dobbiamo avere paura del potere. Il fatto e’ che molte di noi non sono state educate a questo ma sono sicura che sostenendoci insieme potremmo farcela e la nostra professionalita’ e serietà nel fare le cose giocherà un ruolo essenziale.
    Il commento di Manuela mi ha fatto riflettere non poco, sono sposata da 20 anni e per ora e’ stato un bellissimo matrimonio e sono d’accordo con la piccolina di Manuela ma io non ci ho neppure pensato. Mio marito lavora tantissimo e spessissimo viaggia quindi so che me la devo cavare da sola. Credo che sia il modello sociale che deve cambiare ma la vedo ancora lontana, le ore lavorative sembrano allungarsi anziché accorciarsi e non e’ questo quello di cui abbiamo bisogno. In un prossimo pezzo che ho spesso anticipato ma mai scritto vorrei discutere con voi proprio dia questo: quale modello di società per una famiglia più equilibrata nei ruoli?
    A presto care amiche e grazie ancora per aver dedicato il vostro tempo prezioso alla nostra discussione.

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    • Rispondo a te e a Ad Sidera per la condivisione dei lavori di cura dei figli e della casa. Ci sono cose che diamo per scontate, a volte senza rifletterci, altre perché la situazione è tale che non possiamo fare altrimenti. Non bisogna colpevolizzarci per questo ma riflettere a come possiamo cambiare le cose se arriviamo a un punto di disequilibrio. Purtroppo la situazione vuole che spesso, anche volendo, si sia costretti alla divisione classica e questo non è un male in sé. Diventa un male quando una delle due parti (la donna in generale) viene privata della possibilità di portare il suo contributo a questa società perché troppo presa dai lavori domestici. La cura e l’educazione dei bambini è un compito fondamentale, ce lo dimentichiamo spesso,e io voglio svolgerla al meglio non perché sia “femminile” ma perché è essenziale. Ma deve lasciarci anche lo spazio per influire nel mondo esterno perché anche così ci prendiamo cura di loro: operando cambiamenti, mostrando il nostro impegno su fronti differenti, dando l’esempio. Mio marito mi sostiene e questo mi dà molta forza e tranquillità d’animo. Quando mi guardo attorno, mi sento una donna fortunata. Ma non per questo rinuncio a parlare: no man is an island, come dice il famoso poema. Guardo oltre me stessa e vedo che molto resta ancora da fare per tutte le donne meno fortunate di me, o di voi.

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  6. Carissima Emanuela non potevi esprimere meglio tutto quanto io pensi, io non sarei stata così brava ma condivido ogni parola.
    I vostri commenti non fanno altro che spingermi a scrivere quel pezzo che ho in mente da tanto così da poter continuare la nostra discussione. Arriverà a gennaio e chissà che con il tuo blog e tanti altre idee non si arrivi a una proposta politica concreta, come vorremmo che le cose potessero cambiare e non solo dire voglio un cambiamento ma come lo si può mettere in atto tenendo in considerazione le varie sfide economiche che ci sono di fronte a noi.
    Vi ringrazio ancora per questo bellissimo scambio e leggeteci, per dicembre Anna Costalonga ha avuto una bellissima idea che speriamo sia una sorpresa per tutte voi.
    A presto

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  7. Carissime vorrei aggiungere un commento sulla cura questa volta rivolta agli anziani.

    Proprio qualche giorno fa durante una trasmissione in televisione sul tema degli anziani, si ammetteva che il caso classico in cui la donna di casa si occupa degli anziani siano essi i genitori o i suoceri almeno qui in Germania non é più possibile.É un modello del passato. Le famiglie vivono distanti,ormai sempre piú donne lavorano ecc. Si cercheranno nuovi modelli per evitare l´isolamento per esempio comunitá- alloggio per anziani e per giovani.

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  8. Pingback: Le nuove forme della misoginia | VOCI DAL SILENZIO

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