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Luci rosse all’Eur

Si è fatto un bel parlare in questi giorni della proposta-esperimento di rendere il quartiere dell’Eur a Roma una zona a luci rosse, nell’intento di far fronte alla “Mafia Capitale”, il cui principale indotto criminale è dato appunto dallo sfruttamento della prostituzione.
Una zona in cui le prostitute potranno esercitare – o meglio, dove il business della prostituzione potrà essere esercitato – e in cui sarebbe previsto e garantito un controllo sanitario e di sicurezza da parte del comune.
Si tratta di un esperimento che non si sa se si attuerà mai, ma che in compenso ha scatenato una serie di reazioni e di dibattiti.
Molti dei no alla zona a luci rosse vengono esattamente da quegli stessi motivi per cui è stata proposta: motivi che hanno a che fare più con il “decoro” e la “moralità” che non con reali diritti civili.
“Va bene che si prostituiscano, purché non ci sia la prostituta davanti al portone di casa mia”
“Se la istituiamo, i miei figli potranno pensare che andare con una prostituta sia normale”
Questi alcuni dei commenti che ho letto più spesso e che vengono dalla stessa matrice politico-culturale.

Ora, mi chiedo: a che serve una zona a luci rosse in un paese come l’Italia, dove una buona parte della popolazione è omofoba, cattolica integralista e papista?
Ve lo confesso: ondeggio tra l’essere contraria e l’essere perplessa, anzi scettica.
Da una parte sono convinta che una donna, se lo vuole, se è una sua scelta libera e consapevole, abbia tutto il diritto a prostituirsi. Se per prime noi donne non vogliamo essere definite, se non accettiamo imposizioni su come “dobbiamo” essere, alla stessa maniera non possiamo imporre ad altre donne quale vita scegliere e quale abbandonare. Per questo mi trovo d’accordo, ad esempio, con le posizioni di una donna come Morgane Merteuil, segretaria generale dello Strass, il sindacato francese delle lavoratrici del sesso, prostituta e femminista, quando nel suo saggio “Libérez le féminisme!” (“liberate il femminismo”) accusa i gruppi femministi più in auge di imborghesimento e prostitufobia. Perché le femministe dovrebbero essere contrarie alla prostituzione? Fino a combatterla ad ogni costo, anche quello di farsi etichettare come “putephobe”, prostitufobiche?

Ma torniamo in Italia. In un paese dove non c’è nessuna Morgane Merteuil a pubblicare un pamphlet civile, dove l’antico sindacato delle lucciole è diventato una onlus, ma nessuno ne parla quasi più, mentre si dà spazio ai libelli ultraconservatori di Costanza Miriano (“Sposati e sii sottomessa”) e a quelli misogini di Camillo Langone; in Italia, dico, e per la precisione, a Roma, quella stessa Roma che non è mai riuscita a far sgomberare gli occupanti di “Casa Pound”, quella stessa Roma che ha lasciato Piazza di Spagna e la Barcaccia del Bernini in balìa di centinaia di vandali – sarebbe davvero un passo in avanti, e ancor di più, sarebbe davvero gestibile dalle forze dell’ordine una zona “a luci rosse”? Come è stato fatto a Amsterdam, a Amburgo, Berlino, ad esempio, senza che peraltro Roma possa avvicinarsi per disciplina e organizzazione a nessuna di queste?

Sono dell’avviso che questa iniziativa – al di là di essere controproducente, al di là di facili moralismi trasversali – sia piuttosto una proposta fantascientifica per una città come Roma.
Mi piacerebbe vedere una nazione che si fa tutta portavoce di una maggiore libertà e del diritto all’autodeterminazione, cioè il diritto a poter vivere la propria vita come e più aggrada, anche contro ipocriti moralismi.
Ma la battaglia per questo diritto deve avvenire a livello nazionale, non a livello di quartiere, altrimenti si disperde il cuore del problema: lo si livella, in maniera ipocrita e doppiopesista, lo si riduce a problema di ordine pubblico.
Il problema dello sfruttamento della prostituzione è un problema criminale certo, ma innanzitutto di genere.
Non si può cercare di risolvere l’uno, lasciando intoccato l’altro.

PROSTITUZIONE

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4 thoughts on “Luci rosse all’Eur

  1. Grazie per questa riflessione che tocca tutti i punti sensibili della questione. Anche io come te non so dare una risposta e credo che ridurre la prostituzione come avviene oggi in Italia ad un problema di ordine pubblico (magari!) sia ipocrita: si tratta proprio di criminalità organizzata e come tale deve essere affrontata.

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    • Grazie Mozart2006! Gaia, infatti…se il cuore del problema è la lotta alla criminalità organizzata, che la si affronti per quello che è, con altri metodi cioè, che non quello, in fondo, di rimpiazzare lo sfruttamento illegale con uno legale.
      Perché l’indotto proveniente dallo sfruttamento della prostituzione fa gola a molti, legali e illegali…a quanto pare.

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  2. Leggendo l´articolo di Anna mi viene in mente la prima domanda: ma se il bordello é sotto casa che gusto c´è?
    Dov´è il bello del fare la cosa proibita, per cui magari ci si sente in colpa? Io direi che chi ha diritto di decidere siano in primo luogo le prostitute stesse.
    I clienti li avranno sempre che abitino dietro l´angolo o in un altro quartiere. Fino a qualche anno fa i clienti in Italia erano 9 milioni.La prostituzione in Italia era e rimane una delle fonti di guadagno piú lucrativa che ci sia.

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