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Le Donne e i Diritti – La Salute

Mi piacerebbe cominciare una serie di pezzi in cui vengono trattati i diritti degli individui e il ruolo che penso le donne possano avere per difenderli. Parlo di difesa dei diritti, poiché la mia impressione è che, con la globalizzazione, la società europea li stia riducendo anziché aumentarli. Credo che enormi passi in avanti siano stati fatti nella difesa del lavoro, della salute, della giustizia negli ultimi 150 anni e che soprattutto noi donne abbiamo il dovere di difendere l’equilibrio sociale che abbiamo raggiunto tra diritti e doveri.
Dovremmo essere soprattutto noi in prima fila, perché la gravidanza e la maternità ci rendono più vulnerabili, senza uno stato sociale che funziona. Abbiamo necessità di protezione sociale per noi stesse, ma soprattutto per il benessere degli individui, i nostri figli, che saranno il futuro della società intera.

Dopo questa premessa vi racconto questa esperienza legata al nostro tema: sono da circa un anno presidente dell’ International Women Club di Lipsia – di solito queste associazioni possono soffrire di un  certo snobismo e sono state spesso accusate di superficialità. Ho pensato di poter indirizzare questi due anni di presidenza, con una mia impronta personale, molto diversa da quello che ci si aspetterebbe. Chi mi conosce sa che lo snobismo proprio non mi appartiene; qualcuno all’interno del club ha storto un po’ il naso all’inizio, ma alla fine i cambiamenti hanno avuto un grande successo.

Ho cercato di rendere i rapporti  tra i membri e la presidenza più semplici  e diretti, con un calore tipicamente italiano. Ho sempre pensato. poi, che all’interno del club avessimo molte persone veramente capaci e preparate e che il nostro incontro mensile con un ospite potesse essere all’insegna dell’impegno. Ho cercato di promuovere in tutti i modi le personalità al femminile di Lipsia. Abbiamo avuto degli interventi di giovani professioniste, bellissimi e ricchi di contenuti. Credo infatti che noi siamo la chiave del cambiamento e che sia necessario uscire dagli schemi.
All’interno di queste presentazioni ho voluto invitare un carissimo amico, professore di pediatria all’Università di Lipsia e direttore della clinica pediatrica universitaria. L’ho voluto, perché speravo di creare un momento di riflessione serio circa il problema della sanità. Sapevo che lui si sarebbe messo in gioco fino in fondo, senza paura di dire quello che pensava sulla sanità pubblica e privata, sull’importanza fondamentale della sanità pubblica, per la difesa al diritto di ognuno di essere curato al meglio al di là della sua disponibilità economica. Ci ha raccontato tantissime cose, che io condivido ma che magari alcune di voi potranno trovare discutibili. Quello che conta è tenere alta la discussione e non lasciar in mano la nostra salute a potentati economici che hanno a cuore il loro portafoglio e certamente non il benessere delle persone.
Ci ha parlato del ruolo dell’ospedale universitario nella cura delle malattie rare del bambino, malattie che non fanno “fare soldi” a nessuno poiché sono solo un costo. Ci ha detto che curare tutti coloro che ne hanno bisogno deve rimanere un diritto. Ci ha parlato dello scandalo di case farmaceutiche, che alcune volte finanziano ricerche non proprio libere; di procedure mediche che non servono a nessuno, se non a ingrossare il portafogli di caste e di privilegi. Ci ha detto che la difesa della salute parte dall’educazione e dagli stili di vita, piuttosto che dalla somministrazione di medicinali, alcuni inutili se non addirittura dannosi.
Ha raccontato della necessità di una sanità che rimanga pubblica, accessibile a tutti, poiché una buona sanità non può essere sottomessa al guadagno e quando è privata è spesso una macchina per far soldi.
Ci ha spiegato che una sanità privata non tutela neppure chi tanti soldi li ha, poiché spesso le procedure proposte sono le più profittevoli e non le migliori per il paziente. Ero stupita dal suo coraggio di dire cose così forti, di fronte a una platea che in alcuni casi era composta da medici che lavorano nel privato. Ho poi pensato che un medico come lui, che vieta nel suo reparto maternità qualsiasi pubblicità di latte artificiale per neonati, rinunciando così a introiti sicuri per i suoi progetti, non poteva che essere così coraggioso nel prendere una posizione netta per il bene di tutti.

Ci sono state tantissime domande alla fine e la mia è stata sul ruolo che possono avere le donne nel portare avanti questa battaglia e lui mi ha ricordato quanto potere abbiamo. Un potere di cui spesso ci dimentichiamo, ma che potrebbe indirizzare, cambiare completamente politiche economiche e sociali.Spesso è delegata solo a noi la cura dei figli. Se ci informiamo, siamo noi ad avere il diritto di di scegliere come partorire, se allattare, cosa dare da mangiare ai nostri figli e quindi a come orientare i consumi.

Possiamo poi decidere come farli curare, se all’interno di una ipermedicalizzazione dell’infanzia, che si allarma per 38 di febbre o con il buon senso che deriva dalla conoscenza.
Se cresceremo adulti consapevoli e fiduciosi avremmo ottenuto molto.
Se li abitueremo a discutere le scelte da fare per la propria salute, invece che ad accettare quello che viene proposto dall’informazione standardizzata, avremmo già raggiunto un grande risultato.
Credo che noi donne abbiamo tantissime possibilità: possiamo crescere individui capaci di attuare con responsabilità delle scelte, invece che individui proni a dogmi precostituiti; possiamo crescere, soprattutto, degli individui capaci di non farsi ingannare dalle apparenze, se lo vogliamo.

Se penso a certe cliniche private in Italia che sembrano alberghi di lusso e poi non sono in grado di fornire nessuna assistenza per il più piccolo problema, concludo che sarebbe meglio rinunciare a qualche comfort che il servizio pubblico non può offrire,  e non preferirlo alla sicurezza di essere curati bene. Nell’albergo a quattro stelle eventualemte ci andremo dopo.
Il problema è che  da un tipo di stampa non libera ci vengono fornite notizie falsate, che andrebbero soppesate e verificate.
In più, bisognerebbe non dare importanza solo a ciò che appare, ma a ciò che serve e vale davvero. Se noi donne, legate alla concretezza,  non perderemo di vista questa semplice considerazione, saremo in grado di fare orientare scelte migliore per il nostro fururo.

Il nostro futuro e quello delle persone che amiamo è garantito dai diritti acquisiti e il diritto alla salute è, io credo, quello fondamentale. Senza salute siamo fragili e ricattabili, dobbiamo quindi difendere quello che abbiamo e uscire da logiche individualiste.
Pensare che magari noi siamo a posto e gli altri se non lo sono pazienza, non è un traguardo è solo egoismo. Penso sempre che la vita sia una ruota e la difesa del diritto (legato sempre chiaramente ai doveri) se oggi non difende te che non ne hai bisogno magari un domani difenderà qualcuno che ami.
E come dice Anna Costalonga: “attrezziamoci sempre a pensare contro corrente” e, aggiungo io, a mettere in discussione anche quello che ci viene proposto come cristallino.
Usiamo il notro potere, se ne siamo veramente consapevoli possiamo gìocare un ruolo fondamentale nell’indirizzare i cambiamenti futuri a favore di tutti e non solo di chi già è privilegiato e non lasciamo con le nostre scelte che il mare di soldi che gravitano in Italia intorno alla sanità pubblica siano lasciati nelle mani dei soliti pescecani. Abbiamo il diritto e il dovere di indignarsi quando le cose non vanno e di desiderare il meglio per il nostro paese alla portata di tutti.

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