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La nuova direttrice

Questo post mi è stato ispirato da uno scambio fra me ed un collega.  V., giornalista e attento osservatore dei media, pubblica sulla sua pagina Facebook la seguente notizia: “Il Guardian ha scelto il suo primo direttore donna: Katharine Viner.” Bellissima notizia, peccato per quel “direttore”…

Dire la differenza

“Direttrice?” gli rispondo subito io. V. non è per niente maschilista, per quanto lo conosco direi proprio che è femminista, allora perché nomina le donne al maschile? Le sue due obiezioni al mio “direttrice”, più un’altra che ho sentito in questi anni,  sono quelle di molte e di molti e mi aiuteranno a spiegare perché  importante nominare le donna al femminile.

1. “Direttrice non mi suona”

Quante volte lo avete sentito? “Ministra/avvocata/architetta… è brutto/suona male, meglio tenere il maschile”

Sapete perché non vi suona? Perché lo avete sentito poco. Quando ce ne saranno di più ti suonerà, ho infatti risposto io a V.
Inoltre direttrice non è una parola poco usata. Quando andavo alle elementari, la scuola era diretta proprio da una direttrice. Allora dove sta il problema?
Perché “Gaia Manco è la nuova direttrice dell’asilo” suona, ma “Gaia Manco è la nuova direttrice del Guardian” no? (tanto più che quanto ad improbabilità la prima batte di gran lunga la seconda 😉  )
Perché siamo abituati a vedere una donna ricoprire quel ruolo (come tutti i ruoli di cura) e non quello di direttrice di una delle testate anglofone più influenti.
E’ facile dire la commessa, la maestra, la casalinga, ma la ministra, la presidente, l’ingegnera (e il casalingo, perché no) suonano male perché ce ne sono ancora poche. Ma se le continuiamo a nascondere dietro sostantivi maschili la situazione resterà immutata.

Di recente la straordinaria Fabiola Gianotti è stata nominata direttrice del CERN, non direttore come dicono alcuni.

Capita a tutti: fino a pochi anni fa, conoscevo poche persone che lavoravano nell’architettura. A Lipsia per caso ho conosciuto diverse architette e devo dire che anche a me “architetta” suonava strano all’inizio. E’ solo questione di abitudine. Ora invece mi suonerebbe così strano il contrario, non potrei mai chiamare Lilly “architetto”.
Le lingue sono come organismi viventi, cambiano per adattarsi all’ambiente e continuare a vivere. Prima non c’erano ministre, e allora mancava anche la parola, adesso ci sono, e la lingua italiana si adatta.

Anche aggiungere il “donna” prima o dopo il nome non fa che accentuare la stranezza della situazione, il fatto che una donna che dirige il Guardian sia eccentrico, ed un uomo normale. Le parole giuste ci sono, usiamole.

2. “Allora mi aspetto che in inglese si dica “editress” ”

Ecco, io questa obiezione la capisco poco. Sono convinta che ogni lingua sia diversa e proprio come ogni persona faccia storia a sé, nonostante le origini comuni. Ogni lingua ha la sua grammatica ed il suo vocabolario. Il fatto che una forma non esista in una lingua non significa che debba essere assente anche nelle altre. Tanto più che le lingue segmentano diversamente i generi o li utilizzano in misura maggiore o minore.

Se proprio volete essere esterofile, allora appoggiatevi al tedesco, dove il femminile dei sostantivi è la norma, a cominciare dalla Bundeskanzlerin (leggi qui l’articolo di Lilly su Angela Merkel)

3. “Ma che differenza fa? L’importante è che le donne facciano questi lavori, non come i lavori vengano chiamati”

E invece no. Come ci raccontava la nostra lettrice Barbara in un commento, quando i clienti si recano da lei in azienda ad un certo punto chiedono di incontrare il tecnico, senza capire che ce l’hanno davanti. Un nome al maschile crea inevitabilmente un’immagine maschile nella mente di chi parla e ascolta. Finché diremo ingegnere penseremo ad un uomo, e non a Barbara. Per questo il maschile non è neutro, come sostengono alcuni, ma si riferisce ad un uomo.

Allora, nella pratica, come si fa? Ci si informa e si cambia: io vi consiglio il progetto Vocabolaria di Piano F, che risponderà a molti dei vostri dubbi linguistici. Grazie a Vocabolaria, ad esempio, io ho imparato perché si dice avvocata e non avvocatessa.

Scaricate il poster di Vocabolaria in pdf

E voi cosa ne pensate? Aspetto i vostri commenti!

Nota:  Piano F è un’associazione culturale che si propone di creare, valorizzare e diffondere contenuti innovativi in campo artistico, editoriale e di comunicazione multimediale, promuovendo le differenze di genere e sessuali, etniche e culturali.

 

 

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3 thoughts on “La nuova direttrice

  1. Utilizzare il femminile è necessario. La ragione per la quale suona male il femminile dei nomi di certe professioni lo dice bene Gaia: è poco utilizzato, e perciò dobbiamo utilizzarlo maggiormente. Ma c’è un’altra ragione: dire “direttrice” suona meno “importante” di “direttore” e tante donne preferiscono il maschile tentando di conferirsi una statura, un’importanza, una competenza maggiore. Per me è un segno di debolezza, se si ha bisogno di legittimarsi in questo modo. Mi sembra sia ora di passare al femminile anche per evitare che tutto ciò che è maschile sia migliore di quanto è femminile.

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    • Sono d’accordo Manuela, c’è anche questo aspetto: il maschile suona più autorevole e tante donne lo usano. Anche secondo me è un segno di una debolezza, di un senso di inferiorità (infondato).

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  2. Diversi anni fa quando mi si chiedeva cosa facevo rispondevo : sono architetta.
    Le reazioni peggiori le hanno avute le donne specie le architette come me.
    Oggi continuo a dire che sono architetta, le reazioni sono più contenute.Qualche sorrisetto poi con aria di circostanza si abbassa lo sguardo, della serie „ devi sempre complicare le cose”. Un domani non so sinceramente come saranno le reazioni.
    Come scrive Gaia la lingua si trasforma in continuazione e noi con lei…grazie al cielo!

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