Esperienze

Se indietro non si può tornare – ancora qualche riflessione sulla maternità

Premetto che in quasi tutto questo pezzo si potrebbe sostituire la parola “padre” a “madre”, e che questo scritto nasce come desiderio di proseguire la discussione nata da “Rivoglio la mia vita” di Gaia.

Tutto quello che scriverò è assolutamente un punto di vista personale e non voglio dare voce a nessun altro né tantomeno dare giudizi: è solo il mio pensiero legato alla mia esperienza. Del pezzo di Gaia sono molto interessanti anche alcuni commenti, in particolare quello di Anna e di Margherita –  ma ne parlerò poi.

Io ho quattro figli, la maternità per me non è neppure stata una scelta. Senza forzature, posso dirvi che è stata un bisogno, vero e proprio.

Ho desiderato avere figli da quando ero bambina e giocavo con le bambole e facevo strani incantesimi: voglio che questa bambola diventi un bambino vero, abracadabra! Fortunatamente non succedeva.

Il fatto che una donna desideri intensamente diventare madre non esclude tutto il resto: ero bravissima a scuola, ho frequentato il liceo classico, l’università, sono sempre stata ambiziosa, curiosa e affamata di conoscenza. Volevo però diventare madre.

Proprio perché sono cosciente di quello che significa esserlo, trovo imprescindibile che la donna debba essere libera se diventarlo oppure no – e questa scelta dovrebbe esulare completamente da qualsivoglia giudizio. Dovremmo poter essere quello che desideriamo. Rimanere incinta non ha nulla di eroico e non ha nulla a che vedere con il proprio valore.

Mi rendo conto che oggi la pressione sulle donne è ancora molto forte, ma sta a noi imparare a sentirci libere da questa continua sollecitazione sociale.

ll clima culturale oggi dice che si può avere tutto e bisogna fare tutto. La realtà è stata a mio parere espressa benissimo da Anna nel suo commento “omnis determinatio est negatio”: ovvero non si può avere ed essere tutto nella vita, possiamo avere moltissimo – ma non tutto. Chi racconta che ogni cosa sia possibile (vivere di pane e nutella e essere magre, esempio stupido ma chiarissimo) dice una bugia. Ci sono delle scelte che vanno fatte e ogni scelta implica il lasciare andare almeno un’ altra opzione.

Quando mi sono laureata, ho fatto una scelta tra carriera e figli subito e ho scelto la famiglia e i figli. Questo non mi ha impedito di lavorare ancora per anni, fare anche un po’ di carriera e molte altre cose.Esattamente come succede per chi sceglie di non avere figli anche chi decide di averli viene inquadrato spesso in un recinto preciso: “hai figli e la tua famiglia, la tua casa, come la desideravi,cosa vuoi di più?” (questo me lo ha detto una mia amica super femminista).

Trovo molto preoccupante invece le resistenze ancora enormi che si incontrano quando si esprimono le proprie idee sulla maternità.

La maternità è stata da sempre un territorio di sentimenti contrastanti e sconosciuti e, come si si dice nel commento di Anna, l’essere madre per ognuna è legato all’essere figlia prima, in modo più o meno inconscio.

La maternità è un diritto e è un diritto poter avere degli spazi a essa dedicati. Questi luoghi ci sono già, ma non sono evidenti, bisogna cercarli. Ecco perché io ho amato la “Casa di maternità”  di Milano, i posti  in cui ho scelto di partorire, d’accordo con mio marito che mi ha sempre sostenuto in questa scelta. Posti in cui era ed è normalissimo esprimere il proprio disagio nei confronti della maternità, i propri sentimenti negativi (che credo ci siano in tutte, il rapporto con i figli è un rapporto complicato). Il problema è trovare questi luoghi e soprattutto da parte nostra abbandonare quell’idea di perfezionismo che la nostra società cerca di imporre e che spesso noi stesse ci imponiamo.

“Sono manager, mamma, magra, bella, risolta”: io sinceramente persone così non ne ho ancora incontrate.

Non è così facile volersi mettere in discussione, ammettendo le nostre naturali difficoltà.

Quanto ai “club delle madri” di cui parla Margherita, io non li conosco nel mio ambiente, anzi tra le mie amiche la grossa difficoltà è stata conciliare il fatto di avere un bambino e con i propri interessi, le proprie passioni. Credo “con modelli educativi diversi” si possa essere madri migliori, se “si rimane se stesse”, nonostante abbia difficoltà ad usare questa espressione.

È vero: si rimane se stesse ma si cambia con l’ arrivo di un figlio, perché è la vita stessa che impone cambiamenti e aggiustamenti continui, non solo per i figli.

Ci sono invece cose che mi piacerebbe discutere più a lungo con voi: l’amica che dice a Gaia che vorrebbe fare come lei ma non può, mi piacerebbe conoscerla, se voleva fare come Gaia poteva farlo, facendo scelte diverse, che oggi siamo piuttosto libere di fare, sopratutto la loro generazione che è molto diversa dalla mia. Ci sono poi due verbi che hanno attirato la mia attenzione: Anna con grandissimo coraggio dice che “si è annullata” per un periodo. Posso dirvi che prima di poter esperimere qualsiasi giudizio su questo punto, ci si deve trovare di fronte all’essere madri per poter dire come si risponderà.

La risposta che diamo non è solo dovuta al nostro ambiente culturale, ma è anche una risposta prettamente biologica ed è molto difficile dire come si reagirà senza aver attraversato quel guado.

L’altro termine è il rigetto della parola sacrificio, ma perché mai? Cosa ha di male? Ne cerco uno dei significati: “sacrificio indica genericamente lo sforzo, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine”.

Io ho fatto sacrifici per studiare mentre lavoravo, per comprarmi casa, credo che si facciano dei sacrifici per un grosso obiettivo lavorativo o quando si accudiscono genitori ormai anziani e quando si cresce un figlio. Di “sacrifici” se ne fanno molti e nel mio caso, la maggior parte delle volte contenta di farli, in vista di un bene superiore: crescere in modo responsabile un altro essere umano che non ha chiesto di nascere.

 

Vorrei chiudere con due racconti di vita: vorrei fare gli auguri a una mia carissima conoscente. In questo momento è in Cina con il marito e tra due settimane tornerà a casa con la sua piccolina di tre anni e mezzo. La maternità può stare nella pancia ma prima di tutto nasce nella testa.

L’ altro racconto breve che vorrei farvi è la storia di un affetto. Ho una zia, che non è biologicamente mia zia ma di fatto è molto di più. Per mille motivi, non ha avuto figli , in compenso ha costruito tutta una rete di affetti per cui oggi di figli ne ha più di uno.

L’essere madre si esprime in molti modi. Io e le altre nipoti, ne sono certa, le vogliamo un bene che non ho problemi a definire filiale, così come sua madre è stata per me la mia terza nonna.

Se faccio una lista di inviti, lei è nella cerchia degli invitati che sono scontati e il Natale, se siamo in Italia non è neppur pensabile senza di lei. I miei figli la amano allo stesso modo.

Ecco, la maternità ha mille volti e mille sfaccettature e mille possibilità, anche quella di scegliere liberamente di non volerla. Sta anche a noi saperci mettere in gioco, liberandoci da giudizi e costrizioni, senza paura.

Se indietro non si può tornare

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16 thoughts on “Se indietro non si può tornare – ancora qualche riflessione sulla maternità

  1. Ho trovato su facebook un commento (di Isabella Moroni, su Facebook, avrei voluto contattarla ma non abbiamo legami comuni) che riassume bene quello che penso di questo articolo. Lo copio: “Forse la narrazione di Fabrizia Curti, per essere davvero aperta e “comprendente” avrebbe dovuto astenersi dalla dichiarazione iniziale.
    La volontà o necessità di essere madre è personale. Farne l’introduzione di un articolo che intende affermare la libertà di scelta per tutte le categorie di donne, significa immediatamente porre le child free in una posizione di diversità.
    Sono certa che sia del tutto involontario, ma questo non fa che mettere in risalto quanto gli stereotipi serpeggino anche quando si vuole francamente dimostrare il contrario.
    Credo che se l’articolo fosse cominciato alla riga in cui afferma: “trovo imprescindibile che la donna debba essere libera se diventarlo oppure no” sarebbe stato perfetto”

    “Non fa che mettere in risalto gli stereotipi anche quando si vuole francamente dimostrare il contrario”, mi sembra l’espressione che alla perfezione riassume il sentimento di inadeguatezza delle donne che si sentono giudicate in basa alla maternità e che ho tentato di scardinare nell’articolo “Rivoglio la mia vita!”.
    Per un approccio diverso a maternità e sacrificio vi consiglio il commento di Marta V. a “Rivoglio la mia vita!”
    Sul sacrificio: nel mio articolo non si critica il sacrificio in sé (io penso che fare qualcosa in vista di un obiettivo sia bello, e quindi non soffro della scelta) ma come viene espresso dai genitori, e cioè con le parole di Geoff Dyer: “La gente cresce figli perché vuole, ma sottolinea sempre quanto sia difficile.”
    Mi sembra che tu ponga una contrapposizione fra le nostre visioni, che invece secondo me finiscono per accordarsi.

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    • Cara Gaia
      Rispondo qui a te e alla cara Isabella. Sai quanto sia sensibile a questo tema. Nel leggere l’articolo di Fabrizia, non ho trovato nessun attacco o stereotipo contro chi non ha scelto di essere madre, né ritengo che la premessa che ha fatto abbia in qualche modo messo in un angolo chi ha fatto una scelta diversa. Lo sai tu e lo sanno anche tutte le persone che hanno letto il mio intervento di qualche settimana fa, come e quanto io sia sensibile a chi si vanta o deve sventolare e far pesare la propria maternità. Forse non capisco il tuo punto e quello di Isabella, con cui invece per molte vedute sono in assoluta sintonia, ma mi pare una forzatura bella e buona vedere uno stereotipo nella premessa di Fabrizia, che è una premessa invece che racconta la sua esperienza personale.

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    • Quando vivo un’esperienza particolarmente felice vorrei che le persone a me più care potessero condividere la mia felicità o addirittura vivere la mia stessa esperienza. La maternità è proprio l’esperienza che augurerei alle persone cui voglio più bene. Io sono probabilmente stata fortunata, ma quando penso alla mia esperienza di figlia nella mia famiglia d’origine e poi alla famiglia che ho costruito insieme a mio marito, sono convinta che non esista niente di più emozionante, interessante, impegnativo e gratificante dell’essere genitore. Quando penso ai miei genitori, alla loro vita e carriera, alle cose costruite insieme, mi chiedo che cosa avrebbero sugnificato se avessero scelto di non fare figli? Cosa sarebbe rimasto di tutto ciò che hanno vissuto insieme?
      Certo, scegliere di non avere figli è più che legittimo, rispettabile e non sminuisce assolutamente la donna che per propria volontà fa questa scelta. Se però penso che proprio mia sorella potrebbe essere questa donna un po’ mi spiace perché, secondo me, sceglie di rinunciare definitivamente ad una esperienza di vita grandiosa.
      Io sono una donna ambiziosa che ha studiato, che ha un lavoro bello e impegnativo, a tempo più che pieno, e anche se è vero che non si può avere tutto nella vita, io cerco comunque di averlo. Non mi dilungo sulla fatica che questo a volte comporta perché secondo me non è importante.
      Alla fine di ogni giornata però so che l’unica cosa che mi fa sentire veramente e pienamente realizzata sono le mie tre figlie, anche se posso affermare con serenità che la maternità non é mai stato il fine ultimo della mia vita.
      In conclusione una donna realizzata non è necessariamente una mamma ma una donna realizzata che è anche mamma secondo me è il massimo a cui aspirare!

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  2. Quando sono diventata mamma ho cercato dei modelli diversi, nuovi. La madre che si annulla, che si sacrifica per i figli é una cosa bellissima ma non é una novità, fa in un certo senso parte da sempre del nostro bagaglio culturale cattolico. I modelli che ho sempre cercato erano e sono altri.
    Vi cito volentieri un articolo di Elisabetta Muritti su Elena Cattaneo tratto da D di Repubblica(febbraio 2014):
    „Ogni donna deve inventarsi la sua strategia, creare le sue complicità, anche se oggi, direi ciò vale anche per i maschi: io mi sono portata i figli ai congressi, con noi c´era spesso mia suocera, hanno studiato qui con me in laboratorio la domenica pomeriggio, mi sono fatta aiutare dai miei genitori, Enzo, quando poteva, veniva lui a trovarmi in America. La prima grande complicità deve nascere in famiglia, indipendentemente che tu sia una scienziata o no, un marito non deve farti sentire in colpa se sei tornata a casa alle 10 di sera, deve semmai cooperare a una vita di coppia che esca fuori dalle solite cornici, e rompiamole ´ste cornici! “

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    • ciao Lilly, sicuramente hai letto quello che ho scritto e conosci la mia esperienza di madre “sacrificata” (comunque mi sto ripigliando eh, e devo dire che nel mio caso la psicoterapie é stata decisiva, ripercorrere la propria infanzia, verbalizzare i propri sentimenti più reconditi di madre e di figlia), ma non credo che questo, almeno nel mio caso, abbia a che vedere con la cultura cattolica, sono agnostica, la mia famiglia assolutamente non praticante con sfumature massoniche e anticlericali, quindi secondo me la storia del sacrificio é ben più complessa….diciamo che le donne dovrebbero essere solidali, anche la mamma che sceglie di essere solo mamma non deve essere discriminata dalle donne che vogliono fare questo e quello, così come le donne che hanno deciso, o non hanno potuto avere figli, devono essere rispettate per la loro scelta, ognuna ha una storia diversa e ognuna ha anche risorse diverse

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  3. La maternità è un tema troppo complesso e delicato e per questo non ho voluto partecipare alla discussione lanciata da Gaia. Ma siccome qui si recidiva… l’esperienza di essere madre per me è giornalmente diversa, con alti e bassi, e solo il bilancio finale resta positivo. I figli sono un’imperdibile occasione di crescita e la mia grande gioia è accompagnarli nella vita. Come per tutte, ci sono anche momenti in cui vorrei starmene da sola e pensare e fare altro. Per questo tento di ritagliarmi questi momenti, affinché stare con i figli non diventi un obbligo o un sacrificio, ma una parte diversa della mia vita, da vivere pienamente e con soddisfazione. Perché la soddisfazione per me deriva da tante cose e non solo da una. Concordo però con Fabrizia che ci sono scelte da fare e che la “vita perfetta” con il “lavoro perfetto” la “famiglia perfetta” “il corpo perfetto” e chi più ne ha più ne metta, esiste solo utopicamente. Quel che le giovani donne (e coppie) possono fare è capire quali sono le priorità e decidere di conseguenza. E l’unica cosa che mi sento di consigliare è di non cedere alle pressioni sociali. Anche noi donne dovremmo parlare più apertamente di quel che significa avere dei figli, l’impegno necessario, gli scoramenti e le gioie, affinché la famiglia “mulino bianco” non sia l’obiettivo irraggiungibile davanti al quale ci si scontra deluse. Grazie per gli imput. Mi sa che sulla realtà della maternità ci scriverò qualcosa. Intanto, un saluto dalla Repubblica Ceca.

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  4. Per prima cosa desidero ringraziare tutte voi per il tempo prezioso che avete dedicato a commentare, ho detto quello che penso nel pezzo e credo che sia abbastanza chiaro quindi sorvolo su aspetti che mi sembrano delle forzature che portano a poco. Credo che se dovessi dare un consiglio a me stessa e alle amiche direi visto che il tema e’ difficile vediamo di semplificare. Quando in alcuni periodi della mia vita la matassa sembra non si possa sbrogliare sto imparando a semplificare pensiero e azione. Questo mi aiuta e, avere 50 anni tra le tante cose che non mi piacciono ne ha una che amo molto: sono finalmente libera di dire quello che penso senza timori, quindi l’articolo va letto e interpretato per quello che dice, senza voler vedere quello che non esiste. Tutti cara Lilli cerchiamo modelli diversi lo faceva già mia madre e magari anche la tua. Il problema che io vedo è davvero la famiglia Mulino Bianco che è purtroppo stata superata in peggio dalle nostre pagine dei quotidiani che ci propongono giornalmente pseudo attrici senza pancia a un mese dalla nascita del primo figlio e principesse perfette dopo 5 ore che hanno partorito, presentando il tutto come un modello senza raccontare che alcuni personaggi hanno dietro eserciti di tate e donne di servizio, parrucchieri e truccatori, che le donne normali che lavorano in casa o fuori non hanno e magari si arrabattano anche tra problematiche finanziarie. Questo secondo me andrebbe discusso, perché presentano dei modelli che sono fuorvianti rispetto alla realtà e tolgono la parola a tutte quelle che attraversano momenti di difficoltà, facendole sentire ancora più inadeguate. Potrei sottoscrivere ogni cosa che dice Manuela e mi trovo nella stessa situazione: sono qui a scrivere perché ho bisogno anche di altro, per me e per la mia famiglia, perché se sono soddisfatta di me stessa riesco anche a essere una donna e una madre migliore. Non vedo l’ora di leggerti! L’unica cosa che non mi piace, come non piace a Roberta, é l’espressione “child free” la trovo irrispettosa. Una bevanda può essere sugar free o un’alimento OGM free, un bambino come un adulto invece non sono una cosa, un’oggetto, sono un essere umano. Se questo è il nuovo linguaggio intellettuale femminile, beh a me proprio non piace.
    Grazie ancora per i vostri interventi.

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    • la cosa peggiore é quando ti senti fallimentare sia come madre che come donna che lavora perché fare tutte e due le cose perfettamente é impossibile, e i modelli finiscono per schiacciarci più che renderci libere, mostrare le proprie debolezze, anche nel dialogo tra donne, é una delle nostre prerogative, non bisogna avere paura di essere umane

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      • Anna sottoscrivo ogni parola, essere vere é molto difficile, mostrarsi fragili e in difficoltà pure ma é l’unico modo forse per potersi aiutare davvero e essere più felici!
        Dobbiamo solo fare uno sforzo grande per non avere paura del giudizio, anche e sopratutto del nostro!

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  5. …e vorrei aggiungere che alla fine di tutto, quello che trovo incredibile che tutte noi con vite piene di impegni abbiamo così tanto desiderio di scambiarci opinioni e punti di vista che siamo ancora qui, a questo ora di notte a metterci impegno e scriverci e incontrarci, anche se solo in modo virtuale! Grazie ancora a tutte voi che siete l’anima del nostro impegno!
    Buonanotte Barbara!

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