Esperienze

Cosa fai se vivi a Verona e tua figlia è italoafricana?

Sara Gamberini si è trovata per caso a dover attraversare in macchina la protesta dei leghisti e di Forza Nuova che si è tenuta lunedì nei pressi di Verona contro i profughi africani. Anche sua figlia era in macchina e sua figlia è italoafricana. Per proteggerla dagli insulti e dalle possibili reazioni dei manifestanti è stata costretta a nasconderla, facendola stendere sul sedile

“Un blocco di poliziotti e urlatori razzisti chiudeva la strada che porta a Montecchio, un altro la via per Verona, la mia casa stava giusto in mezzo a questi due sbarramenti. Gridavano “Servi, negri di merda, rimpatrio, sgombero, dobbiamo difendere le nostre figlie e le nostre sorelle” e “Italia”, perché un po’ di retorica patriottica ottiene sempre un effetto di buonismo, di orgoglio, di giustificazione della rabbia cieca. “Negri di merda” e “Italia” sono le due facce di queste persone. Tradizionalisti, violenti, ottusi e con un bisogno incomprensibile, psicotico, di proteggersi, di isolare, circoscrivere.

Desideravo andarmene, sono una persona combattiva, il mio ex marito è africano, mia figlia è italo africana e so che avrei potuto trascendere…”

Leggi la storia di Sara e sua figlia sull’Huffington Post

In breve la storia di Sara si è diffusa sulla rete, riportata da chi la conosce e anche da chi non la conosce, e riportata anche da La Repubblica. Nascondere la propria figlia, a casa propria, per proteggerla dall’aggressività razzista dei conterranei, dei concittadini, dei “vicini di casa”: possiamo davvero immaginare a quale livello di intolleranza siamo arrivati?
Le parole di Sara, in un suo post su Facebook, sono le migliori per farcelo capire. 

“Il fatto è che non sono abituata a tanta solidarietà. Non so se sia da ascriversi al fatto che vivo in una città oscena o se ho avuto vicino persone forse troppo stanche. Non è il primo grosso problema di questo tipo che io e mia figlia incontriamo. A dire il vero per il mio ex marito sentirsi chiamare ‘negro di merda’ è all’ordine del giorno. Non dà una precedenza? Negro di merda. Il cane Rocco piscia davanti al portone di una persona squisita? Negro di merda. Il mio ex marito ha sempre cercato di non reagire. Io meno, io ho sempre litigato con tutti. Ricordo che all’asilo, quando i due bambini, figli di deliziosi leghisti, hanno accolto mia figlia con ‘ecco la negra’ io in un primo momento ho provato a fare finta di niente. È stata una reazione istintiva, nulla di ponderato, tutto inconscio. Ho tentato di ingoiare il rospo. Le cose oscene, quando ti toccano molto, scatenano prima di tutto un tentativo di negazione.

Poi ho parlato con le maestre. Le maestre hanno così elaborato un percorso alla ‘semo tutti uguali’ utilizzando un coniglio AZZURRO che faceva cose identiche agli altri conigli bianchi. E insomma a me hanno fatto così pena nella loro piccolezza, nella loro intelligenza pochina, nella loro idea maldestra che non me la sono sentita di infierire. E me ne sono stata zitta. Ho preferito spiegare tutto a mia figlia, prepararla, proteggerla, spostarla in una scuola meravigliosa, con maestri meravigliosi. Ci siamo arrangiate. Arrangiate alla grande però, mai accontentate.

Fino a oggi io e mia figlia siamo state molto sole nelle nostre lotte. Ce la siamo cavata. Ma, non lo nascondo, con molta fatica. Non del tutto sole, per fortuna. Non più tardi di stamattina ho raccontato l’accaduto a un’amica che dopo un breve commento è tornata a parlare dei suoi affari. Di fronte a questo suo glissare mi sono sentita un po’ una lagna, ribellione, rogne, ma soprattutto contatto diretto con questioni irrisolvibili che ormai passano direttamente nella casella del sovrappensiero.

Io credo che la merda sia qui, nell’assuefazione. È molto retorica questa affermazione, retorica come le verità banali.

Io negli anni me ne sono rimasta sempre più in silenzio, non senza lottare, non potrei mai non lottare.”

Ringraziamo Sara Gamberini per averci permesso di riportare il suo post originariamente pubblicato su Facebook e le esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio. 

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