Donne in vista

Il femminismo non è fantascienza. Intervista con Laurie Penny, Parte 2

Laurie Penny Foto dal sito di Laurie: http://laurie-penny.com/

Foto dal sito di Laurie: http://laurie-penny.com/

Questa è la seconda parte della mia intervista a Laurie Penny, trovate la prima parte qui.

Penny ha la capacità di essere indipendente, soprattutto dall’idea che ci si fa di lei (e di ogni femminista, a dir la verità): ad un certo punto una bambina infagottata in una tuta da sci rosa ci fa delle smorfie attraverso la vetrina. “Oh my gosh! è così carina!, dice lei, “Le persone si aspettano che io dica ‘Uh, un bimbo, che schifo!’ con la faccia disgustata, ma io invece chiedo sempre: ‘per favore, posso tenerlo in braccio?’ confessa ridendo.

Lo smalto metallico sbeccato, i capelli rosa per metà, Penny è un’insieme di identità: “La grande differenza fra uomini e donne è che non c’è un modo in cui una donna possa comportarsi e vestirsi che non attiri critiche e odio da parte di qualcuno. Per le donne non esiste il neutro. Non c’è modo di essere senza segni, dici sempre qualcosa con la tua apparenza… per questo mi piacciono le t-shirt da nerd!” scherza Penny ridendo.

Indossa una maglietta con una citazione da Star Wars “Never tell me the odds!” che Penny mi spiega facendo la voce di Han Solo. Ultimamente sta dedicando più tempo alla sua passione, la letteratura di fantascienza: “cerco di rendere tutte le mie storie un po’ fantascientifiche perché la fantascienza è così interessante, e poi voglio poter scrivere storie con i robot!”

Oltre a scrivere racconti e fumetti di fantascienza e studiare a Harvard, Penny di recente è tornata ad occuparsi di salute mentale. Lei non fa mistero della sua battaglia adolescenziale contro l’anoressia. Inoltre, ha cominciato la sua carriera nella rivista One in Four, dedicata alla salute mentale. “Sto scrivendo un saggio su come salute mentale e politica si intersecano: se devi lavorare sette giorni la settimana per poter pagare appena l’affitto, queste cose ti rendono depresso. Di certo c’è una base naturale per la depressione, ma anche la realtà politica influenza la tua biologia, bio-politica direbbe Foucault, ma sto cercando di non citare troppo Foucault: fa scappare la gente!

Ci inoltriamo nella politica e lei confessa di ammirare gli anarchici: “Non

tutti però. Ce ne sono alcuni che chiamerei ‘MANarchist’ quelli che la rivoluzione continuerà… finché qualcuno laverà i miei calzini. Sai cosa sarebbe veramente rivoluzionario? Scendere dal podio ed andare a lavare i piatti!”

Il suo ultimo libro è una raccolta di saggi e aneddoti privati che parlano proprio di questo: “Unspeakable things si riferisce a tutte quelle esperienze di vita vissuta che sono in contrasto con come ti è stato detto di comportarti o con quello che ti è stato detto di volere”

Nel libro c’è anche tanta sessualità, una sessualità libera, ma fino ad un certo punto: “ Ci stavo pensando di recente: nel libro parlo del mio stupro. C’è voluto coraggio, certo, ma è considerato un argomento accettabile. Invece i dieci anni in cui sono stata sessualmente attiva sono stati in grandissima parte positivi: ed è questa la storia che nessuno racconta. L’ineguaglianza sessuale è la negazione dell’autonomia sessuale per le donne. Abbiamo la tecnologia (aborto sicuro, contraccezione) perché uomini e donne siano sessualmente uguali ma continuiamo a vivere in un mondo in cui il sesso è qualcosa che le donne subiscono. Se solo le donne potessero esprimere liberamente i propri desideri! Le cose stanno cambiando, ma non velocemente come potrebbero”.

Per questo Laurie Penny continua a scrivere, perché l’eguaglianza di genere non sia solo fantascienza.

L’ineguaglianza sessuale è la negazione dell’autonomia sessuale per le donne. Abbiamo la tecnologia (aborto sicuro, contraccezione) perché uomini e donne siano sessualmente uguali ma continuiamo a vivere in un mondo in cui il sesso è qualcosa che le donne subiscono. Se solo le donne potessero esprimere liberamente i propri desideri!

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