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Per le strade dell’Europa e non solo di Colonia contro il sessismo e contro il razzismo

Stiamo leggendo parecchi articoli e editoriali dagli organi di stampa ufficiali e da quelli non ufficiali, dai blog come il nostro e ognuno rileva un aspetto diverso. C’è chi parla di questione femminile, c’è chi parla di questione maschile, c’è chi parla di scontro di civiltà. Tutto questo mentre i dati effettivi di quello che è accaduto non sono ancora completamente chiariti.

C’è uno iato evidente fra il fatto realmente avvenuto e la risonanza che la sua notizia  ha avuto in tutta Europa nei media e sui social network.

Sono pochi i quotidiani che trattino la notizia in maniera equilibrata, sono pochi i media che cerchino di informare e non distorcere la notizia a fini politici – come invece sta succedendo sulla stampa italiana e  tedesca – fra tutti i più attendibili cito The Guardian.

In tutta sincerità, non so più cosa pensare. E come me, penso tante altre persone. Ho più domande che risposte.

Perché i fatti di Colonia hanno avuto tutta questa risonanza, quando situazioni simili di aggressioni a scopo sessuale accadono ogni anno in altre manifestazioni affollate di città tedesche, come l’Oktoberfest e senza tutto questo battage mediatico?

Perché c’erano così pochi poliziotti in una zona famigerata tutto l’anno a Colonia, proprio durante una notte di assembramenti, ubriacature e follie come San Silvestro?

Perché una testimone iraniana – non tedesca – ha dichiarato al The Guardian che i poliziotti tedeschi se ne stavano con le mani sui fianchi, mentre il caos stava succedendo?

Perché le reticenze del capo della polizia di Colonia a informare esaurientemente Frau Reker, la donna sindaco di Colonia?

Si è trattato di aggressioni indipendenti o coordinate?

E infine forse la più grande: perché questo fatto avvenuto in una città tedesca (possiamo considerarlo solo come fatto di cronaca?) ha innescato questo vasto dibattito in rete e in Europa?

Nell’impossibilità di rispondere con certezza alle prime, partirei proprio da quest’ultima domanda.

Gaia nel suo articolo “Per le strade di Colonia” ha colto una necessità che era nell’aria: nell’incertezza dell’informazione, la necessità di ripartire dagli occhi delle donne, dall’esperienza quotidiana delle donne, europee e non solo tedesche.

Perché noi sappiamo già cosa voglia dire essere molestate.

Tutte, ma proprio tutte noi donne, viaggiatrici come Gaia o sedentarie come me, siamo state vittima almeno di un caso di molestia, lieve o grave, da uomini di qualsiasi nazionalità.

Molestie poi che dimentichiamo facilmente, nella maggior parte dei casi, perché sono all’ordine del giorno da sempre.

Perché le abbiamo dimenticate? Perché purtroppo siamo costrette a dimenticarcele.

Perché una molestia a scopo sessuale è comunque considerata alla stessa stregua di un borseggiamento, come un microcrimine, tipico di particolari situazioni di affollamento e ressa.

Un microreato, cioè, per cui “Non possiamo farci niente, ci dispiace” : come pare  ci vogliano dire quelle mani sui fianchi dei poliziotti di Colonia.

L’evidente mancanza di coordinamento della polizia di Colonia per garantire una vera protezione alle proprie concittadine non nasce forse anche da una implicita tendenza a sottovalutare questo reato contro noi donne?

Un reato che a Colonia è stato commesso da persone provenienti per lo più da paesi dove la misoginia è conclamata e imperante: non dobbiamo dimenticare anche questo aspetto.

Ma come stanno dimostrando in queste ore i cittadini di Colonia: siamo contro la misoginia, contro il sessismo e siamo allo stesso tempo contro il razzismo.

Cerchiamo di evitare le strumentalizzazioni che sono in atto, che vogliono – ancora una volta – usare il femminismo per piegarlo a un razzismo dell’ultima ora, il cui unico scopo in Germania è quello di far cadere la politica di accoglienza della cancelliera Merkel e in Italia di far guadagnare il potere a partiti xenofobi di destra come quello di Salvini – che fra l’altro si recherà in visita proprio a Colonia.

Cerchiamo di evitare la trappola del sinifascismo in cui molti intellettuali francesi di sinistra- o quasi tutti – sono caduti, ad esempio. Per non parlare di quelli italiani.
Abbiamo una grande opportunità noi donne adesso: quella di sensibilizzare ancora di più il pubblico europeo sulla misoginia strisciante che c’è in Europa e in tutto il mondo occidentale, proprio per poter far fronte davvero alla “misoginia importata”.

Il crimine contro la donna non ha nazionalità, quante volte dobbiamo ripeterlo?

Chi cade nella trappola di dare una esclusiva nazionalità alle aggressioni sulle donne, chi cade nella trappola di considerare cioè i fatti di Colonia qualcosa che è potuta succedere solo a Colonia e solo perché gli aggressori erano per lo più provenienti da paesi arabi, chi cade nella trappola di scagliarsi contro le molestie sessuali solo quando sono perpetrate da musulmani, cade anche nella trappola, paradossalmente, di minimizzare e dunque legittimare le stesse molestie sessuali quando sono perpetrate da europei.

E non è forse quanto si sta rischiando adesso?

Il ritorno alle vecchie raccomandazioni sessiste  e razziste  di “non uscire da sola la sera” (consiglio del capo della polizia di Vienna) e “tenersi alla larga dagli stranieri”(sindaco di Colonia)?

Davvero noi donne vogliamo questo?

Per proteggerci dai misogini conclamati, accettare i consigli dei misogini latenti?

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7 thoughts on “Per le strade dell’Europa e non solo di Colonia contro il sessismo e contro il razzismo

  1. mi scuso in anticipo della lunghezza del mio intervento.

    In tutta franchezza credo che la trappola in cui si può cadere è proprio quella opposta. quella di non vedere le specificità che i fatti di Colonia (ma non solo, dato che in altre 2-3 città tedesche fatti analoghi sono avvenuti contemporaneamente) hanno mostrato. Qui non stiamo parlando di episodi individuali di molestie che sono già abbastanza gravi da far inorridire. Qui si parla di una scala diversa di contemporaneità, un migliaio di persone divise in piccoli gruppi che o in modo esplicitamente coordinato o in modo implicitamente coordinato (cioè guidato dagli stessi pensieri abilitanti l’attacco – luogo, tempo, modalità) hanno rivolto la loro violenza verso un gruppo ben identificato di persone: le donne.

    se lo scopo fosse stato solo furto o lesioni avrebbero potuto farlo anche nei confronti di uomini perchè un uomo anche ben messo, di fronte all’attacco di 10 uomini mediamente dotati muscolarmente (ma è una sottostima per quello che si sa sui gruppi di delinquenti) non avrebbe comunque speranza alcuna. invece no, a denunciare sono state soprattutto (esclusivamente?) donne.

    questo significa una sola cosa: i delinquenti hanno deliberatamente scelto il target da molestare perchè questo era compatibile con il loro sistema di valori. un sistema di valori in cui la donna è inferiore, è poco più di un animale da cortile, soprattutto è di proprietà di qualcuno da quando nasce a quando muore. ora, non vedere che questa violenza non ha nulla a che fare con la violenza domestica, frutto di altre dinamiche, o con quella sul lavoro, frutto di altre dinamiche ancora, e pensare che sia equiparabile a quello che è sempre successo “da noi” significa prendere un grande abbaglio che ci costerà in futuro un ulteriore degrado della vita comune.

    tutto questo, poi, per paura di sembrare “razzisti”. non si comprende che la razza non c’entra assolutamente nulla con questi episodi. il problema non è razziale, è culturale e religioso. se si confermerà quello che è stato abbastanza chiaro fin dai primi momenti, ovvero che la maggioranza dei delinquenti in questi episodi era nordafricana e figlia di una cultura islamica, sarà semplicemente l’ennesima conferma che l’integrazione vera (non solo trovare un lavoro ed una casa) ha bisogno di tempi lunghi e forse non è nemmeno possibile con chi non ha alcuna intenzione di integrarsi ovvero di abbandonare la propria mentalità medioevale (nei confronti delle donne soprattutto) per abbracciare una laicità moderna post illuminista.

    non bisogna vergognarsi di ammetterlo. per certe culture e certe religioni la donna è inferiore, ma di brutto. pensare di paragonare il nostro riferimento legale e culturale “europeo” (non parlo di quello religioso che pure è più evoluto) a quello islamico (o ebreo ortodosso che però ha rilevanza numerica nulla qui da noi) che sta crescendo sempre più anche internamente ai Paesi europei pure senza il contributo degli immigrati è follia.

    pensare che si è più politically correct mettendo alla berlina un intero genere (gli uomini sono tutti uguali) invece che analizzare le differenze, le priorità ed i pericoli significa rendersi ciechi e pagarne le conseguenze nel medio e lungo periodo. cosa pensate, che quando i fedeli islamici saranno maggioranza in europa (perchè è solo questione di tempo data la diversa natalità delle comunità) le istituzioni resteranno le stesse ? le pari opportunità saranno ancora una meta da perseguire ? se non si affronta questa specificità tra non molto le conquiste che ora sembrano assodate sembreranno fantascienza. il femminismo ha fatto tantissimo per l’evoluzione della società e tanto potrà ancora fare ma se confonde cultura, religione con razza fa una grossa svista, fatale direi. Oggi l’Islam dovrebbe rappresentare il primo nemico di una femminista e non solo perchè in Paesi lontani schiavizza l’intero genere femminile, ma perchè ormai è un concreto pericolo domestico, le infibulazioni sono realtà anche da noi, così come le spose bambine. Inutile mettere tutte le religioni sullo stesso piano per un malinteso senso di equilibrio: non lo sono. per lo meno non lo sono più da qualche centinaio di anni e nessuna delle attuali religioni monoteiste è meno compatibile con una società laica, libertaria e paritetica di quella islamica. prenderne atto è un dovere. sono le stesse donne islamiche “evolute” a dirlo (quando non le uccidono prima). consiglio la lettura di Eretica – Cambiare l’Islam si può (Rizzoli) – dell’ex deputata olandese di origine somala, oggi giornalista, Ayaan Hirsi Ali.

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  2. Sono molto contenta come appartenente al Blog Le Donne Visibili di leggere tanti commenti davvero interessanti. Con piacere leggo che non solo donne ma anche uomini intervengono e dicono la loro versione dei fatti e uno di voi ha chiesto anche scusa, una parola semplicissima che si ascolta così raramente e che dice tutto! Grazie!

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  3. Quello che vorrei…un paio di proposte concrete:

    1.
    Rispetto della legge del paese in cui si vive . Chi sceglie di non rispettare la legge per motivi religiosi, culturali, ecc è pregato di trovare una soluzione: andarsene, fare una terapia, cercare aiuto.

    2.
    Solidarietà della popolazione di fronte a chi subisce violenza. Tanti che hanno reagito da soli sono rimasti feriti o uccisi. È necessario che sia il gruppo a reagire a fare sentire alla vittima il suo sostegno e la sua solidarietà.

    3.
    Affidabilità e presenza delle forze dell´ordine locali

    4
    Affrontare il problema in ambito famigliare, religioso, scolastico.

    5.
    Aggiungerei ai 10 comandamenti l´undicesimo:
    non fare all´altra o altro ciò che non vuoi che sia fatto a te

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  4. Di fatto resta che delle ragazze hanno subito violenza…non erano i salvini o la Merkel a perpetuare tutto questo ma persone straniere…difficilmente manipolabili visto che verranno espulse e non godranno più del mantenimento europeo..nessuno rinuncerebbe a tanto ..la polizia stava con le mani sui fianchi? Se fossi un poliziotto ci penserei 100 volte prima di arrestare uno straniero…poi finisce nel girone dei razzisti…insegna l’Inghilterra che la polizia lasciò stuprare bambini da immigrati per paura di essere etichettata come razzista…mi dispiace , ma siccome lo stato non riesce a controllare queste persone, ognuno a casa sua!

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