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La doppia morale dei fatti di Colonia

Ospitiamo in queste pagine il contributo di Patrizia Attanasi, che ringraziamo per questa doverosa riflessione.

 

Gli stupri di gruppo sono sempre avvenuti durante le guerre, rappresentano la distruzione psicologica del nemico; sono e restano -anche se non di gruppo- una forma devastante di abuso di potere da parte “del più forte” sul più debole. Più forte tra virgolette perché abusare dei deboli è e sarà sempre da codardi.
Tra gli animali non esiste stupro… che sia su donne uomini o bambini, è da condannare senza se e senza ma. Punto.
I fatti di Colonia ma anche quelli di Parigi e non solo, mettono in evidenza il fatto che siamo in guerra. La guerra deriva da uno scontro etico e di valori tra noi e chi è convinto di essere in diritto di applicare le “leggi” della sharia… a casa nostra. Ed è questa la novità. Infatti non abbiamo previsto che avremmo accolto in casa chi non mangia la carne di maiale, ma anche chi continua a praticare le mutilazioni genitali, seppur di nascosto. Adesso a causa di una male intesa tolleranza, non sappiamo come gestire l’emergenza.
Forse andrebbe rivisto il dogma che sacralizza la libertà di professare qualsiasi religione, in barba agli stati laici ed alle costituzioni dei vari paesi europei.
Non dimentichiamoci delle nefandezze avvenute in nome delle varie religioni, non da ultima quella cristiana.
Non si tratta dunque di essere intolleranti e razzisti o di accogliere i rifugiati o meno, ma di lavorare ad un tipo di accoglienza critica e selettiva e di applicare e/o creare delle leggi che ancora mancano.
Certi usi e costumi ricordano il nostro medioevo e la questione è se chi viene da noi può riuscire a fare dei passi avanti o saremo noi a fare dei passi indietro.
È anche innegabile però che dopo aver saccheggiato e depredato troppi paesi, continuando a fare turismo sessuale laddove è possibile ci siano troppe persone “civili”, ben contente di trovare il medioevo da qualche parte, sfruttandolo appena possibile.
Cosa facciamo con tutti i molestatori stupratori e pedofili interni? Sappiamo che le vittime di violenza sono segnate a vita e si portano dietro una ferita psicologica per sempre, ma non abbiamo il coraggio di prevedere la castrazione chimica come deterrente. Però i fatti di Colonia mettono in evidenza che se un musulmano commette uno stupro lo vogliamo rimandare nel suo paese e non vederlo mai più. Improvvisamente ci svegliamo e ci rendiamo conto di avere un nemico, quando di fatto le donne certi nemici li hanno dietro l’angolo o in casa da sempre!
Prendiamo coscienza della doppia morale persistente e del rischio oggettivo di tornare indietro di decenni!
Circa quarant’anni fa, nel 1988 il film “Sotto Accusa” , basato su fatti realmente accaduti, denunciava il comune sentire per cui sembrava che le vittime di stupro, se lo fossero andato a cercare, evidenziando la difficoltà enorme a riconoscere che lo stupro fosse un atto di viltà e non di virilità. Abbiamo davvero capito ed interiorizzato questo concetto?
No di certo se ricominciamo ad affermare che la mancanza di rispetto sia funzionale all’abbigliamento, come se le donne con il burqa siano piú rispettate, perché piú coperte!
Non dimentichiamoci che il sessismo non è una questione di razza e che sia razzismo che sessismo sono forme di discriminazione: con quale coerenza si potrebbe mai riuscire a combattere l’uno e tollerare l’altro? Combattere il sessismo in funzione della razza che lo perpetra è ipocrita e ci rende tutti vulnerabili. Se non capiamo questo, non ne usciamo bene.
di Patrizia Attanasi
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