Donne in vista/Notizie

Hillary, son più di vent’anni che ti aspetto

Scrivo questo post dagli Stati Uniti, dopo un breve passaggio a Washington fra l’altro: quale miglior momento per commentare le elezioni americane?
Senza indugi, io se fossi statunitense voterei per Hillary Rodham Clinton.

Da qui a Novembre si parlerà ancora moltissimo in molte parti del mondo delle elezioni americane. Lo capisco, un po’ perché le elezioni americane sono spettacolari ma anche perché culturalmente, economicamente e politicamente gli Stati Uniti hanno dominato il mondo in cui viviamo oggi, non da soli, ok, ma ci siamo capite.

Vi dico di più, già nel 2008, quando una parte del mondo -soprattutto la parte del mondo dove vivo io- sosteneva Obama, io avrei voluto Hillary.
Mi sembrava una guerra fra minoranze: ci sarà prima un presidente nero o prima una presidente? Ancora una volta è stata la donna a dover fare un passo indietro.

Allora perché Hillary?

Prima di tutto per la sua carriera. Per la sua grande esperienza.
Perché sono stanca delle donne che devono fare il doppio, il triplo per essere considerate competenti uguali. Avvocata, senatrice, segretaria di Stato: quale altro candidato presidente (inclusi Clinton marito e Obama) aveva un tale curriculum?

Foto da Instagram @hillaryclinton

Foto da Instagram @hillaryclinton

Poi perché ha sopportato da sempre un oppressivo scrutinio sulla sua vita privata, aspre critiche sulla sua persona, sul suo matrimonio, sulla figlia. Ha sopportato e tutt’ora sopporta che uomini discutano sui media sulla sua avvenenza, quando lei ha sulle spalle il peso di guerre e negoziazioni. Non riesco a pensare a una persona coi nervi più saldi di lei. Penso che siamo d’accordo tutti sul fatto che ora il mondo abbia bisogno di una presidente esperta e decisa.
La sostengo anche per i compromessi piccoli e grandi che ha dovuto fare avendo in mente un obiettivo. Dalle sue note biografiche si legge che ha cambiato cognome e taglio di capelli per ragioni elettorali: aveva l’aria troppo indipendente, e non era abbastanza carina. Lo scrutinio sulla vita privata delle donne pubbliche non risparmiava neanche la figlia bambina e poi adolescente, presa in giro in mondovisione perché brutta. Presa in giro da persone che evidentemente non hanno mai avuto tredici anni.

Per la partnership col marito, che in moltissimi criticano e che invece io ammiro. L’unica cosa che le rimprovero -come se avessi diritto di rimproverarle qualcosa, la vita è sua- è aver dichiarato che le colpe dei tradimenti del marito Bill sono state sue. Per carità, il matrimonio è il suo è solo lei e suo marito sanno su cosa sia fondato. Ogni storia è diversa con me lo è ogni tradimento. Ma l’averlo dichiarato pubblicamente mi sembra mandare un messaggio di donna che come sempre non è abbastanza, invece di dire: sappiate che mio marito è stato cretino, non io. Punto.

La seconda cosa che le rimprovero è di non essersi candidata negli anni novanta, al posto del marito. Perché l’abbiamo pensato tutti e tutte: il cervello della coppia è lei, lui è l’oratore fascinoso.
Probabilmente lei è più intelligente di me, e sapeva benissimo che nel ’92 non era ancora tempo, meglio aspettare. Sapeva che da lei ci si sarebbe aspettato di più, perfino di avere già esperienza alla Casa Bianca. Però io non posso fare a meno di pensare che il mondo sarebbe stato diverso -per me almeno- se a dieci anni avessi visto in TV la presidente Clinton.

Questa è forse la mia vera ragione: perché sono più di venti anni che aspetto.

Mi immagino già gli attacchi: ma cosa mi dici delle sue politiche? In questo articolo mi concentro sulla persona proprio perché come donna Hillary è attaccata come persona, in quanto donna, prima che come politica. Posso dire anche che mi affascina e mi ispira al di là delle considerazioni politiche, proprio come fa Angela Merkel, anche se non voterei mai per la CDU (come per nessun partito che porta la religione nel nome).
La giornalista e ex direttrice del New York Times, Jill Abrahamson, che nella sua carriera ha seguito l’ascesa dei Clinton da vicino, scrive nel suo ultimo editoriale sul Guardian che a una donna politica viene richiesta una purezza che non viene mai richiesta agli uomini. Cambiare idea, creare alleanze per una donna in politica è disonesto, per un uomo ordinaria amministrazione.

Io sono stanca di questo doppio standard, della frase che “dobbiamo fare il doppio per essere considerate brave la metà ma per fortuna non è difficile”. Non me ne faccio nulla di questa presunta superiorità. Io voglio l’uguaglianza di opportunità nei fatti.

Della politica di Hillary Clinton cito il suo impegno mai messo in discussione per la sanità accessibile e per la contraccezione. Ma anche il suo senso di responsabilità da Segretaria di Stato.
È ambiziosissima, dicono alcuni. Beh, ci mancherebbe anche che coloro che ambiscono (appunto) al titolo di persona più potente del mondo non siano ambiziosi! E poi dovete ancora spiegarmi perché ambizioso ha una connotazione negativa al femminile.

Poi, se non volete dare retta a me leggetevi Gloria Steinem.
La diffidenza delle donne verso Hillary mi fa pensare alla famosa citazione di Madeleine Albright: “C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne” È vero c’è e ci siamo già dentro: tocca a tutte noi a trascinarci fuori.

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2 thoughts on “Hillary, son più di vent’anni che ti aspetto

  1. Senza indugi, se fossi un’americana, voterei anche io HRC. E non solo perché l’alternativa politica opposta che si sta profilando non è per nulla rassicurante. Nel 2008 la scelta è andata almeno a un presidente nero per metà, questa volta speriamo sia la volta delle donne, arriviamo come al solito dopo, mi viene da dire con un po’ di amarezza, ma questo l’avevo igià capito molto tempo fa. Come dice bene Gaia, una donna deve sempre dimostrare di più. Mi piace anche l’idea che HRC abbia capito ben prima delle altre che nel 92 doveva aspettare il suo turno e, onestamente, 16 anni dopo, mi pare sia davvero ora. La sua politica non sarà perfetta, ma possiamo in tutta franchezza dire che quella dei suoi predecessori lo sia stata? E quella di un suo eventuale rivale? E per finire, perché per una donna ci si dovrebbe porre la domanda?

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  2. Aggiungo un commento all´articolo di Gaia.
    Anch´io aspetto Hillary R.C da tempo. Ora è il suo turno. Ne ha il diritto a pieni voti.

    Per quanto riguarda le critiche e auto-critiche sulla sua vita privata. Sono aspetti che riguardano solo lei e la sua famiglia, nessun altro.

    Sulla sua candidatura spero che non diventi una candidatura rivolta soprattutto alle donne, sarebbe un errore.

    Obama , con le sue radici provenienti da due continenti diversi, durante la sua corsa alla Casa Bianca ha sempre parlato a tutti: uomini e donne di qualsiasi razza o estrazione sociale. La sua voce era rivolta a quelli del sud, del nord e del centro, provenienti da metropoli come New York o da piccoli centri.

    Mi auguro che Hillary R.C con il suo carisma, il suo ottimismo e la sua preparazione possa avere la capacità di raggiungere e farsi capire da tutti.

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