Esperienze

Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.  "Le ali degli angeli raffreddano i poeti" (A.Merini)  Dipinto di Elisabetta Trevisan.

Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.
“Le ali degli angeli raffreddano i poeti” (A.Merini) Dipinto di Elisabetta Trevisan.

Siamo onorate di pubblicare una lettera che ci ha inviato una lettrice che si firma “una mamma”. Non aggiungiamo commenti a questo testo che ci ha veramente colpite per la sua chiarezza e onesta, aspettiamo con ansia le vostre opinioni. 

Si discute tanto di bonus bebè e allora vorrei scrivere una lettera ai miei figli in modo che quando saranno grandi capiranno tante cose che oggi non ho il coraggio di dirgli.

Non ho detto a mia figlia che mi hanno licenziata quando lei aveva appena un anno. Non le ho detto che durante la maternità mi avevano sostituita con un altro, uomo guarda caso, a cui ho dovuto insegnare il lavoro e che poi si è tranquillamente sostituto a me. Per fortuna subito dopo ne ho trovato un altro di lavoro, ma ho continuato a mentire.

Non ho avuto il coraggio di raccontare a mia figlia che durante quel colloquio le diedi un anno di più e dissi che se ne potevano occupare i nonni anche se in realtà erano lontani. Accettai il compromesso della menzogna pur di avere quel posto. Ma mia figlia non lo sa. Come non sa che al lavoro dicevo di essere sempre disponibile anche se non vedevo l’ora di tornare da lei. E quando arrivavo spesso all’una di notte e lei dormiva già, mi infilavano nel suo lettino e piangevo accanto a lei.

Mia figlia non sa che quando non sapevo a chi lasciarla e me la portavo dietro alle riunioni era per necessità e non per un nuovo gioco. Mia figlia non sa che quando lei aveva la febbre io mi fingevo malata e non andavo al lavoro per restare accanto a lei per poi presentarmi dietro la mia scrivania qualche giorno dopo con 39 di febbre e la tachipirina in borsa.

E quando poi è nato il mio secondo figlio e ho perso di nuovo il lavoro, le menzogne sono aumentate. Ora sono in due a non sapere che sono stata di nuovo licenziata.

Sono in due a non sapere che ai colloqui di lavoro nessuno mi chiedeva le mie competenze ma solo come mi sarei organizzata con loro. Mia figlia e mio figlio non sanno che uscendo dall’ennesimo colloquio, in cui si è parlato più di loro che delle mie capacità, ho pianto. Non ho avuto il coraggio di dirgli che non mi avevano presa per “colpa” loro. Non sanno che la prossima volta che mi troverò di fronte a un direttore sarò costretta a negare la loro stessa esistenza. Loro che sono la mia vita. Non sanno nulla di tutto ciò, ma spero con tutto il cuore che sappiano un giorno riconoscere l’amore che c’è dietro le mie bugie.

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19 thoughts on “Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

  1. Mi sono commossa a leggerti amica mamma!! Certo che capiranno!!
    poveri coloro che non sanno cosa si perdono invece, tu sei forte e troverai il modo!!

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  2. L’ha ribloggato su Pigra…aspirante runnere ha commentato:
    Rebloggo questo articolo perché lavorando in una grande azienda non ho avuto problemi di licenziamento legati alle mie maternità ma per più di dieci anni non ho avuto nessun aumento e nessuna crescita inquadramentale nonostante mi si richiedesse, vista la mia anzianità aziendale, autonomia e mi venisse data la responsabilità di alcuni progetti.
    In Italia – e nel mondo- c’è tanto da fare sulla disparità negli stipendi tra uomini e donne che ricoprono le stesse posizioni e le stesse responsabilità. Non è giusto sapere che mia figlia nella vita dovrà lottare molto di più rispetto a mio figlio per ottenere le stesse cose.
    È la pura triste verità

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  3. Il mestiere più importante del mondo – quello di madre – in italia è stato calpestato a morte. Le madri vengono perseguitate, offese o additate al pubblico ludibrio.

    Il nostro paese si accascia e scompare pian piano dalle carte geografiche. Forse è quello che ci meritiamo.

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    • il mestiere di mamma è quello per cui quando ti chiedono cosa fai nella vita se non hai un lavoro (in generale fuori casa e che paghi) ti viene da rispondere: niente. In questo senso possiamo essere ben d’accordo con Fausto che dice che è stato calpestato.

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  4. Pingback: Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice — Le Donne Visibili | Il coraggio di osare

  5. Mi hai commossa… Anche se purtroppo non sono mamma, credo di capire quanto coraggio ci voglia e quanto deve essere dura. I tuoi figli un giorno capiranno che la loro mamma è una grande. Ciao!

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  6. Le chiami bugie, ma io penso che siano per te una difesa di ció che hai di piú caro. Siamo il Paese del Family day, si promette il cosiddetto “bonus bebè”, i credenti cattolici venerano la madonna, ma la realtà è quella che descrivi tu, salvo poche eccezioni.
    Io continuo a sperare e a muovermi perché presto non sia piú necessario straziarsi se si decide di avere dei figli, continuando a lavorare. Ciao mamma coraggiosa, sii forte (ma lo sei già!).
    Cristina

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  7. Pingback: Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice — Le Donne Visibili – VOCI DAL SILENZIO

  8. questa madre sta difendendo i suoi cuccioli e se stessa; mi impressiona l’assenza di un uomo o di un padre in questo racconto; l’unico uomo che compare e’ quello che l’ha sostituita e poi non le ha più’ reso il suo lavoro.

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    • Mi sono fatta la stessa riflessione. Forse l’uomo c’è, ma la battaglia è tutta sua. Da giorni penso a cosa rispondere a questa mamma. Non so se ci sono parole giuste, salvo quelle di grande compassione nel senso etimologico del termine.

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  9. Dopo aver letto l´articolo mi sono chiesta ? Se io fossi la capo e nel mio ufficio si presentasse una brava professionista che oltre ad avere ottime referenze e talento ha anche dei figli piccoli cosa farei ?

    Le direi che l´importante è come organizzarsi o meglio come ci organizziamo io e te insieme! Come ci organizziamo quando l´asilo fa sciopero, quando le scuole sono chiuse per le vacanze, quando tuo marito, i tuoi parenti non ti potranno aiutare se i tuoi figli saranno malati. Dovremo cercare una strategia comune e parlare a carte scoperte. Le consegne per il lavoro vanno fatte comunque, altrimenti il lavoro lo perdiamo entrambe.

    Mi auguro che, proprio perché lei non è la sola a dover dire “bugie”, si possa creare un giorno una nuova generazione di donne che quando cercherà lavoro potrà chiarire fin da subito l´esigenza di una strategia comune. Sarà un vantaggio per entrambe le parti!

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    • Sollevi una questione molto calda: se tu fossi la capa…. . certo se vi fossero più donne anche madri nei posti decisionali, le cose cambierebbero. La comprensione per la difficoltà di conciliare il lavoro con la cura dei figli viene generalmente quando se ne fa l’esperienza. Incrementare il numero di cape/mamme si urta però con la realtà stessa della difficoltà a far tutto, e in particolar modo a ricoprire cariche che richiedono un grande investimento in termini di tempo con la gestione famigliare. E qui ecco che diventa essenziale il ruolo maschile – quel famoso uomo inesistente nella lettera della “mamma”, alla quale ho risposto sul mio sito. Malgrado tutto sono convinta che lentamente vi sono dei cambiamenti a livello delle singole coppie. Non sono però globali (per ora).

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  10. Questo è un classico lampante esempio di quote rosa al contrario!
    Da far leggere a chiunque dica che le quote rosa sono un’umliazione. Lo sarebbero se i presupposti fossero equi e di pari opportunità, ma non lo sono!!!
    Chi viene penalizzato è chi donna (o uomo) si ritrovi per scelta o circostanza a prendersi cura dei figli da solo o quasi.
    Quelle che questa madre racconta ai suoi figli sono delle “bugie” per mantenerli sereni quanto piú a lungo possibile ma non sono fondate sull’ipocrisia.
    L’ ipocrisia e la mancanza di generositá invece esistono eccome da parte di chi partecipa omertosamente a frustrare questa donna che stoicamente resiste laddove tante altre vengono indotte a fare una scelta tra figli e lavoro, come se fosse la cosa piú normale del mondo. Non lo è. Per gli uomini non lo è.
    Purtroppo affermare che le donne hanno raggiunto la paritá dei diritti equivale a dire che la terra è piatta e non una sfera. un’eresia!
    Il problema di fondo mi sembra in primo luogo culturale: persiste il dogma per cui la responsabilitá dei figli sia esclusivamente di chi li fa. Le nuove generazioni sono una ricchezza per tutti, madri, padri, società (rivolgendomi ai pragmatici dico che sono quelli che pagheranno la nostra pensione) ed è quindi giusto che tutti se ne prendano cura.
    La non emancipazione della donna in realtá corrisponde ad una non emancipazione di uomini e societá con danno per tutti.
    Ma visto che a “rendersene conto” sono in prima linea le donne, è necessario che l’evoluzione inizi dalle donne.
    In primo luogo vedo necessario un lavoro di presa di cocoscienza culturale per arrivare ad una quota di rappresentanza politica … le leggi sono ben lungi dall’essere a misura di madre che lavora e poi credo che sarebbe parallelamente il caso di cominciare a creare una rete di sostegno che garantisca solidarietá alle madri.
    Lo stato non vede perché debba essere necessario rendere accessibili a tutti asili nidi asili, baby sitter doposcuola ecc…? Bene, ce li organizziamo da sole.
    E perché mai non dovrebbe essere possibile trovare degli sponsor, far pagare di più a chi ha di piú, trovare gli spazi, riconoscere che chi educa e bada ai piú piccoli debba essere altamente qualificato e ben remunerato?
    La domanda c’é. Manca l’offerta. Tutta la forza lavoro repressa potrebbe essere sbloccata e creare un “business” equo e solidale e ció avverrebbe molto in fretta se in primis le donne comprendessero l’importanza della vera solidarietá.

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  11. Questo è un classico lampante esempio di quote rosa al contrario!
    Da far leggere a chiunque dica che le quote rosa sono un’umliazione. Lo sarebbero se i presupposti fossero equi e di pari opportunità, ma non lo sono!!!
    Chi viene penalizzato è chi donna (o uomo) si ritrovi per scelta o circostanza a prendersi cura dei figli da solo o quasi.
    Quelle che questa madre racconta ai suoi figli sono delle “bugie” per mantenerli sereni quanto piú a lungo possibile ma non sono fondate sull’ipocrisia.
    L’ ipocrisia e la mancanza di generositá invece esistono eccome da parte di chi partecipa omertosamente a frustrare questa donna che stoicamente resiste laddove tante altre vengono indotte a fare una scelta tra figli e lavoro, come se fosse la cosa piú normale del mondo. Non lo è. Per gli uomini non lo è.
    Purtroppo affermare che le donne hanno raggiunto la paritá dei diritti equivale a dire che la terra è piatta e non una sfera. Un’eresia!
    Il problema di fondo mi sembra in primo luogo culturale: persiste il dogma per cui la responsabilitá dei figli sia esclusivamente di chi li fa.
    Le nuove generazioni sono una ricchezza per tutti, madri, padri, società (rivolgendomi ai pragmatici dico che sono quelli che pagheranno la nostra pensione) ed è quindi giusto che tutti se ne prendano cura.
    La non emancipazione della donna in realtá corrisponde ad una non emancipazione di uomini e societá con danno per tutti.
    Ma visto che a “rendersene conto” sono in prima linea le donne, è necessario che l’evoluzione inizi dalle donne.
    In primo luogo vedo necessario un lavoro di presa di cocoscienza culturale per arrivare ad una quota di rappresentanza politica … le leggi sono ben lungi dall’essere a misura di madre che lavora e poi credo che sarebbe parallelamente il caso di cominciare a creare una rete di sostegno che garantisca solidarietá alle madri.
    Lo stato non vede perché debba essere necessario rendere accessibili a tutti asili nidi asili, baby sitter doposcuola ecc…? Bene, ce li organizziamo da sole.
    E perché mai non dovrebbe essere possibile trovare degli sponsor, far pagare di più a chi ha di piú, trovare gli spazi, riconoscere che chi educa e bada ai piú piccoli debba essere altamente qualificato e ben remunerato? La domanda c’é. manca l’offerta.
    Tutta la forza lavoro repressa potrebbe essere sbloccata e creare un “business” equo e solidale e ció avverrebbe molto in fretta se in primis le donne comprendessero l’importanza della vera solidarietá.

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