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L’Avvento delle Donne Visibili – Le italiane all’estero

Caro Ministro del Lavoro Giuliano Poletti,

siamo un gruppo di italiane sparse per il mondo, di età e professioni diverse. Alcune di noi sono partite per necessità, perché in Italia non c’era lo spazio per crescere, talvolta neppure un minimo lavoro dignitoso, da ministro del lavoro più di tutti lei ci potrà capire su questo punto. Alcune sono partite per una giusta ambizione; altre, come colei che le scrive, perché le frontiere non le hanno mai capite.

Abbiamo studiato e lavorato spesso il doppio, perché come donne e come straniere abbiamo dovuto dimostrare sempre quel qualcosa in più. Abbiamo creduto nel merito e capito che il merito non è nulla senza la solidarietà.

Ci siamo trovate tutte, prima o poi, sole in una stanza a chiederci: “ma che cosa ho fatto?”

Abbiamo trovato Paesi che per qualche anno o per una vita ci hanno accolte, abbiamo imparato nuove lingue, ci siamo fatte accogliere, adattandoci e facendoci adottare.

Siamo soddisfatte delle nostre vite per lo più, e tristemente consapevoli che molte delle cose che abbiamo raggiunto non sarebbero state possibili, o non sarebbero state capite, in Italia.

Molte di noi hanno cominciato i loro studi in Italia e quando parliamo fra di noi ci diciamo ” ah, quello che abbiamo imparato all’università in Italia…” Però poi per noi non c’era posto.
Forse perché siamo persone che non hanno voglia di stare al proprio posto.

Ci hanno (finalmente!) offerto la possibilità di votare e poi criticate perché abbiamo esercitato questo diritto.

Ci siamo messe a disposizione delle istituzioni italiane all’estero per promuovere cultura e eccellenze, per creare ponti, incontrando però spesso diffidenze e inerzia.

Forse ha ragione lei: meglio non averci fra i piedi.

Con rammarico, auguri di buone feste,

Le Donne Visibili cropped-titolo-donne-visibili.jpeg

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2 thoughts on “L’Avvento delle Donne Visibili – Le italiane all’estero

  1. Io non sono mai stata capace, di starmene al “mio” posto (del resto, quale sarebbe il mio, il vostro posto?). Per questo ho fatto “la mia” strada. Emerson aveva detto: non andate dove porta il cammino, andate invece dove non c’è strada e lasciate una traccia. Questo è il mio augurio per il 2017.

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