Donne in vista

“Il collage per capire il mondo” Ruth Habermehl

di Ruth Habermehl, artista. Traduzione dal tedesco di Lilly Bozzo-Costa

Il mio lavoro si basa sulla tecnica del collage. Creo immagini usando immagini. Uso immagini di epoche passate, oggi superflue.

Le cerco tra vecchie riviste d’epoca, giornali, calendari, libri illustrati che  non interessano più.  Con l’uso del taglierino e delle forbici libero le figure dal loro contesto. Ho così una mia raccolta personale di ritagli che fanno parte del mio “Fundus” e creano delle immagini attendibili.

Il messaggio trasmesso è immediato e al contempo irritante. Ciò a causa dei ritagli e degli accostamenti a volte bruschi spesso quasi impercettibili.

La mia passione per il collage iniziò con la mostra dedicata ad Hannah Höch a Madrid nel 2004. Questa artista mi colpì a tal punto che iniziai a sentire la necessità di cercare immagini da ritagliare. Iniziai a cercare tra le riviste di moda degli anni 50 che mia madre aveva conservato e che io da piccola amavo sfogliare per ore. Il mio interesse si concentrò soprattutto sulle foto che rappresentavano persone eleganti, inquadrate su uno sfondo idilliaco e nostalgico. Successivamente  passai ai calendari degli anni 50 – 60 di mio padre. Con questi ritagli  nasceva la materia prima della mia opera omnia.

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Nei miei lavori mi sono voluta divertire lavorando sulla cultura degli anni 60, gli anni i cui in Germania ci si poteva dedicare anche alle cose belle e non solo a quelle di primaria necessità.
Ho usato un modo ironico, divertente, a volte pungente. Mai gratuito. Nel 2006 ho iniziato a realizzare collages elaborati in maniera analogica e a riprodurli successivamente in C-Prints su grande formato.
L´effetto finale rimase lo stesso, solo i tagli risultarono meno evidenti. Tra i pezzi tagliati c’era più continuità. Le dissonanze si erano ammorbidite.

Durante la fase di ricerca, leggo i testi che accompagnano le immagini. Mi avvicino a loro, alla loro storia, a ciò che esse rappresentano.

Il contesto originale del materiale tagliato è percepibile ma non è visibile. Il taglio e la composizione finale seguono una strategia che io sviluppo durante l´esecuzione dell’opera.

Gli spazi in cui ho inserito le figure, siano essi paesaggi, città o spazi astratti colorati diventarono sempre più importanti. Da ciò nacque l´esigenza di inserire nel collage dei tratti dipinti a mano. Ho definito questa tecnica in due modi. Se uso l’acquarello Print-Paint-Collage, se invece uso il colore ad olio Oil Cut Out.

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La mia tendenza oggi è nuovamente quella del collage analogico combinato con parti di pittura ad olio o ad acquarello.
Dal momento che io dipingo con le forbici e raramente con il pennello non sono mai stata considerata una pittrice ma una grafica.

Il collage si serve della fotografia esattamente come la pittura si serve dei colori ad olio e dei pennelli. In entrambe i casi si ottiene un effetto plastico anche se in quanto fatto di carta il collage rimane bidimensionale.

La carta è un materiale leggero e fragile. Tanto più che quella che uso io è di scarto e quindi ha una scarsa qualità. Può un collage, un´opera fatta di fogli incollati avere un valore di mercato?  Il materiale, la tecnica non possono dare una risposta esauriente.
I collages non sono fatti per l’eternità. La loro conservazione richiede un grande sforzo di manutenzione.

Perché allora questo processo creativo è così interessante per gli autori  di collages?  Per me il collage offre un campo sterminato di sperimentazioni.
Spesso a prima vista non si nota neanche quanto lavoro c’è dietro.  Quanti pezzi ritagliati sono stati necessari per realizzarlo!
Ciò che mi attrae del collage è anche il fatto che grazie a questo processo compositivo mi accorgo che ciò che vedo nella realtà non è ciò che è ma ciò che penso che sia. Questa tecnica mi aiuta ad essere più consapevole e a prendere atto che ci sono miriadi di interpretazioni e impressioni che si possono avere verso il mondo. Con i miei collages posso dare il mio contributo.

Il montare dei ritagli di ciò che è estraneo mi consente di compiere nuove esperienze di vita, sia estetiche che spirituali.
Per dirlo con Hannah Höch, si tratta di “lasciar trasparire la possibilità di ciò che pare impossibile e di contribuire così all’esperienza di un mondo più ricco, per poter poi essere connessi con più benevolenza al mondo che conosciamo.”

Partendo da questo punto di vista il collage  si potrebbe definire come lo strumento migliore per riconciliarci con il mondo intero.

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Per tutte coloro che volessero saperne di più su Ruth Habermehl, ecco dove trovare la sua biografia: http://www.filipp-galerie.com/

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