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Donne in-visibili

by Manuela Bonfanti

“Non sarebbe cambiato granché, in fondo […]. Tutto avrebbe continuato ad essere come prima” (La lettera G, p. 75)

Mia figlia, una curiosa bimba di nove anni, si interessa di storia. Balzo sull’occasione per offrirle un libro per ragazzi, un volume che tratti gli avvenimenti principali, da leggere e discutere insieme. Sfoglio su internet perché, abitando all’estero, mi è comodo. E mi pare che Tutta la storia fino ai giorni nostri, edito da Giunti Junior, possa fare al caso mio. Le recensioni lo danno ottimo per la fascia elementare, anche se un commento avverte che presenta lacune. Mi chiedo quali, ma poi mi dico che stiamo parlando a una bimba di quarta elementare e che, se copre i movimenti storici più importanti, per un primo approccio può bastare. Pare persino ben strutturato e ben illustrato. Perciò lo compro.

Ecco, l’ho ricevuto. Lo sfoglio.

A prima vista copre i maggiori avvenimenti: preistoria, civiltà, medioevo, feudalesimo, umanesimo e rinascimento, rivoluzione francese e industriale, conflitti mondiali, con uno sguardo privilegiato sull’Italia. Noto che dedica persino tre pagine alla società americana, trattando dei diritti e delle lotte dei Neri. E lì mi fermo, a quelle ultime pagine che concludono la Storia del Novecento. Ohibò, rifletto, ma qui manca davvero qualcosa!

Dove sono le donne, in questa Storia? Ancora e sempre, invisibili. Al movimento femminista, pur svoltosi a cavallo di due secoli e di numerosi paesi, non sono dedicate che tre frasette riassuntive, queste: “basti pensare alla nascita del movimento femminista, alle lotte per il divorzio e per l’aborto”. Tutto qui? Tutto qui gli anni di lotte, di sacrifici e di conquiste? Tutto qui un cambiamento che ha sconvolto equilibri millenari? Che ha fatto evolvere e ha cambiato la società?

Sì, tutto qui. Che non mi dovevo fare illusioni era chiaro fin dalla quarta di copertina, che candidamente cita: “In questo volume troverai le tappe fondamentali della storia dell’uomo..”. Pensavo fosse un vizio di forma, la solita discriminazione linguistica alla quale siamo abituate da sempre. Invece no. Era proprio vero: la storia delle donne in questo volume non c’è. Non c’era spazio? C’erano eventi più importanti da citare? Non ha contato abbastanza? Ce lo siamo scordati? Quale sia la risposta, io non lo so. Ma prendetene nota e parlatene attorno a voi. Questo non deve più succedere.

La Storia non può rendere le donne invisibili. Perché anch’esse l’hanno scritta e la stanno ancora scrivendo. Ora più che mai.

Buona festa a tutte le donne.

(ritrovate questo articolo in inglese e francese sul blog di Manuela: https://manuelabonfanti.wordpress.com/2017/03/08/donne-in-visibili-femmes-in-visibles-in-visible-women/  )

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