Esperienze

“Cosa ci fai fuori a quest’ora?” Le peripezie di una donna politica

di Margherita Brambilla

Pubblichiamo qui il testo del discorso che Margherita Brambilla, politica italiana, ha tenuto al convegno “Donne in Cammino” della Federazione per la Pace. Ho chiesto io, Gaia, a Margherita di ripubblicare il suo intervento, perché sono stata colpita dall’onestà con cui racconta la sua vicenda (le sue peripezie?) di donna in politica. Sono sicura che molte di voi potranno riconoscersi in questo racconto. “Dev’essere per forza l’amante del sindaco, no?” 😉 

“Mi interesso di politica da sempre, da quando alle elementari partecipo come spettatrice al mio primo consiglio comunale e ci scrivo sopra anche un pensierino come compito per scuola, passando per l’esperienza come rappresentante di istituto al liceo. Poi un periodo di impegno civile, uno di studio all’estero e di nuovo in pista.

Nel 2004 vengo eletta consigliere, prendo molti voti, ho 24 anni e uno degli uomini più grandi del mio gruppo, della mia lista civica, essendoci già, nella sede del comitato elettorale chi mi indica come assessore, zittisce tutti dicendo che sono troppo inesperta, devo fare la gavetta. Eppure è lo stesso uomo che alla mia età si candidava a sindaco e che stava sostenendo, come me del resto, un sindaco uomo che avevamo candidato dal nulla, uno che prima di quel momento non aveva mai fatto politica in vita sua.

Non importa: faccio il consigliere e mi assegnano due deleghe che amo, pace e cooperazione internazionale e politiche ambientali: sono 5 anni belli e intensi nei quali vengo regolarmente scambiata, a seconda dei casi, per una segretaria del comune, per l’assistente dell’assessore o l’amante del sindaco. Insomma, pare proprio che una giovane donna in politica non possa avere un’individualità propria, ma solo in dipendenza di un “vero” politico, di un uomo.

vengo regolarmente scambiata, a seconda dei casi, per una segretaria del comune, per l’assistente dell’assessore o l’amante del sindaco. Insomma, pare proprio che una giovane donna in politica non possa avere un’individualità propria, ma solo in dipendenza di un “vero” politico, di un uomo.

Nel 2009 nuove elezioni. Sono incinta del mio primo figlio, che nascerà in autunno. Lavoro alacremente giorno e notte a due campagne elettorali in contemporanea, quella nel mio comune e quella provinciale: i ritmi sono davvero intensi, per non dire massacranti. Vengo eletta con diversi voti ma non posso fare l’assessore, perchè sto per avere il mio primo figlio, non posso nemmeno immaginare cosa mi aspetta!

Mi arrabbio moltissimo. So che il vero motivo è di natura politica, di equilibri che stanno gestendo gli uomini più grandi del gruppo, nei quali io non rientro. Ma il fatto che il mio essere donna e mamma sia proprio l’argomento usato per lasciarmi fuori dal gioco, mi manda fuori dai gangheri. Non importa: faccio il capogruppo per 5 anni e sono più presente di diversi assessori. Non perdo un’iniziativa del comune, nemmeno mentre ho la mia seconda magnifica figlia, nel 2011. Ho fortuna, le gravidanze mi danno forza, sto bene e lavoro senza sosta.

Arriva il 2014 e questa volta la campagna elettorale la faccio con il mio terzo figlio appena nato. La mattina della sua nascita, chiamo i miei due bimbi di 4 e 2 anni per spiegare loro che sarei dovuta andare in ospedale a far nascere il loro fratellino. Alla mia domanda “sapete dove deve andare la mamma tra poco?, la mia secondogenita risponde sicura “a una riunione!”, e mi fa intenerire e sorridere.

Poi lui nasce, a quattro mesi dal voto, e mi segue (cioè, me lo porto dietro) in tutte le riunioni di giorno e di sera, se ne sta tranquillo nella sua culla mentre parliamo e discutiamo e solo ogni tanto chiede di mangiare. Alla fine, partecipa con me al primo consiglio comunale, perchè lo sto ancora allattando.

In questa campagna elettorale, tutti, ma davvero tutti, mi continuano a chiedere come posso pensare di candidarmi, con dei figli piccoli… E nessuno, ma davvero nessuno, ha mai pensato di porre la stessa domanda ai candidati uomini miei coetanei con figli piccoli o, peggio ancora, adolescenti e lavori impegnativi.

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In questa campagna elettorale, tutti, ma davvero tutti, mi continuano a chiedere come posso pensare di candidarmi, con dei figli piccoli… E nessuno, ma davvero nessuno, ha mai pensato di porre la stessa domanda ai candidati uomini miei coetanei con figli piccoli o, peggio ancora, adolescenti e lavori impegnativi.

Stavolta prendo una marea di voti e posso vantare 10 anni di gavetta eppure c’è ancora qualcuno che osa chiedermi se me la sento davvero di fare l’assessore con tre figli, ma rispondo che ormai questa domanda non ha più senso per me: ho già ampiamente dimostrato di sapermela cavare e di riuscire a conciliare famiglia, lavoro e impegno politico. Certo, non dico quanta fatica mi costa, che il minimo segno di debolezza potrebbe rimettere tutto in discussione.

Da allora, la gente non ha ancora smesso di chiedermi bonariamente, ogni volta che mi incontrano ad una riunione serale, “cosa ci faccio fuori a quest’ora di sera visto che ho dei figli piccoli a casa?” e io non ho ancora smesso di rispondere che sono a casa felici e contenti con il loro papà, che è esattamente intercambiabile con me, grazie a quella che è da sempre stata una naturale distribuzione di ruoli e compiti educativi e casalinghi di perfetta parità, fattore che rimane davvero uno dei segreti di come questa storia possa funzionare.

E ora, vorrei passare alla parte seria del mio intervento: oggi voglio celebrare la ricorrenza dell’8 marzo con le parole, belle ed emozionanti, profonde e semplici insieme, di una donna davvero grande, Teresa Mattei.

“Le donne hanno, rispetto agli uomini, un atteggiamento e un modo di agire differente. Hanno una mentalità che definirei ‘orizzontale’: guardano quello che le circonda e si rimboccano le maniche per fare. Gli uomini guardano al potere e questo li porta ad avere un atteggiamento verticistico. Le donne, invece, preferiscono la conoscenza, il sapere; non vogliono comandare, ma condividere le scelte e i progetti. Vogliono costruire un mondo migliore per i loro figli, per i futuri cittadini. Per questo dovrebbero essere di più in Parlamento. Per questo dovrebbero essere ascoltate maggiormente e con più attenzione”.

A onor del vero, conosco e lavoro con alcuni uomini che riescono ad avere quella mentalità “orizzontale” di cui parla Teresa, ma in generale mi sento di poter dire che le sue parole sono valide ancora oggi.

Il mio augurio per tutte le donne del 2017 è questo: siate protagoniste, non lasciate agli altri il compito di pensare e decidere anche del vostro futuro. Il futuro si decide insieme,partecipando alla vita pubblica e politica. Se noi donne non ci siamo, nessuno prenderà le decisioni che aspettiamo da anni o ancora peggio, qualcun altro deciderà anche per noi, con la sua testa, la sua esperienza, la difesa della propria posizione privilegiata.

Costa fatica e impegno, lo so. Ma se non lo facciamo noi, nessuno lo farà per noi”.

Trovate questo e altri articoli di Margherita su https://estrogenopolitico.wordpress.com/

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One thought on ““Cosa ci fai fuori a quest’ora?” Le peripezie di una donna politica

  1. Coraggio, senso del sacrificio, determinazione, voglia di fare, di cambiare le cose che non vanno. Per una donna, specie una mamma, tutto ciò funziona se c´è il sostegno della famiglia, del condominio, del quartiere, del comune. Tutti devono sentirsi coinvolti altrimenti non si parte.
    Come dice un proverbio africano »per crescere un bambino ci vuole un villaggio intero!«

    Grazie Margherita per il tuo esempio e il tuo lavoro!

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