Esperienze

Genova: dal G8 a oggi. Com’è cambiata la mia vita

di Ornella Ricciardi

Genova, luglio 2001, sto aspettando il mio primo figlio; da qualche mese vivo questa esperienza, dentro di me siamo in due.

Genova, luglio 2001, sto aspettando il G8. Da qualche mese la città si prepara ad accogliere i grandi della terra. Saranno insieme per occuparsi dei problemi del mondo, così almeno ci dicono.

In quel periodo a Genova la grande preparazione all’evento era rivolta alla sicurezza, alla creazione della zona rossa nel Centro Storico: una zona blindata, dove si poteva entrare solo se autorizzati o residenti. Le principali attività ed uffici sarebbero stati chiusi, la città si voleva fermare ed avevo la netta sensazione che si volesse spopolare, quasi a far disinteressare le persone per ciò che sarebbe accaduto. Anche io non ho lavorato in quei giorni, ma, a differenza di parecchi amici e colleghi, non mi sono voluta allontanare. Volevo partecipare il più attivamente possibile a quell’evento internazionale che si sarebbe svolto vicino a me, in un luogo a me familiare.

Io e mio marito decidiamo di vivere il G8 in prima persona. Decidiamo di mettere a disposizione la nostra casa a chi viene da fuori per manifestare pacificamente. Arrivano due persone di Milano appartenenti ad Attac-Italia. Poi decido di partecipare alle tavole rotonde organizzate alla Fiera del Mare: l’altro G8, quello delle Associazioni e dei Gruppi che volevano sensibilizzare i governi ed i cittadini sui reali problemi della globalizzazione. L´accaparramento delle risorse e il debito del sud il mondo.

Poi è andata come è andata. La sera di venerdì i nostri ospiti sono in collegamento telefonico con un loro amico che è stato svegliato dalla polizia alla Scuola Diaz, sentiamo il racconto, le urla e lo sconcerto di quella sera.

Ecco quel mese di 15-16 anni fa è stato un momento significativo nella mia vita, oltre a cambiare il mio corpo per la maternità, si è fatta strada la consapevolezza che è necessario informarsi. Non esisteva più solo il mio mondo nel quale avevo vissuto fino ad allora. È necessario impegnarsi perché un altro mondo è possibile. Il seme di questa tensione ad impegnarmi nel concreto era stato messo ai tempi in cui ero negli scout. Durante gli anni di Clan, periodo in cui, per chi conosce un po’ le tappe fondamentali del metodo, si è chiamati a riflettere sulla scelta politica, intesa come impegno concreto nel mondo che ti circonda.

Nel dicembre del 2001 nasce Edoardo e all’impegno di genitore si unisce l’impegno nella società, nel piccolo ambiente che mi circonda. Diventare genitori non è solo un fatto che riguarda la tua famiglia, entra una nuova persona nella comunità, con diritti e doveri e che sarà chiamato anch’egli, con le sue capacità, intelligenza e sentimenti a rendere migliore il nostro mondo.

Da allora il mio interesse ed impegno ha spaziato in varie direzioni.

Nel maggio del 2007, con alcune mamme della scuola elementare Ambrogio Spinola, diamo origine al Pedibus. Un modo semplice e nuovo di accompagnare i nostri figli a scuola. Nella mia zona, numerosi bambini vengono accompagnati in macchina fino all’ingresso, creando spesso situazioni di ingorgo e di traffico nella zona vicina alla scuola elementare. Il Pedibus vuole dare un’alternativa all’accompagnamento in macchina dei bambini. È un autobus immaginario, fatto da bambini e da due adulti accompagnatori (genitori, nonni, maestre…), con capolinea, fermate ed orari lungo un percorso prestabilito per raggiungere la scuola in compagnia. Aiuta i bambini a scoprire i percorsi casa-scuola, a fare amicizia tra bambini di altre classi, a fare un po’ di movimento e a diminuire il traffico davanti alla scuola.

Nel 2009, con altre due donne, diamo vita al GAS Castelletto, Gruppo di Acquisto Solidale che ha lo scopo di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, propone un consumo critico, un consumo equo, di solidarietà sociale e sostenibilità ambientale. Il GAS non serve solamente ad acquistare merce risparmiando, ma ha la finalità principale di esprimere una posizione sociale attraverso decisioni di tipo economico.

Oggi ben 50 famiglie sono iscritte al nostro GAS. Una ventina di esse sono responsabili dirette per l’acquisto di beni che rispettano i requisiti che ci proponiamo. Con molti di loro si è formato un legame particolare, basato sull´attenzione ad uno stile di vita sostenibile.

Nel corso degli anni abbiamo acquistato (li elenco tutti volentieri!): riso, pasta, salsa di pomodoro, basilico, farina, patate, carne, olio, parmigiano, vino, miele, mele, arance, pesce, pecorino, agrumi, uova, polli, detersivi, scarpe e prodotti tessili (biancheria e jeans). Abbiamo anche realizzato numerosi incontri di conoscenza ed approfondimento con diversi produttori.

Nel settembre del 2010, con un amico, decidiamo di cercare un pezzetto di terra per creare un orto collettivo. L’occasione si presenta quando incontro un vecchio amico scout che, nel frattempo, era diventato prete e parroco della mia parrocchia. Sopra casa mia c’è un Santuario, molto famoso a Genova, il Santuario della Madonnetta.

Fino a pochi anni fa i Padri che vi abitavano, coltivavano ortaggi, allevavano galline ed animali da cortile contribuendo in questo modo anche al loro sostentamento. Da alcuni anni i loro terreni erano inutilizzati. I Padri sono sempre più anziani e sempre meno. I loro monasteri e santuari si svuotano di una presenza che prima si occupava di una cura costante, sia all’interno che all´esterno del complesso religioso.

Ecco che propongo al parroco di lasciarci utilizzare una parte del loro terreno per dare vita ad uno splendido orto sinergico collettivo. Con grande disponibilità, Padre Carlo permette l’avvio dei lavori ed inizia la realizzazione di questo orto. A causa della sua posizione geografica verrà chiamato Orto sul Porto.

Ci viene data a disposizione una terrazza coperta da pannelli fotovoltaici che fornisco energia al complesso e permettono l´illuminazione del Presepe del 1700.
Siamo inizialmente in 6, poi in 10, infine in 15.

Quale modo si presenta più sostenibile per utilizzare il terreno sotto i pannelli fotovoltaici?

Abbiamo realizzato alcune aiuole sopraelevate, seguendo i principi dell’agricoltura sinergica e da allora abbiamo il piacere di coltivare e scoprire parecchie varietà di ortaggi e piante, proprio come fosse un Centro di Sperimentazione. Nessuno di noi aveva esperienza diretta nella gestione di un orto. Grazie alla curiosità ed all’impegno abbiamo seminato e visto crescere, con fortune alterne: bietole, piselli, fave, pomodori, zucchine, rucola, prezzemolo, insalata, basilico, lamponi, rose da sciroppo, rosmarino, salvia, menta, timo, erba luisa, limoni, salvia ananas, carciofi, grano, mais, cavolini di Bruxelles, cavoli, porri, cipolle, aglio, tagete, nasturzio, calendula, lavanda, melissa, patate, capperi, cachi, papaveri, violaciocche, iris, borraggine, sedano, barbe rosse, carote, violette, fragole, zucche…

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Nel 2012 inizio ad interessarmi ad una zona vicino a casa mia, chiamata Valletta di San Nicola. È una zona fatta ad anfiteatro, di proprietà di una struttura, nota a Genova, come Albergo dei Poveri. Fino a 20 anni fa, la zona veniva usata dal Comune di Genova come centro di coltivazione per le piante destinate al verde pubblico. Le piantine venivano seminate e cresciute nelle numerose serre presenti nella zona. Nel 2012 si parlava di trasformare quella zona in parcheggi e zona residenziale, con l’intenzione di costruire alcune villette. Con una decina di amici, professori universitari, laureandi e volontari impegnati politicamente abbiamo dato vita dapprima ad un Comitato, poi ad una Associazione. Abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione del quartiere per far conoscere la bellezza e la grande potenzialità della zona nell’ambito sociale.

Sempre con maggior decisione siamo andati avanti con l’obiettivo di entrare nella Valletta per poterla far diventare un bene e un luogo pubblico. Missione dell’Associazione era di operare per recuperare, conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio storico, ambientale e culturale della Valletta di San Nicola a Genova (detta anche di Carbonara), di proprietà dell’ente ASP Emanuele Brignole e attualmente in stato di degrado, restituendolo alla pubblica fruibilità.

Spinti da questo forte desiderio e sogno, abbiamo incontrato più volte le autorità politiche, presentato i nostri progetti, le nostre visioni finché nel febbraio del 2015 il Comune e l’Associazione hanno firmato un accordo con il quale la Valletta veniva affidata all’Associazione.

Da quel giorno in Valletta sono arrivati tanti volontari. Dopo una faticosa opera di pulizia, accompagnata da un’attenta attività di raccolta differenziata e di recupero, siamo riusciti a trasformare un luogo dimenticato e appartenente ai ricordi passati, in un luogo che oggi vive di nuovo e ha uno scopo sociale e pubblico.

Si sono censite le piante presenti, si è dedicata una zona all’orto collettivo. Ora si fanno corsi di pittura, incontri a carattere culturale, ambientale. Alcune scuole vengono a visitarla ed a utilizzarla come luogo per sperimentare. È un vero laboratorio di biologia e fisica a cielo aperto, è la natura che vive in città! Alcune classi elementari hanno seguito il ciclo di vita della patata. Hanno piantato e visto crescere le piante, altre classi, seguendo il loro programma scolastico, sperimentano con giochi e prove le lezioni studiate in classe.

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La scorsa estate alcuni musicisti del teatro Carlo Felice di Genova si sono esibiti in un concerto serale all’aperto, richiamando più di 150 persone. Lo scorso anno hanno partecipato ai lavori di manutenzione e cura, un gruppo di profughi ospiti del Comune di Genova.

Tre volte alla settimana, per un anno, sono venuti in Valletta a condividere il lavoro con i volontari. Il legame di amicizia e di affetto che si è creato è diventato un esempio di collaborazione e di integrazione culturale. La vita in Valletta continua di settimana in settimana e con essa il lavoro e l’entusiasmo.

Conclusioni

Rileggendo il percorso fatto in questi ultimi anni, mi accorgo di aver partecipato a parecchie realtà intorno a me. Ho conosciuto tante persone belle, motivate, rispettose, sensibili, con idee stimolanti disposte ad una riflessione sempre nuova. Ci siamo spronati e sostenuti a vicenda. Questa partecipazione mi ha sempre dato motivo per continuare a sperare che un altro mondo è possibile.

Ho ancora un’idea che mi frulla in testa e che mi piacerebbe provare a realizzare: dare vita ad un tipo di amministrazione condominiale che amministri in modo sostenibile e solidale la parte sociale, di servizi di condomini già esistenti, ma di questa idea ne parlerò la prossima volta.

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2 thoughts on “Genova: dal G8 a oggi. Com’è cambiata la mia vita

  1. Grazie per questa testimonianza, che definirei una bellissima avventura nel pieno del suo svolgimento; queste storie sono meglio di qualsiasi romanzo, rendono reali le possibilità ed i frutti che si possono ottenere con il giusto impegno. Soprattutto, fanno aprire gli occhi su ciò che realmente è importante, dalla passeggiata quotidiana verso la scuola al valore di una patata se l’abbiamo fatta crescere noi.

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  2. Il tuo percorso di donna, di madre e di cittadina consapevole e attiva fa ben sperare: l’esempio è la scuola migliore ed è confortante quando -tra tante atrocità quotidiane – c’è chi racconta un percorso virtuoso. 😊 Grazie, davvero bella la tua testimonianza, che dá forza e coraggio per sperare…

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