Esperienze

Una nuova cittadinanza per tutte noi

Molte di noi sono italiane che vivono all’estero. Italiane emigrate, per le ragioni più diverse. Per questo penso che vi ritroverete nell’articolo di Alessandra Spada Una nuova cittadinanza

Vivo ormai da lungo tempo all’estero, 12 anni dei miei 34. Adesso ve lo posso annunciare, dopo tre anni in Sudafrica da un mese sono tornata in Europa, a Bruxelles.
Mi sono sempre trovata associata alla parola expat, che non mi piace. Non per la parola in sé, ma perché vuole creare una differenza fra chi è un migrante “ricco”, che si sposta sì per necessità ma con la possibilità di scegliere e con tutta la comodità, e chi invece emigra nelle condizioni più difficili.

Io invece mi sento migrante, per scelta, ma migrante. Non ho bisogno, e anzi, non voglio mettere una distanza fra me e altri che intraprendono un viaggio per la loro vita.

Io sono più fortunata di quasi tutti. Ma non sono diversa. E questo lo esprime benissimo il figlio di Alessandra, quando racconta con onestà (un testamento alla sensibilità con cui la madre lo ha cresciuto, direi!) di essere emigrato in Svizzera.
Ho trovato bellissima la fine:
“Mi piacerebbe che si raccontasse la nostra storia insieme a quelle di chi fa altri esperimenti e altri viaggi, e che le zie pensassero che non siamo così diversi, siamo tutti emigrati, solo più o meno fortunati.
Ma l’articolo è da leggere tutto: 
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3 thoughts on “Una nuova cittadinanza per tutte noi

  1. Cara Alessandra,
    io mi sono trasferita in Germania nel 1992. Da allora le cose sono cambiate molto. Internet , Skype e i voli low cost aiutano a sopportare la lontananza.

    I flussi migratori provenienti dall’Italia, Turchia e Grecia e iniziati negli anni 50, hanno cambiato radicalmente la Germania. Un cambiamento sociale, culturale e politico inarrestabile e necessario.

    Quando sono arrivata a Monaco il capo dell’ufficio di architettura dove lavoravo mi chiamò Gastarbeiterin. Allora non sapevo neppure cosa volesse dire. Il Gastarbeiter è il lavoratore straniero o meglio ospite, perché si dà per scontato che, finito il lavoro per cui è venuto, se ne tornerà a casa sua. I Gastarbeiter sono quelle persone che hanno sempre la valigia pronta.

    Concludo con una citazione presa dal libro di Marisa Fenoglio, Vivere altrove, in cui racconta la sua esperienza da emigrata privilegiata negli anni 50 in Germania ovvero prima di Internet.

    »Ma esiste un’emigrazione facile? Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo, il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezza che pochi condivideranno. L’emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia, il peso immane nel destino individuale, il prezzo da pagare in termini di solitudine e di rinunce, nonostante i vantaggi materiali che tanti ci trovano. E
    a ogni ritorno in patria scoprirà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti.«

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