Donne in vista/Notizie

L’architettura non è roba da donne

Voglio pubblicare questo articolo che scrissi a dicembre dell’anno scorso e che dimenticai. Nonostante sia passato così tanto tempo il tema rimane molto attuale.

Il curatore dell’ultima Biennale di Architettura è stato l´architetto cileno Alejandro Avarena. La decisione fu molto discussa perché è un architetto che si occupa degli ultimi. La biennale di architettura Reporting from the Front è stata sicuramente la prima che ha presentato gli ultimi in primo piano.

Decisi di andare all’ultima biennale perché il tema scelto era in parte anche il mio tema: l’up-cycling e l’architettura fatta per la gente che la abiterà e non per gli architetti stessi e per le riviste. Basta Archistar! L’architettura è diventata oggi parte di uno strumento narcisistico in cui l’architetto vede spesso solo se stesso senza curarsi minimamente di ciò che succederà nell´edificio da lui progettato. Edifici fatti o per il profitto degli investitori a immagine e somiglianza di chi li progetta ma noncuranti di chi ci vive.

La Biennale di Architettura è stata un successo. Ricca d’ ispirazione, di spunti di riflessione. Più che di architettura si è trattato di un grande manifesto politico, un’esposizione sulla società contemporanea e su tutte le sue contraddizioni.

Oggi però i temi sociali sono tornati di moda. Meno male! Era tempo che si parlasse anche di loro.

Da quando mi occupo come curatrice di mostre sul design faccio una certa attenzione alle presenze femminili, alla loro visibilità. Conto sempre quante donne ci sono. Ho la possibilità di scegliere e cerco di usarlo in modo equo. E funziona senza problemi! Alla Biennale di Alejandro Avarena invece le donne sono sottorappresentate. Com’è possibile se più della metà delle studentesse sono donne? Sarà il solito machismo latino?

L’architettura rimane ancora oggi in mano ad un mondo in gran parte maschile. Ancora oggi, anche se si tratta di progetti sociali.

Ways of Life: Fachwerk Capriccio

Ways of Life: Fachwerk Capriccio, un progetto di Anna Heringer da http://www.anna-heringer.com

Tra le poche architette presenti voglio citare Anna Heringer. Ha fatto dei lavori bellissimi in Africa.  L’ho scoperta a una mostra anni fa qui in Germania. Riuscì a realizzare in posti con pochi mezzi in Africa un’architettura stupenda cioè un’architettura che non fosse solo funzionale ma anche bella. Mi piacerebbe un giorno vedere una intera monografia dedicata a lei. Mi piacerebbe anche che la committenza un giorno fosse per il 50% in mano alle donne.

Uscendo dai Giardini della Biennale ho visto un grande pannello che annunciava il programma delle conferenze.

Era stata invitata una sola donna. Forse non se ne è accorto nessuno. Forse l’80 % delle donne che rappresentano il pubblico della Biennale non hanno neanche notato che la loro presenza non c’era.

L’architetta Maria Giuseppina Grasso Cannizzo disse ad una intervista “la professione coincide con la mia vita. Ho rinunciato ad una famiglia. Non si può essere tutto: moglie, madre e architetta”

Un’affermazione così per donne che vogliono come gli uomini non tutto ma lo stesso non è certo di grande aiuto anzi è il modo migliore per demoralizzarle e invitarle a rinunciare.

Si può ben sperare che le giovani generazioni di architette non si facciano influenzare da questa affermazione altrimenti tutto rimarrà probabilmente com’è.

Quest’anno in occasione del Festival del Design di Lipsia c’è stato anche uno Spot dedicato all’architettura. Ho cercato gli uffici che avrebbero potuto essere invitati. Non ho trovato nessun ufficio di giovani architette. Perché?

Gerd Scobel è un giornalista-conduttore tedesco dell’omonimo programma televisivo che tratta di scienza e medicina. Alle sue tavole rotonde le donne non partecipano quasi mai. Ebbi occasione di incontrarlo personalmente alla Fiera del Libro di Lipsia. Quando gli chiesi il perché mi rispose “non trovo nessuna donna disposta a venire alla mia trasmissione. E quelle che dicono che vengono spesso disdicono all’ultimo minuto”.

Una cosa è certa, se si vuole che le cose cambino ci vuole sostegno, coraggio, ma soprattutto lo si deve volere, costi quel che costi.

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