Riflessioni

Avere tutto non ha senso

Le donne devono scegliere, non possono avere tutto.

Questa frase, in inglese “having it all”, così vaga, così imprecisa, vuole dire una cosa precisa: non si può avere una carriera e prendersi cura di una famiglia, una donna deve scegliere.

Non si può avere tutto, come un uomo.

Quante cose non dette racchiude una frase!

Ne parlò Anne Marie Slaughter quando nel 2012 lasciò il posto di capa della pianificazione della politica estera di Obama per occuparsi più da vicino dei figli adolescenti. Scrisse proprio “perché le donne ancora non possono avere tutto”. Mi ricordo ancora il fastidio perché mi sembrava che, sebbene veritiere, le sue affermazioni prestassero troppo facilmente il fianco a essere travisate (come se fosse un problema femminile e non della società tutta) e questo infatti generò tutta una serie di “visto? Anche le donne progressiste sanno qual è il proprio posto, alla fine”.

Ma smontare questa affermazione non è difficile, non sono certo la prima a farlo, ma mamma mia, torna sempre a galla. Così mi ritrovo a scriverne pure io, sapendo che lo faccio probabilmente prima per me, per dire/dirmi l’ho detto, adesso basta, passo oltre, sperando che smetta di seguirmi.

Quanti errori ci sono in una sola frase?

Prima fallacia: ignorare le disuguaglianze. La maggior parte delle persone e soprattutto delle donne nel mondo non ha per niente il lusso di scegliere. Perché non può permettersi di non lavorare, perché al contrario non può decidere se farlo, e perché non ha gli strumenti per decidere se avere figli o meno. E se anche volesse occuparsi dei suoi cari, forse non ne avrebbe la possibilità: deve lavorare per sopravvivere e far sopravvivere la propria famiglia. Oppure magari vorrebbe delegare il lavoro di cura ad altri, ma non può permetterselo. Quindi, questa manfrina su le donne non possono avere tutto si scontra con la realtà economica. Come ha già scritto Laurie Penny: having it all is a middle class myth.

Eppure in questo microcosmo privilegiato, che io chiamerei Europa per semplificare, questa falsa questione ancora ci viene riproposta.

Seconda fallacia: che questo “tutto” sia desiderabile. Una carriera che punta verso l’alto (dov’è questo punto di arrivo?), il titolo lo stipendio, la fama… siamo sicure che sia desiderabile da molte? Perché dovrebbe essere più desiderabile di altro? Stessa cosa per la vita familiare: ma non è detto che due figli e le vacanze al mare siano il desiderio di tutte. Io, ad esempio, passo, grazie.

Lo sapevate che fra le professioni col più alto tasso di felicità c’è il giardiniere? E che i figli non fanno la felicità?

Quindi: prima di pensare a quello che ti dicono che non puoi avere, chiediti se lo vuoi e perché.

Terza fallacia: come gli uomini. Come se gli uomini lo avessero. Questa è la fallacia più grande. Prendete la generazione delle nostre madri, baby boomers. Probabilmente molte di voi come me hanno avuto un padre fortemente impegnato nel lavoro fuori casa e una madre con un lavoro complementare o casalinga, impegnata in ogni caso in primo piano nel lavoro di cura della famiglia. Ecco, portate lo sguardo verso i padri. È errato pensare che avendo una posizione sociale (intendo un lavoro, che fosse l’operaio o l’ingegnere) e dei figli, allora avesse tutto, in opposizione alla madre, che invece aveva rinunciato a qualcosa. Dedicarsi principalmente al lavoro, non è anche questo rinunciare? Anche questi padri hanno di fatto rinunciato alla cura della famiglia, e io mi domando quante famiglie sarebbe state più felici se non fosse successo. E quanti uomini, ormai anziani, magari si chiedano come sarebbe stata la loro vita se avessero passato più tempo a prendersi cura dei propri cari.

Quindi, invece di inseguire un ideale destinato a renderci infelici, non sarebbe meglio cambiare il modo in cui lavoriamo e misuriamo il nostro benessere?

In conclusione: nessuna ha tutto, ma chisseneimporta! È un tutto fittizio che non hai scelto tu. L’unica cosa che conta è ottenere quello che vuoi tu e creare una società in cui più persone abbiano l’opportunità di scegliere. Ricordati che se ci stai leggendo adesso sei probabilmente privilegiata rispetto a milioni di donne nel mondo, non sprecare questa occasione! E come sempre: tieni la porta aperta per coloro che verranno dopo di te.

Nessuna ha tutto, ma chisseneimporta! È un tutto fittizio che non hai scelto tu. L’unica cosa che conta è ottenere quello che vuoi tu e creare una società in cui più persone abbiano l’opportunità di scegliere. E come sempre: tieni la porta aperta per coloro che verranno dopo di te.

4 thoughts on “Avere tutto non ha senso

  1. Gaia tocca tre punti fondamentali. E tra questi mi piace soprattutto il terzo. Ci siamo lasciate attrarre dal supposto glamour di una vita al “maschile” (lavoro, carriera), pensando fosse meglio della vita “al femminile” (casa, figli) e così siamo entrate nel paradosso dell’avere tutto e nel conseguente “non si può avere tutto” – determinato da criteri fallaci, che ignorano, appunto, le diseguaglianze. Questo mito dell’avere tutto, che fonde quello che erano il “mondo femminile e il mondo maschile”, va davvero rivisto! Rileggiamoci bene il punto 2 e sbrigliamo la mente!

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