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Mai più #tuttimaschi. 10 consigli per una discussione inclusiva, ad uso degli uomini (ma non solo)

Ecco 10 consigli per per organizzare una discussione più inclusiva, dalla prospettiva di genere.

Sei stanco di partecipare a manel*? Non ne puoi più di organizzare dibattiti su Clubhouse dove un uomo più o meno competente prende il microfono a un uomo più o meno competente per rispondere alla domanda di un uomo? Insomma, che si parli di politica, scienza, arte, cucina o tecnologia, sei stanco di star sempre fra “tutti maschi”? Questa lista è per te. Puoi fare di meglio, lo sai anche tu. Find the English version here.

Nella foto, un anfiteatro vuoto: cosa ci vuole per riempirlo con la parità?
Foto di Pixabay on Pexels.com
  1. Parti dalla tua rete ed esci dalla tua zona di comfort

A chi chiedi un parere professionale di solito? Sempre le solite facce? Allargare la nostra rete è un lavoro che possiamo fare tutte e tutti a monte di organizzare discussioni pubbliche ed eventi. Se non parti dalla tua rete informale (pensa a chat di gruppo, gruppi fra colleghi, gruppi online) e ti ricordi della parità solo in un contesto ufficiale… non andrai da nessuna parte, perché non avrai costruito i contatti prima.

Per questo è indispensabile uscire dalla tua zona di comfort. Esercitati ad andare oltre persone che si assomigliano o creerai un circolo vizioso di contatti che si invitano a vicenda. Fai ricerche più approfondite e chiama persone che non conosci.

  1. Non serve la calcolatrice, ma il buonsenso

Non venirmi a dire (mi sembra già di sentirti) che ti suggerisco che ci deve essere sempre lo stesso identico numero di uomini e donne a un evento pubblico. E non usarla come scusa per non provarci ;).

Lo vedi anche tu che se siamo 3 – 2 può andare, ma 9 – 0 no.

Corollario: no, non è un buon motivo per prendersela con gli spazi riservati, come le discussioni per sole donne o per persone che fanno parte di un gruppo non dominante. Questi spazi esistono proprio perché non c’è equilibrio in quelli che dovrebbero essere neutri, e invece sono spazi privilegiati per maschi bianchi etero.

  1. Chiediti perché

Perché il mio evento è respingente per le donne? Cosa le rende restie a partecipare? Cosa posso fare per incoraggiare la partecipazione?

Non ti nascondere dietro il “ma sono le donne che non si propongono, che non alzano la mano per intervenire!”. Chiediti invece perché.

Io una risposta semplice non ce l’ho ma questa è una cosa che mi sto domandando anche io, perché spesso sono l’eccezione. Mi capita di propormi per parlare anche se -ok, talvolta soprattutto se- dieci uomini dieci in fila hanno preso la parola prima (storia vera di un dibattito sull’Italia in Europa su Clubhouse di una settimana fa, ma che si ripete di frequente). Non sarebbe certo sufficiente, anzi è pure controproducente, se mi fermassi a “dai, perché non fate come me?”

  1. Usa un linguaggio inclusivo

Se vuoi parlare con e far partecipare un pubblico vario, il tuo linguaggio non può parlare al maschile, fingendo che sia neutro. Non lo è.

  1. Bada a come parli!

Usa i titoli appropriati e lo stesso grado di formalità o informalità per tutti coloro che partecipano. Se si stanno usando titoli, usali per tutti, non ti rivolgere alla donna come signora, se non useresti signore per apostrofare l’uomo che interviene con lei. Se al contrario si è in un contesto informale, usa la stessa confidenza con tutti.

Non usare l’espressione “signora o signorina Cognome” per apostrofare una donna, come se fossi incerto su come chiamarla, se non lo faresti per un uomo. E non lo fai per un uomo. Non chiedere “signora o signorina?”, per carità. Probabilmente ti viene la pelle d’oca a pensare che qualcuno faccia ancora queste distinzioni ma ti assicuro questo è un errore che ho sentito fare a moltissimi, ad esempio su Clubhouse, creando una spassosa dissonanza temporale (siamo nel 21esimo secolo o nel 19esimo?). Probilmente lo hai fatto anche tu, senza accorgertene. Non c’è niente di male. Ascoltiamoci e impariamo insieme.

  1. Controlla i tuoi automatismi e bias cognitivi

Questo è un ampliamento del punto sopra. Nessuna mette in dubbio le tue intenzioni positive per un dibattito inclusivo e rappresentativo. Probabilmente il problema risiede in quei comportamenti che dai per scontati, in quei riflessi che hai assorbito, come abbiamo fatto tutte e tutti. Ecco, interrogati sul perché e vedrai che li scardinerai!

  1. Scusati se è il caso, non arrampicarti sugli specchi.

Ti sei ritrovato in un manel*, hai preso la parola alle donne o cose simili… e te lo fanno notare. Accetta l’osservazione con grazia e scusati. Non c’è niente di peggio di sentirsi marginalizzate e doversi sorbire il vittimismo del gruppo dominante (hai presente “not all men?” Ecco, anche no). Non restare sulla difensiva, taglia corto sulle giustificazioni, le abbiamo già sentite tutte e non cambiano la sostanza. Qualche esempio:

  • Ci abbiamo provato! Davvero? Quanto? Con quali intenzioni? Vedi punti da 1 a 6. Sei ancora sicuro?
  • Sono loro che non accettano! Davvero? Quali sarebbero state le condizioni perché accettassero? Hai pensato che non volessero essere una facciata, “la quota donna”? Sarebbero davvero trattate da pari? Quali altre barriere ci possono essere? Vedi il punto 3.
  • Non è un incontro formale, solo una discussione. Una rete si costruisce attraverso scambi informali. Così facendo, non ci riuscirai mai. Se non si cambia l’approccio agli eventi informali, non riuscirai mai a trovare oratrici per quelli ufficiali. Vedi punto 1.
  • Ci sono più uomini che donne in questo settore. Primo: sicuro che sia davvero così? E questa scusa non crea un circolo vizioso, in cui se le donne (e altri gruppi non dominanti) non sono visibili, non ci saranno mai più donne in questo settore? In pratica: vuoi essere parte della soluzione o nasconderti dietro il problema?
  1. Accetta il fatto che fai parte del gruppo dominante

Il patriarcato non è mica colpa tua, per il fatto che tu sia uomo. Tu ne benefici tuo malgrado, non colpevolizzarti a prescindere: la colpa sarebbe solo approfittarne a discapito degli altri e delle altre. Se non ti poni il problema… sì, ne stai approfittando. Corri ai ripari e interroga i tuoi privilegi. Come sai il femminismo può essere solo intersezionale, ci sono diversi tipi di privilegio o svantaggio che si intersecano. Accetta quelli che ti toccano. Anche io, ad esempio, ti parlo da alcune posizioni di privilegio: sono una donna, ma fa parte della mia identità (o di come sono percepita in società) anche il fatto di essere bianca, istruita, etero, con un lavoro stabile, europea, abile. Se non avessi questi privilegi forse sarebbe per me più difficile espormi in pubblico come sto facendo. Siamo individui, composti di tanti pezzi, spetta a tutte e tutti interrogare il proprio privilegio.

  1. Non aspettarti una medaglia, non sei un eroe per aver fatto una cosa decente, come organizzare una discussione inclusiva.

Sei per l’uguaglianza? Benissimo! Ma mi pare anche il minimo, no? Non sei un bambino che deve essere premiato per aver fatto la cosa giusta (a meno che tu che mi stai leggendo sia un bambino: allora, sì, bravissimo! 👏🏼). Ti meriti standard più elevati per te stesso.

  1. Collaboriamo! Davvero, la chiave è tutta lì: costruiamo insieme.

Vocabolario

*Manel: dall’inglese man + panel: una discussione organizzata in cui il gruppo di oratori (panel) è esclusivamente composto da uomini (man). Conoscete un bel sinonimo italiano? Ne inventiamo uno insieme? A me piace molto l’espressione #tuttimaschi che ho visto usare per prima da Giulia Blasi.

4 thoughts on “Mai più #tuttimaschi. 10 consigli per una discussione inclusiva, ad uso degli uomini (ma non solo)

  1. Buongiorno 🙂

    Grazie per questi interessanti stimoli.
    Vorrei condividerli in modo che li possano leggere anche altri maschi ma i link mi rimandano tutti a una «pagina non trovata» 🙁 🙁
    Potete per favore controllare?
    Grazie e buona settimana

    Matteo
    ________________________________

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    • Grazie Matteo, per qualche ragione che non ho ancora capito, da alcune parti (tipo linkedin) ma non tutte, il post è stato pubblicato erroneamente (quando era ancora in bozza), nonostante fosse programmato per un’uscita la mattina di lunedì. Insomma, aveva tanta voglia di uscire che ha preso la porta da solo! 🙂

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  2. Pingback: #allmalepanel no more. 10 tips for organising an inclusive discussion, for men (but not only!) | Le Donne Visibili

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