Notizie

Scuole chiuse: la scelta che ipoteca il futuro e dà il colpo di grazia alla parità

Questa cosa delle scuole chiuse da un giorno all’altro in diverse regioni italiane mi fa arrabbiare tantissimo. Perché ci dice una cosa: che ci sono due categorie sacrificabili in Italia. I più piccoli e le donne.

Primo, le donne.

Onestamente, su chi pensate che ricada la responsabilità di seguire, intrattenere ed educare i figli?

La differenza fra un bravo “padre di famiglia” (a sx.) ed una “madre snaturata” (Rabenmutter, a dx.) , disegno di Yang Liu, dal libro Mann trifft Frau, che mi ha regalato Lilly qualche anno fa.

Non dovrebbe essere così, siamo d’accordo, perché i figli si fanno in due (non sempre, però) ma socialmente, culturalmente, politicamente non è mai stato fatto abbastanza affinché i genitori si occupino in maniera equa dell’accudimento dei figli. Potrebbe e dovrebbe essere diverso, ma per la maggior parte dei genitori non lo è, è un fatto.

E non perché non si sia potuto, perché le leggi possono essere molto efficaci per cambiare le cose, ad esempio istituendo un congedo di paternità lungo e obbligatorio, così che le donne non siano discriminate all’assunzione e che i padri possano veramente occuparsi dei figli sin dal primo giorno, come molti vorrebbero. Invece, a partire dal primo giorno, si crea uno squilibrio sociale, salariale, genitoriale (perché la mamma diventa il genitore di riferimento per la società, per il bambino, per tutto.) Che tristezza infinita, perché sarebbe (e sarebbe stato) possibile non perpetuare queste disuguaglianze. Anche nella cultura e nell’informazione, dove prevale la rappresentazione della “mamma”: sacrificata sempre, ma quanto la amiamo, signora mia. La ricercatrice mamma, l’astronauta mamma, la mamma sindaca. Difficile trovare la donna, invece, molto più scomoda e più difficile da classificare.

La situazione della pandemia è grave e impone scelte difficili, comunque.

Ma ogni misura è una scelta e quello che ci dice è: siete nate donne, arrangiatevi. Sono state stabilite delle priorità e il lavoro femminile non rientra fra queste. E nemmemo l’istruzione. Nemmeno i ragazzi, malgrado il bombardamento su “fai un figlio, è meraviglioso!” Non sembra così meraviglioso alla società italiana, se è così sacrificabile.

Secondo, dicevo, i figli.

Cosa succede se i genitori non hanno gli strumenti culturali o economici per seguire le lezioni dei figli? Se banalmente non hanno un computer? Ve lo dico io cosa succede. Succede che i miei figli ipotetici continueranno ad andare bene a scuola, perché gli abbiamo comprato un computer ciascuno e studiano nella loro stanza e quando non capiscono vanno da mamma e papà a farsi aiutare. Certo, noi saremmo sfiniti, ma loro saranno ancora più avvantaggiati e privilegiati di quanto non lo fossero in partenza. La scuola può essere formidabile per tentare di dare opportunità a tutte e tutti. Così facendo, si tolgono opportunità a chi ne ha già poche. Insomma, il contrario di quello che si dovrebbe fare. E se semplicemente il tuo lavoro richiede la presenza in fabbrica, in negozio, in ospedale: cosa succede?

Ecco cosa succede: perdi il lavoro o lo devi lasciare spontaneamente (il figlio non lo puoi lasciare, mi hanno detto) e quando ne cerchi un altro sarai discriminata, perché in ogni momento sarai vista come quella che starà a casa coi figli. Se si aggiunge che le donne erano più impiegate nei settori più colpiti dalla crisi, più spesso con contratti precari, si capiscono meglio i numeri che dicono che in Italia, su 4 persone che hanno perso il lavoro nel 2020, 3 erano donne.

Non lo so cosa bisogna fare, ma bisogna fare qualcosa per gridare che il presente e il futuro delle donne non sono sacrificabili, che non ci lasciamo sacrificare, almeno non senza lottare.

Ora, voi che mi conoscete su Le Donne Visibili da un po’, vi chiederete: perché mi avventuro in un terreno che non è il mio? Le scuole in Belgio sono pure aperte e io non ho nessun figlio da mandarci. Ma mi capita spesso di trovarmi in contesti dove si parla di discriminazione di genere e siamo tutte donne, come se fosse un problema nostro e non di tutta la società. Io non voglio fare lo stesso errore. Non voglio fare l’errore di pensare che siccome non mi tocca direttamente, non è per me. Perché non è vero che non mi tocca: una società più giusta, più inclusiva, più felice è affare mio, deve essere affare di tutte e tutti. I problemi dei bambini e dei genitori sono problemi nostri, di ciascuna e ciascuno di noi: non andremo da nessuna parte, né come donne, né come uomini, né come società, se non li affrontiamo insieme.

E adesso, che facciamo?

One thought on “Scuole chiuse: la scelta che ipoteca il futuro e dà il colpo di grazia alla parità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.