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Invisibili, di Caroline Criado Perez

Le “discriminazioni invisibili” sono ancora una novità nel panorama degli studi femministi o di genere perché vi è una cronica mancanza di dati disaggregati per genere. Manuela Bonfanti ci racconta di come Caroline Criado Perez colmi questo vuoto col saggio Invisibili.

di Manuela Bonfanti

Le “discriminazioni invisibili” di cui parla Caroline Criado Perez nel saggio Invisibili costituiscono una sorta di novità nel panorama degli studi femministi o di genere perché vi è una cronica mancanza di dati disaggregati per genere, il gender data gap, che le rende, appunto, invisibili. La visione androcentrica prevale nell’analisi e nell’attuazione di soluzioni, che sono quindi studiate da maschi per altri maschi con la pratica etichetta unisex – un po’ come quando diciamo “ragazzi” in presenza di 99 donne e un uomo.

Nella foto, la copertina della versione italiana di Invisibili, di Caroline Criado Perez, Einaudi, 2020

Questo saggio ben documentato le porta alla luce e, dimostrando come esse siano pregiudizievoli alle donne e ne influenzino negativamente molti aspetti del vivere quotidiano, vale sostanzialmente quale necessaria sensibilizzazione. L’autrice delinea alcuni grandi temi, quali la vita quotidiana, la medicina o la politica e si lancia in un’enumerazione abbondante e piuttosto complessa di esempi sui quali occorrerebbe far luce tramite la raccolta di dati di genere, che rappresenta a suo parere il metodo ideale per trovare soluzioni adatte anche alle donne.

Un esempio tra i molti riguarda le tratte e gli orari dei trasporti pubblici urbani, che sono ottimizzati per favorire i lavoratori, senza tener conto delle necessità di chi percorre la città per accompagnare o assistere, in modo gratuito, bambini e anziani: una categoria composta quasi esclusivamente da donne, il cui tempo è considerato “meno importante” poiché vige il pregiudizio che esse “non lavorino”.

Una lunga parte del volume è consacrata agli aspetti economici e lavorativi, che tratta però in modo innovativo rispetto ai caposaldi del femminismo quali parità salariale, sfondamento del soffitto di vetro o pari opportunità: l’autrice rivendica la necessità di incentivare il lavoro retribuito delle donne, trasformando i servizi che svolgono in modo gratuito in lavoro pagato. Si tratta di un’economia sotterranea che aumenterebbe del 20% il PIL delle nazioni, rimescolando le carte economiche… se fosse calcolato! Ma la sua misurazione è uno dei principali gender data gap, che l’ONU valuta a 3200 miliardi di dollari per la sola cura dei bambini o a 18 miliardi per gli anziani affetti da Alzheimer negli USA. Solo stime? Certo: perché nessuno ha mai raccolto per davvero i dati. L’autrice è ferma nelle sue convinzioni: se lo si facesse, si potrebbe progettare un’economia fondata sulla realtà e non sull’immaginario maschile. Il lavoro non retribuito non è quasi mai frutto di una scelta. Fa parte del sistema.

Un tema scottante è anche l’esclusione delle donne dagli studi sui medicinali e nella prevenzione delle malattie. Quante perdono la vita per un infarto, perché la sensibilizzazione parla solo dei sintomi degli uomini o perché i test di ricerca di sangue nelle feci, utilizzati per il depistaggio del tumore al colon, sono meno sensibili nelle donne? Come mai le patologie maschili, quali le disfunzioni erettili, sono oggetto di diversi studi, ma non ne esistono sulla sindrome premestruale di cui soffre il 90% delle donne? L’autrice dimostra, dati alla mano, che il corpo della donna non è oggetto delle stesse ricerche. Né lo sono le loro esigenze quando vengono ideati prodotti high-tech, programmi per il riconoscimento vocale o attrezzi agricoli. Solo per citarne alcuni. Gli esempi che la Criado Perez porta alla nostra attenzione riguardano tutti i paesi del mondo e tutti gli strati sociali e intellettuali, con risultati davvero sorprendenti. Sul blog Voci dal silenzio è disponibile una presentazione più approfondita dei vari aspetti trattati.

Concludo (o almeno ci provo, vista la complessità della tematica): le esigenze delle donne sono sistematicamente “dimenticate”, sminuite, ignorate. E questi aspetti meno visibili le svantaggiano senza che nessuno – loro comprese – se ne renda davvero conto. Questa ricerca interviene a identificarli ed è il suo maggior merito. È urgente ascoltare le necessità delle donne e raccogliere i dati che permettano di intervenire per migliorarne la qualità di vita. Per far ciò, è necessario aumentare la loro presenza negli organi decisionali, in politica, nelle aziende, nei comitati di ricerca e sviluppo. Ma anche quando verrà raggiunto questo obiettivo, resta da vedere se riusciranno a farsi sentire: le parlamentari vengono interrotte due volte di più dei colleghi maschi. O magari mancherà una sedia per loro.

Manuela Bonfanti è un’autrice italo-svizzera che vive in Francia. Scoprite i suoi articoli in italiano e francese sul blog Voci dal silenzio e sulla pagina Facebook dedicata

3 thoughts on “Invisibili, di Caroline Criado Perez

  1. Grazie Manuela per questa bellissima introduzione! Tra una settimana mia nipote compirà 17 anni. Ora so cosa le farò come regalo. Meglio iniziare presto a parlare di questi argomenti.

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