Chi siamo

Lilly Bozzo-Costa

Lilly

Lilly Bozzo-Costa 
(Milano 1964) architetta, curatrice, blogger.

Co-fondatrice del Blog Le Donne Visibili.
Consegue la laurea in architettura a Genova nel 1990. Nel 1992 si trasferisce in Germania. Le tappe: Monaco, Berlino e infine Lipsia.
A Lipsia fonda nel 2000 il gruppo di architetti L21 che per 5 anni si occupa della trasformazione urbana delle città nell’ era del post-comunismo. Viene invitata alle mostre internazionali Shrinking cities e Urban Regeneration.
Nel 2006 trascorre un anno a Cambridge MA. È Visiting Critics alla Rhode Insland School of Design(RISDI) di Rhode Insland e alla Graduate School of Design(GSD) di Cambridge MA.
Dal 2102 si occupa di Design. È stata curatrice e iniziatrice della mostra itinerante sul design per gli anziani Ü 60 Design for Tomorrow. Dal 2015 è curatrice presso il centro d’arte Kunstkraftwerk di Lipsia della Mostra Mercato Echt Alt/Original Old che riguarda l’upcycling design.
L’evento ha luogo ogni anno in ottobre nell’ ambito del Design Festival di Lipsia.

Il suo sito è: http://www.bozzo-costa.de.

Per ora il sito è purtroppo solo in tedesco. L’anno prossimo sarà in inglese e un giorno magari anche in italiano!

Segni particolari:
sono mancina, non ho assolutamente senso dell’ orientamento, adoro progettare e viaggiare. Ho un debole per la pastiera napoletana e la focaccia al formaggio. Sono una grande nostalgica degli scout che purtroppo da queste parti non esistono. Adoro il personaggio di Mafalda mia coetanea e da sempre grande ispiratrice. Sono decisamente mediterranea, adoro la città dove sono cresciuta e ho studiato: Genova Mi sono innamorata della città dove vivo: Lipsia

Il Blog Le Donne Visibili è per me non solo una scelta ma una necessità. Da 2000 anni le donne non sono state abbastanza visibili. Per donne intendo quelle che hanno mosso qualcosa senza avere avuto la necessità di mascolinizzarsi o di essere state raccontate da un mondo maschile. Raccontare 2000 anni di storia non raccontata è un’ impresa ciclopica ma necessaria.

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Gaia

Gaia Manco

Nata a novembre 1982 in Brianza, dal 2005 permanentemente all’estero.

Amo l’Europa, e dopo tre anni in Sudafrica ho deciso (maggio 2017) di trasferirmi a Bruxelles, dove lavoro come redattrice responsabile per le news del Parlamento europeo in italiano. Al Parlamento europeo mi occupo, oltre che news e social media, di partecipazione democratica (citizen engagement) e progetti digitali. Lì mi sento a casa perché posso unire lingue, tecnologie e politica.

Dal 2010 al 2017 ho lavorato per radio, tv e online producendo servizi multimedia su temi di società, salute-scienza-medicina, culture, attualità internazionale e cronaca nera in inglese e italiano in Gran Bretagna, Germania, Cina, Sudafrica e altri paesi africani. Mi sono occupata sia a Lipsia (2011-2014) che in Sudafrica (2014-2017) di comunicazione della ricerca scientifica, perché sembra che sappia spiegare in modo comprensibile le cose difficili.
Negli anni precedenti ho lavorato in organizzazioni internazionali e ONG, sempre anche insegnando e creando progetti digitali.
Forse ci siamo incontrate in un mercato a Libreville o in una strada di Pechino, dove sono stata fra le altre cose Media Ambassador per la Fondazione Robert Bosch nel 2014.
Il mio curriculum completo lo trovate qui: https://www.linkedin.com/in/gaiamanco/

Ho conosciuto Lilly quando mi sono proposta come insegnante di lingua italiana per sua figlia e come si dice, il resto è storia, perché quell’incontro mi ha cambiato la vita, facendomi incontrare altre donne delle comunità di Lipsia e dall’incontro con Anna e Fabrizia sono nate le Donne Visibili.

Nel tempo libero, quando non scrivo: viaggio, faccio giardinaggio e torte, creo podcast mal aggiornati a ripetizione e cerco di commettere più errori possibile:
www.accidentallyinjoburg.com (Podcast pieno di viaggi e avventure, preparate le valigie! 2015-2016)
2015-2017 Yebo! Programma sull’Africa del sud per Radio Bullets https://www.spreaker.com/show/yebo-lafrica-e-in-onda
Instagram: http://instagram.com/gaiamanco/
Twitter: https://twitter.com/gaiamanco

Ecco la mia ricetta: Mescolare due tazze di Lucy Van Pelt con una confezione di Simone de Beauvoir, una di Doris Lessing e una di Simone Veil. Amalgamare con tre cucchiai di Julia Child, due di Agatha Christie ed una manciata abbondante di Sylvia Plath.

Anna Costalonga cofondatrice delle Donne Visibili

Anna Costalonga

Sono nata nel 1972 in Italia,  in provincia di Pordenone.
Web developer e giornalista musicale, ho coltivato da sempre la passione per la letteratura, la musica classica e contemporanea, la scrittura e la tecnologia.

Nel 2008 ho preso un biglietto di sola andata per Lipsia, in Germania, dopo dieci anni di lavoro presso IBM, ho deciso che la vita routinière non fa per me.
Sono adesso una web developer freelance, libera di andare e lavorare da dove voglio.

Ho collaborato con blog letterari e musicali, alcuni miei testi si trovano su La Poesia e lo Spirito e Nazione Indiana.
Ho tradotto per Italosvevo Edizioni le ultime lettere di Robert Schumann, raccolte nel libro Lettere da Endenich, con la prefazione di Filippo Tuena.

Mi piace la poesia e la musica quando sono coraggiose e allo stesso modo amo le persone coraggiose, soprattutto le donne coraggiose che hanno fatto scelte controcorrente.
Come quello di partire da sole per un paese straniero oppure rimanere da sole o reinventarsi una vita a quarant’anni.
Amo scrivere, ma non di tutto e per qualunque cosa, solo di ciò che reputo necessario e credo che raccontare queste donne controcorrente sia necessario.

11 thoughts on “Chi siamo

  1. Come augurio per il nuovo Blog faccio mie le parole di Leymah Gbowee:
    “It’s time for women to stop being politely angry”
    Leymah Gbowee (Monrovia, 1º febbraio 1972) è una pacifista liberiana, organizzatrice di un movimento pacifista che condusse alla fine della guerra civile in Liberia nel 2003. Nel 2011, assieme a Ellen Johnson Sirleaf e Tawakkul Karman, è stata insignita del Premio Nobel per la pace.

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  2. Complimenti per l’idea di questo blog, mi piace molto !!
    Una brevissimo spunto: Io sono ingegnere meccanico e mi occupo spesso di cose tecniche. Dopo più di 15 anni di lavoro ancora molte persone quando devono discutere di questioni tecniche chiedono di parlare con “il tecnico”, dando per scontato che se stanno parlando con una donna lei di sicuro li potrà comprendere.

    … Non ci avevo mai pensato ma devo dire che mi piacerebbe fare la principessa di professione!!!

    Piace a 2 people

    • Questa sera abbiamo parlato anche di linguaggio. Lilly raccontava di come in Italia le sue compagne di università la prendessero in giro perché si faceva chiamare “architetta” invece di usare il maschile.
      Però, se continuiamo a chiamare certe professioni con nomi maschili l’interlocutore cercherà sempre “l’uomo”: l’architetto, l’ingegnere, il tecnico, persino il presidente e il ministro!
      Perché non cominciare a introdurre “ingegnera meccanica”?

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  3. Qui in Spagna si fa già da qualche anno, anche in ambito pubblico. E la cosa avrebbe senso se però poi i politici, per la par condicio e per evitare di essere additati come sessisti, non diventassero asfissianti con i loro discorsi sempre più pieni di “españoles y españolas, señoras y señores, jueces y juezas, ministros y ministras, todos y todas, ecc.” Va bene la parità, ma a volte anche un pizzico di buon senso non guasterebbe. Credo che oltre al linguaggio bisogna guardare ai fatti. Che senso ha duplicare la durata di un discorso istituzionale e renderlo stucchevole, se poi, per fare un esempio, una donna libero professionista non può decidere di avere dei figli senza compromettere la propria carriera, perché lo stato non la sostiene nella conciliazione del proprio lavoro con la maternità o se quando nasce un figlio non si contempla la possibiltà per l’uomo di ridurre il proprio orario di lavoro e non sempre e solo per la donna??

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  4. Vi invidio per il vostro coraggio .ammiro la vostra voglia di vivere e il vostro impegno , vorrei essere una di voi invece sono solo un semplice uomo in continua ricerca.so a malapena l’italiano , comunque sono felice che esistete.Dario

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