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Un anno in Colombia

Un anno fa mia figlia mi annunciò che dopo la maturità non avrebbe iniziato subito a studiare all’Università ma avrebbe fatto un freiwilliges Jahr, un anno di volontariato all’estero.

“Benissimo. Dove?” 

“In Colombia.”  Risponde lei.

“In Colombia!? Non hai trovato nessun altro posto? Ma è la patria del Narcotraffico!”

“Beh lo era! Cioè in parte lo è ancora ma le cose stanno cambiando.”

“E dove esattamente?”

“A Medellin, al Barrio San Javier più conosciuto come la Comuna 13.”

Per chi non lo sapesse Medellin è stata la città di Pablo Escobar, il capo dei capi del Narcotraffico. La Comuna 13 è stato uno dei quartieri la cui fama fino a pochi anni fa era legata ad eventi tragici. Un quartiere povero, senza prospettive di nessun tipo se non legate alla violenza.

Il 16 ottobre del 2002 le forze dell’ordine, per dare un segnale di forza in un quartiere che rimaneva la roccaforte dei gruppi armati della guerriglia e non dava segno di cedimento intervennero con violenza contro gli abitanti. Fu una strage. Fu colpito chiunque fosse per strada. Donne, uomini, vecchi e bambini. I corpi furono seppelliti in una fossa comune. La strage cambiò definitivamente il volto e la storia del quartiere.

Furono gli abitanti stessi che decisero di cambiare il destino del loro quartiere.

Il governo attuale, nonostante le critiche per corruzione sta investendo molto sulla cultura e sui programmi educativi. In pochi anni sono state realizzate biblioteche, centri sportivi, culturali, ospedali. La Comuna 13 ha oggi una delle biblioteche più belle di Medellin. Costruita in mezzo ad orti e giardini, coltivati dagli abitanti del quartiere è aperta a tutti.

Richard Sennet, sociologo americano, durante un’intervista per il settimanale tedesco Die Zeit a proposito di Medellin disse: il governo finanzia i progetti, ma il lavoro vero e proprio viene dal basso, dagli abitanti stessi che lo gestiscono e fanno in modo che funzioni. Ogni quartiere/barrios gestisce i suoi progetti diversamente.

L’architetta italiana Lina Bo Bardi, naturalizzata brasiliana, disse: la gente non insudicia e non distrugge tutto, non getta porcherie dappertutto, la gente rispetta quello che le appartiene. Questo rispettare le cose è ciò che sta succedendo a Medellin.

I bellissimi graffiti realizzati da diversi artisti colombiani e i mezzi di trasporto come le scale mobili e l’ovovia, realizzata da un’impresa italiana dell’Alto Adige, sono stati gli strumenti più efficaci per dare alla Comuna 13 uno dei volti più attraenti di Medellin.

A febbraio sono stata a trovare mia figlia in Colombia. Ho visitato la Comuna 13, ho conosciuto Cesar, l’ organizzatore e responsabile del progetto dove lei lavora, i bambini, gli adulti. Un’accoglienza stupenda. Ho vissuto anni fa a Cambridge in Massachussetts e dopo un anno continuavo a sentirmi un’estranea. Arrivo a Medellin e mi sento subito accolta come fossi una di loro. 

“Com’è la situazione della donna in Colombia?” Chiedo a mia figlia.

“Difficile. Anche se a Medellin si respira un’aria diversa rispetto al resto del paese, il machismo c’è e si sente un po’ ovunque.”

Durante la mia permanenza in Colombia ho cercato, osservato, contato le donne colombiane. Nei musei, nelle librerie, in televisione, per strada. Ne ho trovate persino sulle banconote. Quando sulle banconote di un paese si trova la figura di una donna è un buon segno. Fosse anche la banconota con il valore più basso.

Eccone alcune:

Beatriz Gonzalez (1938)

Artista, curatrice, critica d’ arte, scultrice bravissima. Scoperta al MAMM, il museo di arte moderna di Medellin appena inaugurato. È nata nel 1938 a Bucaramanga in Colombia. Alla fine degli anni ’50 si iscrive alla scuola di architettura che interrompe pochi anni dopo. Torna a Bucaramanga dove si laurea all’ Accademia delle Belle Arti nel 1962 (Università de Los Andes).È grazie a Marta Traba, scrittrice e critica d’arte, che trova ispirazione e incoraggiamento nel scegliere la carriera artistica. A causa del suo stile viene associata al movimento della Pop Art. Oggi è considerata una delle più grandi artiste dell’America latina.

Virginia Gutierrez de Pineda (1921-1999)

Antropologa colombiana. I suoi studi antropologici sulla struttura della famiglia nelle diverse aree geografiche del paese, sono ancora oggi considerati delle pietre miliari per il mondo della antropologia in  Colombia.

Nel 1962 termina gli studi presso l’Università Pedagogica Nazionale. È stata scelta nel 1967 come donna dell’anno. Nel 2015, in onore ai suoi meriti, il Banco de la Repubblica ha scelto la sua immagine per le monete da 10.000 Pesos

Maria Eugenia Rojas Correa (1932)

Politica colombiana. Figlia di Gustavo Rojas Pinilla ex Presidente della Colombia. Nel 1974 è stata la prima donna in America Latina a candidarsi alla presidenza. Dal 1962 al 1964 è stata membro della Camera dei Rappresentanti della Colombia e dal 1966 al 1974 è stata membro del Senato della Colombia.

Durante il governo ha lottato e ottenuto che i diritti delle donne fossero riconosciuti e difesi. Ha infine contribuito alla creazione del corpo di polizia femminile.

E poi c’ è il movimento universitario  #NoAlAcosoEnLaU che lotta per ottenere sicurezza per le studentesse nelle zone universitarie.

Per concludere.

Mia figlia sta benissimo, gira Medellin di notte da sola con la naturalezza di una del posto (e spero che lo faccia con molto buon senso!), balla la salsa in modo invidiabile e parla l’italiano con un fortissimo accento spagnolo. Ahimè!

 

 

 

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3 thoughts on “Un anno in Colombia

  1. Grazie! Sinceramente avrei preferito che lei scegliesse un altro paese. Magari più vicino all’ Europa e con meno conflitti sociali. Ma per mia figlia poteva e doveva essere assolutamente la Colombia.E devo ammettere che senza questa sua ostinazione probabilmente non mi sarebbe mai venuto in mente di fare un viaggio a Medellin. Un posto davvero incredibile.

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  2. Pingback: Buon ferragosto! | Le Donne Visibili

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