Donne in vista/Esperienze

Mai più artiste dimenticate – Un’intervista a Eliana Como di Monica Mazzitelli

Siamo onorate di ospitare un’intervista di Monica Mazzitelli a Eliana Como, sindacalista e appassionata d’arte.
Ci parlerà della sua fortunata iniziativa #chegenerediarte, per far riscoprire le artiste dimenticate o mai giustamente onorate della storia dell’arte.

Questo il link alla pagina FB di “Che genere di arte”

Qui sotto la trascrizione:

Eliana, amministratrice della pagina Facebook  #chegenerediarte, raccontaci qualcosa di te!

Faccio la sindacalista nella FIOM, che non c’entra nulla con l’arte, ma è sempre stata la mia passione. Ho studiato in realtà sociologia economica, ma a un certo punto della mia vita in un momento turbolento ho deciso di rimettermi a studiare come Ho sempre fatto sin da piccola, e mi sono messa a studiare arte, anche per staccare da quel periodo. L’ho fatto senza nessun fine particolare ma solo per me stessa. A un certo punto per caso parlando con alcune compagne femministe mi chiesero di parlare delle donne artiste che ci sono state in passato. Ho accolto la proposta con entusiasmo, pensando all’8 marzo, e mi misi a cercare letteratura su questo tema. Sapevo ovviamente dell’esistenza di donne artiste, ma non conoscevo bene i dettagli e scoprii che esisteva una letteratura praticamente sconosciuta, e ho scoperto che esisteva un mondo dell’altra metà dell’arte, completamente ignorata dal mondo della critica s’arte persino Berthe Morisot tra gli impressionisti, citata solo per il suo maestro Manet (che mando era un impressionista). Ho iniziato a scrivere qualche post su fb e alla fine su suggerimento di un’amica e nonostante i miei grandi tentennamenti, ho alla fine aperto una pagina dedicata a questo tema, #chegenerediarte, alla fine ho aperto la pagina e in due anni è esplosa e mi dà solo riscontri positivi, e per scriverne ho scoperto cose incredibili. La pagina ha compiuto da poco due anni e ha raggiunto il traguardo dei 5000 followers! La cosa bella è che questa pagina, nonostante sia in italiano, è arrivata in tutto il mondo, e ricevo tantissimi messaggi da tutto il pianeta. Per tante persone questa pagina è diventata un appuntamento più che giornaliero. 

E poi da qualche tempo non sei più sola vero?

No infatti! Da subito mi ha iniziata a seguire Rita Alù, poi è arrivata Antonella Giordano e infine Luisa Nattero. Alla fine le ho fatte diventare redattrici, quindi siamo in quattro! Ormai viaggiamo sui 3 o persino 4 post al giorno. Ognuna col suo stile e con i suoi gusti, ciascuna di noi ha il suo modo di raccontare delle sue donne, e anche quando scriviamo delle stesse artiste, lo facciamo sempre in modo diverso. La cosa incredibile è che non ci siamo mai incontrate ancora! La cosa bellissima sarebbe diventare cinque, anzi, faccio un appello!

La cosa incredibile è che sul manuale considerato “la bibbia” della storia dell’arte scritta da Gombrich, c’è menzionata solo UNA artista femmina, per il resto silenzio, ed è incredibile pensare alla quantità di artiste che voi riuscite a “pescare” e narrare ogni giorno! La cosa bella è non solo che la pagina renda giustizia alle artiste del passato, ma che sia anche piena di incredibili artiste contemporanee. Forse è anche per questo che la tua pagina continui sempre a cresce in modo organico. 

Ti chiedo un’altra cosa poi ti lascio andare: se vuoi fare qualche esempio di donne del passato che hanno scelto di essere artiste quasi per una forma di terapia psicologica, per mantenere il loro equilibrio interiore, ma che sono rimaste intrappolate in meccanismi patriarcali e sono state anche derubate delle loro creazioni. Vorrei chiederti se hai voglia di farci qualche esempio di questo.

Lasciami fare una battuta su Gombrich: in 600 pagine riesce solo a citare Käthe Kollwitz, espressionista tedesca, neanche quelle famose. Il problema non è solo quello che le artiste abbiano avuto problemi a riuscire ad affermarsi, ma che persino quelle che ce l’hanno fatta, sono state poi obliate e oscurate dai posteri. È pieno di artiste che sono state soffocate dai rispettivi maestri, amanti o dagli artisti ci cui erano modelle. Camille Claudel per esempio, scultrice nonostante le difficoltà di lavorare con abiti femminili (la polizia la sorvegliava per esser certa che non indossasse una pratica tuta). Il suo maestro Auguste Rodin, molto più anziano di lei, la ebbe prima come modella, poi come amante e apprendista, e anche se di certo l la influenzò, si può altrettanto dire che anche lei influenzò lui. Camille per la frustrazione dei mancati riconoscimenti e per l’abbandono da parte di Rodin, passò gli ultimi 25 anni della sua vita in un manicomio. 

Un’altra delle vicende struggenti è quella di Elizabeth Siddal, che tutti quanti noi conosciamo perché è la famosissima Ofelia ritratta da Millet, uno dei tre pittori della confraternita dei Pre-Raffaelliti (confraternita, appunto!) dalla quale erano escluse le artiste donne che invece avevano grande valore, come la Siddal lei stessa pittrice che visse del tutto soggiogata dal suo amante Dante Gabriele Rossetti, una storia struggente perché lei morì alla fine giovanissima proprio a causa del quadro di Millet: dalle complicazioni di salute dovute alla lunga posa nell’acqua dovette iniziare a prendere del laudano e alla fine sviluppò una dipendenza da questo farmaco e ne morì. 

Ce ne sono veramente tante di storie struggenti come questa, soprattutto di donne artiste prese in considerazione solo come modelle, ma poi ci sono i casi che dicevi tu, quelli delle appropriazioni indebite. Uno dei casi più eclatanti è quello di Hilma af Klint che inventa l’astrattismo ma Kandinskij è più bravo a metterci il suo nome sopra, e quindi è lui a essere considerato il padre dell’Astrattismo.

Sì, c’è anche da dire che Hilma af Klint venne anche persino scoraggiata a dipingere da parte di quello che considerava il suo maestro spirituale, Rudolf Steiner, che le disse che la sua pittura non aveva un posto nel mondo contemporaneo, e quindi lei smesse di dipingere per 4 anni, mentre nel frattempo lui inviava le foto dei suoi quadri a Kandinskij, che ne prese a piene mani. Poi a me è piaciuta tantissimo la storia che hai raccontato a proposito dell’opera di Klimt!

Una delle cose che ho scoperto in questo senso è un gruppo di artiste scozzesi che hanno scelto di denominarsi “Glasgow Girls” (già questo fa capire come ci fosse un’intenzione nel loro lavoro), sei sette donne straordinarie le quali interpretarono l’Art Nouveau in modo bellissimo. In particolare le due sorelle Margaret e Frances McDonald che ebbero entrambe la sfortuna di sposare due designer di quella stessa corrente artistica, i quali si impossessarono del loro talento spremendole fino all’osso, primeggiando nel loro settore e acquisendo una grande fama che anche a oggi permane dei libri di storia dedicati a quello stile, al contrario di loro che raramente vengono citate. E nonostante il lavoro delle sorelle McDonald fosse dedicato a quella magnifica opulenza di abiti che ha fatto la fortuna di Gustav Klimt, molto prima che lui se ne appropriasse, alla fine amiamo Klimt ma non sappiamo che è a loro che lui deve la sua maggiore fonte di ispirazione.

Vi invito a seguire questa pagina perché è piena di nuove storie, io non finisco mai di imparare, sia perché dedico molte ore di studio alla ricerca, sia perché imparo tantissimo dalle mie compagne di percorso.

Vorrei concludere parlando di una delle scoperte più emozionanti che ho fatto in questi ultimi due anni, la vita di Charlotte Salomon, artista ebrea morta in campo di concentramento, che è riuscita a raccontare la sua vita in un diario per immagini, una sorta di “Diario di Anna Frank” narrato attraverso illustrazioni, diario di cui però stranamente non parla nessuno.

A questo punto vorrei chiudere questa intervista facendoti un’esortazione a scrivere un nuovo volume di storia dell’arte, se vuoi con le tue collaboratrici, un volume dedicato all’arte al femminile. Tutte le volte che ho scoperto una nuova artista sulla pagina, ho trovato delle opere meravigliose che ho trovato molto ma molto più belle di quelle della controparte maschile e quindi ritengo che sia essenziale scrivere questo volume, non solo per un ovvio e giusto femminismo, ma proprio per un senso di giustizia. La bellezza dell’arte prodotta dalle donne è spesso superiore e quindi va conosciuta meglio, dobbiamo assolutamente riscrivere la storia!


Grazie di cuore a Eliana Como e Monica Mazzitelli.

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