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Nobel e legge sul consenso sessuale per celebrare #Lottomarzo!

nobel 2019

Foto di Frankie Fouganthin (Own work) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) ], via Wikimedia Commons

L’affaire dell’Accademia di Svezia è durato un’eternità, a partire dalle dimissioni della Segretaria Permanente Sara Danius la scorsa primavera, fino a questa settimana, in cui lei ha (sontuosamente) lasciato la sua poltrona numero 7 per sempre, ma togliendo anche potere decisionale al suo antagonista Horace Engdahl.

La faccenda è nata intorno a due aspetti omertosamente celati dalla Svenska Akademien per parecchio tempo. Il primo sono le accuse di stupro rivolte a Jean-Claude Arnault, un francese da anni risiedente in Svezia dove è ormai conosciuto sui media con l’appellativo di “kulturprofilen” ovvero “intellettuale”, ma anche con lo spiritoso dispregiativo “Klådan” [pron.Clodan”] – a causa dell’affinità di pronuncia con il suo nome “Claude” – che in svedese significa “prurito”, spesso riferito alle malattie di trasmissione sessuale.
Arnault è il marito di una degli (ex) accademici, la poetessa Katarina Frostenson (ormai uscita dalla Svenska Akademien).
L’altro espetto è quello relativo alle accuse riguardanti la stessa coppia franco-svedese in merito alla presunta vendita di informazioni sui vincitori del Nobel prima dell’annuncio ufficiale (per pilotare guadagni nel mondo delle scommesse), insieme all’accusa di finanziare un circolo culturale di loro proprietà.

Una storia triste a dire il vero quella della Frostenson, che per quanto criticabile pare plagiata da questo osceno satiro manipolatore che ha abusato di almeno 18 giovani donne. Solo grazie al movimento #metoo le donne abusate nello spazio di una ventina di anni hanno trovato il coraggio di andare a fondo con le loro denunce, creando un corposo faldone giuridico che ha finalmente seppellito anche in tribunale lo stupratore francese, condannato in primo grado.

Ma forse può essere utile fare un passo indietro e fornire un breve riassunto dei fatti: la Segretaria Permanente Sara Danius si dimette ad aprile 2018 dal suo incarico, per protesta rispetto alle non chiarite questioni di cui sopra, e viene sostenuta da una vigorosa manifestazione sulla piazza antistante l’Accademia. Altri membri si chiamano fuori per solidarietà e protesta, finché tutto non sia chiarito. Passano molti mesi prima che succeda qualcosa, il re Carlo Gustavo XVI, che presiede l’Accademia come prescritto dalla sua istituzione nel 1786, traccheggia nell’attesa che succeda qualcosa, nonostante si dica che “Klådan” abbia persino toccato la sua primogenita e futura regina, la principessa Viktoria. Alla fine è il Comitato per l’Assegnazione del Nobel a esercitare il suo potere sulla questione e decidere che il premio non verrà assegnato per il conferimento del 2018, e che verrà valutato se continuare a lasciare questo incarico alla Svenska Akademien anche per il futuro o affidarlo a qualche altra istituzione letteraria: una doccia gelata.
Poi silenzio, per mesi e mesi, fino alla prima condanna di Arnault, sempre difeso dal suo caro amico e membro dell’Accademia Horace Engdahl, che anche in passato ha preso posizioni che in Svezia non esitano a definire patriarcali. Acqua fresca rispetto a quanto ci si è abituati in Italia (soprattutto da parte dei vertici della politica italiana degli ultimi vent’anni), ma affermazioni che qui sono state molto stigmatizzate.

Alla fine tutto l’affaire, che era diventato un lungo braccio di ferro politico tra Danius e Engdahl, viene diplomaticamente risolto dal Comitato per il Nobel che, all’indomani del processo a Arnault, pone finalmente le sue condizioni per la prosecuzione del mandato all’Accademia di Svezia: il premio ritorna se Engdahl resta fuori dalla Commissione per l’assegnazione del Nobel. E alla fine è fuori anche Sara Danius, che lascia la poltrona con una corposa buona uscita.

Ma al di là della conclusione, come è accaduto tutto questo, in sintesi? L’ho chiesto qualche tempo fa a una delle più famose criminologhe di Svezia, Nina Rung, “Grazie a #metoo si è esaurita la pazienza per tollerare gli abusi sessuali maschili e si è sviluppata la determinazione necessaria per smetterla di mettere tutto a tacere”. Lena Rung è stata tra le femministe più attive per la promozione di una Legge sul consenso sessuale (“Samtyckslagen”), da poco entrata in vigore. La legge (purtroppo unica al mondo) sancisce che sia necessario manifestare consenso verbale o fisico perché un rapporto sessuale sia possa essere consumato, altrimenti si tratta di una violazione alla legge. Una norma utilissima per le situazioni più comuni di stupro che non sono certo gli assalti violenti per le strade buie, ma per tutte quelle situazioni in cui una persona non può per varie ragioni esprimere attivamente il suo dissenso, tra le quali in quei casi (purtroppo 7 su 10!) in cui avviene quella reazione cerebrale di “paura paralizzante” (in inglese “frozen fright” o “tonic immobility”) che porta le vittime a una temporanea paralisi di reazione, nonostante la volontà razionale di farlo. Il cervello spegne la mobilità corporea e si resta immobili, incapaci di movimento muscolare. È qualcosa che riguarda tutte le specie animali ed è una modalità che ha la sua ragione nell’istinto di sopravvivenza: stare fermi e buoni durante un’aggressione, lasciando fare all’assalitore, diminuisce il rischio di lesioni più gravi/morte.

E questa settimana c’è stata per la prima volta in Svezia l’attivazione di un procedimento penale nei confronti di un uomo che oltre ad avere pagato per un rapporto sessuale (la legge svedese prevede la condanna nei confronti dell’acquirente, mai della prostituta), lo ha fatto in circostanze per le quali gli era chiaro che la donna coinvolta fosse vittima di una tratta sessuale e quindi non consenziente. Per la legge del “Samtycke” all’uomo è stata quindi fatta una doppia imputazione di reato.

Ed è per questo che le due notizie di questi giorni − l’uscita di Engdahl dalla Commissione e il doppio reato sessuale − sono speculari una all’altra, e per entrambe possiamo brindare a un 8 Marzo pieno di speranza!nobel 2019

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