Donne in vista

Chemnitz dedica una piccola mostra ad una grande designer: Marianne Brandt

Il mio primo incontro con Marianne Brandt avvenne nel 1992 a Berlino durante una visita al Bauhaus Archiv, il museo del design che ospita la raccolta più importante dei prodotti usciti dal Bauhaus, la scuola di architettura, design e arti applicate fondata a Weimar nel 1919 da Walther Gropius.

Tra i 1000 oggetti di autori illustri esposti, c’era una piccola zuccheriera. La forma e il materiale con cui era fatta mi colpì al punto tale che il ricordo di essa mi rincorse per diversi giorni. Uno degli oggetti più particolari e più piccoli del museo non aveva un autore bensì un’autrice: Marianne Brandt.

All’Università di Architettura di Genova, la storia del Bauhaus si era studiata molto marginalmente e i pochi nomi rimasti tra i miei appunti erano W.Gropius, Mies van der Rohe, W.Kandinsky e pochi altri, nel gruppo non risultavano donne.

Qualche anno dopo partecipai ad una visita guidata al Bauhaus di Dessau, la sede della scuola dopo il trasferimento da Weimar. In quell’occasione venni a scoprire con grande stupore che quando ci fu l’apertura avvenuta nel 1925, la maggior parte delle persone che presentarono una richiesta d´iscrizione furono donne.

Walther Gropius, dopo aver dichiarato che l’iscrizione era indipendente dall’età e dal sesso, irritato dall’eccesso di presenze femminili reagì permettendo alle studentesse solo il 30% delle presenze.
Queste ultime, una volta iscritte potevano comunque seguire solo i corsi di progettazione di tessuti e di ceramica.

Marianne Brandt, proveniente da una famiglia borghese progressista di Chemnitz, dopo aver studiato pittura all’Accademia delle Belle Arti a Weimar e poi a Parigi, arrivò al Bauhaus di Dessau grazie a Lásló Mohology-Nagy, fotografo ungherese chiamato da Walther Gropius come direttore dei corsi del biennio, per far parte del laboratorio del metallo
Lei stessa ammise che nonostante i diversi anni dedicati alla pittura era il design ad interessarla maggiormente.

Per Lásló Mohlogy-Nagy è la sua studentessa più geniale, da lei sono stati prodotti il 90 % dei modelli usciti dai laboratori del metallo. Le prime difficoltà che ebbe il Bauhaus durante il Nazionalsocialismo, fino alla chiusura definitiva avvenuta nel 1935, segnarono per Marianne Brandt la fine del suo periodo più produttivo. In una lettera da Londra, Mohlogy-Nagy le consiglia di imparare l’inglese e abbandonare la Germania al più presto per trasferirsi in Inghilterra o negli Stati Uniti. Lei decide di rimanere.

Dopo anni senza un’occupazione fissa, insegnò per un breve periodo prima a Dresda e poi a Berlino-Weißensee.
Dal 1953 al 1954 si trasferì in Cina come organizzatrice e coordinatrice della mostra sulle Arti Applicate finanziata dalla Germania dell’est.
Dopo il suo rientro la sua città natale ha cambiato nome da Chemnitz a Karl-Marx Stadt.
Gli ultimi 30 anni passarono silenziosi fino alla sua morte avvenuta nel 1983, a 90 anni.

Uno dei concorsi di Design più importanti della Sassonia porta oggi il suo nome. Ciònonostante, rimane una figura minore e questo a torto.
Le poche cose esposte a Villa Esche a Chemnitz presso l’esposizione”Die Bauhauskünstlerin Marianne Brandt: Zweckmäßiges und Formschönes für den Alltag” mostrano solo una minima parte di ciò che progettò nei suoi anni al Bauhaus e più tardi a Gotha.
Fino ad oggi non esiste un libro degno della sua opera come designer.
M. Brandt fu sfortunata. L’arrivo del Nazionalsocialismo fece chiudere il Bauhaus, e la guerra le fece perdere i suoi contatti più preziosi; a ciò si aggiunge un carattere non facile, soggetto a depressione.
Una donna come lei avrebbe avuto bisogno di qualcuno che la sostenesse, la motivasse come fece il suo insegnante a Dessau.
Oggi i suoi oggetti valgono cifre ben superiori a quelli dei suoi colleghi più conosciuti come Wilhem Wagenfeld.

Mi auguro che le si dedichi un giorno una biografia degna del suo lavoro anche in italiano.

Per maggiori approfondimenti e per ora purtroppo solo in tedesco:

”Bauhaus-Frauen Meisterinnen in Kunst, Handwerk und Design” di Ulrike Müller, Edizioni Insel

http://www.villaesche.de/ausstellung1.html

Marianne Brandt Bauhaus

 

Marianne Brandt

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